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Cronaca
24 Marzo 2026 - 23:02
In foto Giovanni Zippo
Ci furono due ore di blackout nelle comunicazioni fra Giovanni Zippo e la la società di vigilanza per cui lavorava, la Sicuritalia, nelle prime ore del mattino del 30 giugno, quando l'uomo appiccò l'incendio nel condominio di via Nizza 389, a Torino, che provocò una vittima e sette feriti. L'argomento è stato nuovamente toccato oggi in Corte d'assise alla ripresa del processo in cui Zippo deve rispondere di omicidio (con dolo eventuale) e crollo di costruzione.
L'imputato, quella notte, era di pattuglia e doveva occuparsi della copertura di un'area compresa fra Grugliasco e alcune strade del comprensorio di Torino Ovest. Secondo quanto è stato ricostruito, fra le 2:10 e le 4:08 la vettura rimase ferma in via Guido Reni, fuori dalla zona di ronda. Nel frattempo, Zippo avrebbe raggiunto via Nizza con la propria automobile e appiccato l'incendio - come lui stesso ha ammesso - per fare uno sgarbo a una donna (in quel momento in vacanza) che lo aveva vessato con continue richieste di denaro.
L'avvocato Vittorio Nizza, parte civile per i familiari di Jacopo Peretti, la vittima, originaria di Mazzè, ha sottolineato che Sicuritalia, nonostante l'interruzione nelle comunicazioni, non è intervenuta. Oggi in aula i testimoni hanno detto che il Gps era stato spento deliberatamente.
La centrale di controllo aveva registrato lo stato di "fermata anomala" (o di "eccesso di sosta") ma, in aula, è stato spiegato che simili segnalazioni sui movimenti delle centinaia di vetture in servizio non possono essere vagliate tutte in tempo reale. L'avvocato Nizza, alla scorsa udienza, aveva chiesto che Sicuritalia entrasse nel processo come responsabile civile ma la Corte aveva respinto l'istanza.
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La vittima dell'esplosione, Jacopo Peretti, di Mazzè
Nel corso della stessa udienza sono emerse anche testimonianze dirette sui momenti successivi all’esplosione.
"Mi sembrava di essere in un film dell'orrore".
Un collega e amico di lunga data di Giovanni Zippo ha ripercorso oggi in Corte d'assise a Torino i momenti successivi alla notte del 30 giugno scorso.
"Quella notte - ha raccontato il testimone - eravamo entrambi di servizio (come guardie giurate per Sicuritalia - ndr) in due zone diverse. Alle sette del mattino, rientrando a casa, la mia compagna mi disse che Giovanni l'aveva chiamata spiegando di essersi fatto male cadendo dalle scale. Ma verso mezzogiorno la sorella mi mandò delle sue foto: Giovanni aveva bruciature su tutto il corpo. Mi chiese cosa era successo, ma non lo sapevo. Poi alcuni colleghi mi inoltrarono dei link con le notizie sull'esplosione in via Nizza: riconobbi il nome della donna che abitava nel palazzo e feci due più due. Ma non ci potevo credere. Giovanni è sempre stato un ragazzo d'oro".
Il testimone ha ancora raccontato di essere stato al corrente dell'evoluzione del rapporto tra l'amico e la donna: "Giovanni era soggiogato completamente e non capiva quello che lei gli stava facendo. Però stava male. Si sentiva umiliato. Gli dicevo di interrompere la relazione, lui ci provava ma lei lo incalzava, andava a trovarlo e gli chiedeva soldi, soldi, tantissimi soldi".
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Quel che restava della palazzina
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