AGGIORNAMENTI
Cerca
Cronaca
01 Aprile 2026 - 22:35
Tutto comincia con un dubbio. Di quelli che, in apparenza, sembrano piccoli. Quasi insignificanti. Una multa per passaggio con il rosso, notificata a una anziana signora di Chieri. La sanzione arriva, lei paga. Fa quello che fanno tutti: chiude la pratica, archivia, va avanti. Ma poi qualcosa non torna. Un dettaglio minuscolo, eppure decisivo: lei a Nole non è mai stata.
È da lì che si apre una crepa. E dentro quella crepa entra un’intera indagine.
La donna si presenta al Comando di Polizia Locale, espone il caso, racconta la sua versione. Non è un tentativo di sottrarsi alla sanzione: è qualcosa di diverso, più semplice e più profondo insieme. È la certezza di non aver commesso quell’infrazione. Gli agenti ascoltano, verificano, controllano le immagini. E quello che trovano non è un errore burocratico. È qualcosa di più inquietante.
L’auto immortalata dalle telecamere del semaforo di Nole non è la sua. Eppure la targa coincide perfettamente.
È il primo indizio. E basta a cambiare tutto.
Sotto il coordinamento del Comandante Marco Ortalda, gli agenti decidono di andare fino in fondo. Non si tratta più di una multa contestata, ma della possibilità concreta di trovarsi davanti a un caso di clonazione di targa, un reato subdolo, difficile da intercettare, che consente a chi lo commette di circolare nell’ombra utilizzando l’identità di un altro veicolo.
I riscontri non tardano ad arrivare. Anzi, si moltiplicano. La stessa signora viene contattata dalla Polizia Locale di Torino: qualcuno ha consegnato una targa identica alla sua. Ma le sue targhe originali sono ancora al loro posto, perfettamente montate sull’auto.
A quel punto non ci sono più dubbi. Qualcuno sta usando la sua identità per circolare.
Scatta così un’indagine che si allarga rapidamente oltre i confini di un singolo comando. Vengono coinvolte altre Polizie Locali del territorio, si incrociano dati, si analizzano i passaggi ai varchi elettronici. E poco alla volta emerge una mappa. Una traiettoria precisa.
Un’auto — stessa marca, stesso modello, stesso colore — si muove tra i comuni della zona. Passa, ricompare, sparisce, poi torna. Sempre con quella targa. Sempre indisturbata.
È qui che entra in gioco la collaborazione tra comandi, decisiva per ricostruire il puzzle. «Grazie in particolare ai colleghi di Balangero e di Lanzo Torinese — sottolinea il comandante Ortalda — siamo riusciti a tracciare i percorsi della macchina e a organizzare un servizio mirato per intercettarla» .

Il comandante Marco Ortalda
E alla fine, la macchina viene trovata.
L’auto entra nel territorio di Nole. Gli agenti la agganciano. La seguono. Poi la fermano.
Dentro c’è un uomo: D.C., 49 anni, residente a Lanzo Torinese.
Quello che emerge è già, di per sé, sufficiente a configurare una lunga serie di reati. L’uomo guida senza patente, revocata dal 2018. L’auto è priva di assicurazione. E soprattutto, monta targhe false.
Ma non è finita.
Gli agenti rimuovono le targhe contraffatte, verificano il numero di telaio, risalgono al vero proprietario del veicolo e alla targa originale. A quel punto la vicenda potrebbe già chiudersi così: un caso di clonazione scoperto, un conducente fermato, una denuncia.
Invece, si apre un altro capitolo.
Sentito il magistrato di turno della Procura di Ivrea, e con il supporto dei Carabinieri della stazione di Mathi, le pattuglie si dirigono verso l’abitazione dell’uomo. Parte una perquisizione.
Ed è lì che l’indagine cambia scala.
All’interno dell’abitazione viene scoperto un ingente quantitativo di piante di marijuana, coltivate in serre attrezzate con lampade a infrarossi. Una coltivazione strutturata, organizzata, tutt’altro che improvvisata.
Quella che era partita come una semplice multa si trasforma in un’operazione che porta al sequestro non solo del veicolo e delle targhe false, ma anche di una vera e propria piantagione domestica di stupefacenti.
I responsabili vengono denunciati per guida senza patente e coltivazione di sostanze stupefacenti.
E tutto, incredibilmente, parte da lì. Da un dettaglio che non torna. Da una signora che decide di non lasciar perdere.
Perché è questo, forse, l’elemento più sorprendente di tutta la vicenda: la catena degli eventi non nasce da un controllo casuale, né da un’indagine strutturata su un sospetto già esistente. Nasce da un’anomalia, da una discrepanza, da un atto di attenzione.
Una multa pagata. Poi riletta. Poi messa in discussione.
E da quella crepa, come spesso accade, emerge molto di più di quanto si immaginasse.
Edicola digitale
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.