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Cronaca

Carcere di Torino, allarme sicurezza: “Dall’esterno lanci di droga e cellulari”

Il sindacato Osapp denuncia intrusioni e carenza di personale: “Possibili anche armi”

Carcere di Torino, allarme sicurezza: “Dall’esterno lanci di droga e cellulari”

Carcere di Torino, allarme sicurezza: “Dall’esterno lanci di droga e cellulari” (foto di repertorio)

La situazione all’interno del carcere Lorusso e Cutugno di Torino torna al centro dell’attenzione, e questa volta con toni ancora più allarmati. A lanciare oggi l’ennesimo grido d’allarme è il sindacato di polizia penitenziaria Osapp, che parla apertamente di un’emergenza sicurezza aggravata da un fenomeno in crescita: i lanci dall’esterno di droga, telefoni cellulari e potenzialmente anche armi.

Secondo quanto denunciato, negli ultimi mesi – e con una particolare intensificazione negli ultimi giorni – si sarebbe registrato un aumento significativo di episodi legati all’introduzione illegale di materiali all’interno della struttura. Non solo sostanze stupefacenti e dispositivi elettronici, ma anche oggetti che potrebbero rappresentare un rischio concreto per l’incolumità di detenuti e personale.

A rendere il quadro ancora più preoccupante è un dettaglio emerso dalle segnalazioni raccolte: persone non identificate sarebbero riuscite ad arrampicarsi sulle inferriate dell’intercinta, accedendo allo spazio compreso tra il muro di cinta e la recinzione esterna, in prossimità dei Padiglioni B e C. Da queste posizioni – tra la quarta e la settima garitta – verrebbero effettuati i lanci verso l’interno del carcere.

Un’azione che, secondo il sindacato, sarebbe resa possibile anche dalla grave carenza di organico, che impedirebbe un presidio costante di alcune aree sensibili del perimetro. È proprio su questo punto che si concentra una delle principali criticità evidenziate: la mancanza di personale renderebbe più vulnerabile l’intera struttura, aprendo varchi di fatto sfruttati dall’esterno.

Le conseguenze, sottolinea l’Osapp, non sono solo organizzative, ma incidono direttamente sulla sicurezza interna. La diffusione di sostanze stupefacenti all’interno dell’istituto penitenziario contribuirebbe infatti a creare situazioni di forte tensione, con ricadute sull’ordine e sulla gestione quotidiana della popolazione detenuta. Un contesto che, nel lungo periodo, rischia di compromettere l’equilibrio già fragile del sistema carcerario.

Di fronte a questo scenario, il sindacato guidato dal segretario generale Leo Beneduci chiede interventi immediati. In primo luogo, viene sollecitato il Prefetto di Torino affinché disponga un rafforzamento dei controlli lungo il perimetro esterno della struttura, ipotizzando anche il coinvolgimento dell’Esercito come misura straordinaria.

Parallelamente, l’Osapp si rivolge al sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari e al capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Stefano Carmine De Michele, chiedendo l’invio urgente di almeno 50 unità aggiuntive di polizia penitenziaria, con particolare riferimento ai ruoli operativi di agenti e sovrintendenti.

Il tono delle dichiarazioni finali è netto e lascia poco spazio a interpretazioni: “Da troppo tempo denunciamo una situazione del tutto fuori controllo per il carcere di Torino”, afferma Beneduci, sottolineando come, a suo dire, le criticità segnalate non abbiano finora trovato risposte adeguate né sul piano politico né su quello amministrativo. E conclude con parole che fotografano il livello di tensione: “La prossima volta non vorremmo dover passare dagli appelli per il ripristino dell’ordine e della sicurezza interni al carcere, ai necrologi”.

Un richiamo forte, che riporta al centro un tema ricorrente ma ancora irrisolto: quello delle condizioni di sicurezza nelle carceri italiane e, in particolare, nel principale istituto penitenziario torinese.

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