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10 Aprile 2026 - 12:46
Truffa Tari via sms: allarme a Torino, “non chiamate quei numeri”
Arriva con poche righe, un tono formale e un invito urgente. Sembra un messaggio ufficiale, di quelli da non ignorare. In realtà è una trappola. A Torino scatta l’allarme per una nuova ondata di sms truffa legati alla Tari, la tassa sui rifiuti, che stanno raggiungendo i cellulari di numerosi cittadini. E il fenomeno non si limita al capoluogo: segnalazioni arrivano anche dal Canavese, dove alcuni Comuni invitano alla massima prudenza.
Il meccanismo è semplice quanto efficace. Il messaggio segnala una presunta irregolarità nel pagamento e invita a contattare un numero telefonico per risolvere la situazione. Una formula studiata per generare preoccupazione e spingere chi lo riceve ad agire rapidamente, senza verifiche. Ma dietro quell’apparente comunicazione istituzionale si nasconde un tentativo di phishing, con conseguenze potenzialmente pesanti.
A lanciare l’allerta è il Comune di Torino, che ha deciso di intervenire pubblicamente per evitare che altri cittadini cadano nella rete. Il punto centrale è uno: quei messaggi non provengono da canali ufficiali. Né il Comune né Soris, la società incaricata della riscossione, utilizzano sms di quel tipo per comunicare con i contribuenti.
Il rischio principale riguarda i numeri indicati nel testo. Si tratta di utenze che iniziano con il prefisso 893, riconducibili a servizi a pagamento con costi molto elevati. Chiamarli significa esporsi a un addebito immediato, spesso senza rendersene conto. In pochi minuti, il credito telefonico può essere prosciugato.
Ma non è tutto. Oltre alla perdita economica, c’è un secondo livello di pericolo, ancora più insidioso: quello legato ai dati personali. In alcuni casi, infatti, la truffa può evolversi in una richiesta di informazioni sensibili, come dati bancari o credenziali. Informazioni che, una volta fornite, possono essere utilizzate per ulteriori frodi.
Il successo di questi raggiri si basa su un elemento preciso: la credibilità. Il riferimento alla Tari, una tassa che riguarda tutti i cittadini, rende il messaggio plausibile. L’idea di una “irregolarità” attiva un meccanismo psicologico immediato, spingendo a reagire per evitare conseguenze.
È proprio su questa leva emotiva che fanno leva i truffatori. L’urgenza, reale o presunta, riduce il tempo di riflessione e aumenta la probabilità di errore. Un fenomeno che negli ultimi anni si è diffuso in modo significativo, sfruttando la diffusione capillare degli smartphone.
L’allarme, però, non resta confinato alla città. Anche dal territorio arrivano segnali di attenzione. Il Comune di San Giusto Canavese ha invitato i cittadini a prestare particolare cautela: «Raccomandiamo massima attenzione nel caso in cui riceviate messaggi simili a quello riportato nel post. Nel dubbio contattare il Comune di San Giusto Canavese». Un richiamo diretto, che conferma come il fenomeno sia diffuso e richieda una risposta coordinata.
Il messaggio è chiaro: non fidarsi delle comunicazioni non verificate. E soprattutto non agire d’impulso. Perché è proprio nella fretta che si nasconde il rischio maggiore.
Il Comune di Torino invita quindi a seguire alcune regole fondamentali. La prima è la più semplice: non chiamare mai numeri sospetti indicati in messaggi non verificati. La seconda riguarda la gestione delle informazioni: non rispondere, non cliccare su eventuali link, non fornire dati personali.
Un altro passaggio importante è la verifica. In caso di dubbi sulla propria posizione fiscale, è sempre possibile consultare i canali ufficiali, come il sito di Soris o gli sportelli dedicati. Strumenti sicuri, che permettono di evitare errori e di avere informazioni corrette.
Il fenomeno è stato segnalato alla polizia postale, che si occupa di monitorare e contrastare questo tipo di reati. Ma la prevenzione resta l’arma più efficace. Perché, una volta che la truffa è andata a segno, recuperare il denaro o i dati sottratti può essere complesso.

Non è la prima volta che i cittadini si trovano di fronte a tentativi di questo tipo. Negli ultimi anni, le truffe digitali hanno assunto forme sempre più sofisticate, adattandosi ai contesti e sfruttando temi di attualità o servizi pubblici.
La Tari, in questo caso, rappresenta solo l’ultimo esempio. Ma lo schema è lo stesso: creare un’apparenza di ufficialità, generare urgenza, indurre all’azione. Un modello che funziona proprio perché si inserisce nella quotidianità delle persone.
Per questo motivo, l’informazione diventa fondamentale. Sapere come funzionano queste truffe significa poterle riconoscere e neutralizzare. Un piccolo gesto, come ignorare un messaggio sospetto, può evitare conseguenze ben più gravi.
Il consiglio resta quello di mantenere sempre un atteggiamento prudente. Diffidare dei messaggi non richiesti, verificare le fonti, prendersi il tempo per controllare. In un contesto in cui le comunicazioni digitali sono sempre più frequenti, la capacità di distinguere tra vero e falso diventa una competenza essenziale.
Torino e il Canavese si trovano così a fronteggiare un fenomeno che unisce tecnologia e inganno. E che dimostra, ancora una volta, come la sicurezza non passi solo attraverso controlli e indagini, ma anche attraverso la consapevolezza dei cittadini.
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