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Cronaca
24 Marzo 2026 - 16:24
Turista morta sulla teleferica, il 9 aprile il processo abbreviato per due imputati
Sarà il 9 aprile la data chiave per uno dei casi più drammatici dell’estate 2024 nel Verbano-Cusio-Ossola. In tribunale a Verbania si terrà infatti la discussione del rito abbreviato per due dei tre imputati coinvolti nella morte di Margherita Lega, la turista trentina precipitata nel vuoto il 4 luglio 2024 mentre si trovava in un ecovillaggio in valle Anzasca.
La donna era arrivata all’alpe Drocala, nel territorio di Calasca-Castiglione, per trascorrere alcuni giorni di vacanza insieme al marito e ai due figli piccoli, di nove e cinque anni. Una permanenza all’insegna della natura che si è trasformata in tragedia nel momento in cui stava caricando i bagagli su una teleferica – un “palorcio” – utilizzata per il trasporto di materiali e attrezzature.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, proprio durante quella fase la donna è precipitata nel vuoto, perdendo la vita. Da lì è partita un’indagine complessa per chiarire la natura dell’impianto, il suo utilizzo e le eventuali responsabilità.
A scegliere il rito abbreviato sono stati Damiano Brega, titolare dell’autorizzazione a costruire l’impianto a fune, e Franco Baldacci, la persona che materialmente azionava la teleferica nel momento dell’incidente. Una scelta che consentirà al giudice di decidere sulla base degli atti raccolti durante le indagini, senza passare dal dibattimento ordinario.

Il luogo dell'incidente
Diversa la posizione del terzo imputato, Marco Bertaglia, presidente dell’associazione Comunità Rigenerative che gestisce l’ecovillaggio dove la famiglia soggiornava: per lui è stata avanzata richiesta di patteggiamento a un anno e quattro mesi.
Al centro del procedimento c’è soprattutto la natura dell’impianto. La procura lo definisce un “palorcio”, ovvero una teleferica destinata principalmente al trasporto di legname, ma che – secondo l’accusa – sarebbe stata utilizzata anche per il trasporto di bagagli degli ospiti della struttura. Un uso che apre interrogativi sulla sicurezza e sul rispetto delle normative vigenti.
Nell’udienza più recente sono stati sentiti i consulenti tecnici delle parti: l’ingegnere Degioanni, incaricato dalla difesa di Brega, e il professor Pennacchi, tecnico nominato dalla procura. Il confronto si è concentrato proprio sugli aspetti strutturali e normativi dell’impianto, cercando di stabilire se fosse idoneo all’utilizzo che ne veniva fatto.
Il processo dovrà chiarire se quella teleferica fosse sicura, se il suo utilizzo fosse conforme alle autorizzazioni e, soprattutto, se la morte di Margherita Lega potesse essere evitata.
Resta intanto il peso di una tragedia familiare: una donna morta davanti alla sua famiglia, durante una vacanza che avrebbe dovuto essere un momento di serenità. E una vicenda che ora passa attraverso le aule di giustizia, alla ricerca di verità e responsabilità.
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