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Cronaca
24 Marzo 2026 - 10:19
Scempio nel parco: 4mila tonnellate di legname rubato e ettari di bosco rasi al suolo
Un bosco protetto trasformato in cantiere abusivo, alberi abbattuti ben oltre i limiti autorizzati, migliaia di tonnellate di legname finite sul mercato come se nulla fosse. È il quadro che emerge da una complessa indagine condotta dal NIPAAF dei Carabinieri Forestali di Torino, coordinata dalla Procura, che ha portato alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di quattro persone.
Tra gli indagati figurano il legale rappresentante di una ditta boschiva, due operai impegnati nei lavori e un dipendente pubblico, il cui ruolo è ora al centro degli accertamenti.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’intervento, formalmente autorizzato come operazione di sostituzione di specie in un’area tutelata a livello europeo, si sarebbe trasformato in un vero e proprio disboscamento fuori controllo. Il tutto all’interno di un Sito di Importanza Comunitaria alle porte di Torino, dove la normativa ambientale impone vincoli stringenti.
I numeri dell’inchiesta restituiscono la portata dell’intervento: una superficie devastata pari a circa 37 campi da calcio. A fronte di un’autorizzazione per il taglio di poco più di 26 ettari, la ditta avrebbe esteso i lavori a ulteriori 7,5 ettari non assegnati, abbattendo alberi senza alcun titolo.
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Da queste aree, secondo le stime degli inquirenti, sarebbero state sottratte oltre 4.000 tonnellate di legname, con un profitto illecito superiore ai 350 mila euro. Una parte consistente del materiale sarebbe stata lavorata direttamente sul posto, trasformata in cippato e successivamente immessa sul mercato, in particolare verso impianti a biomassa.
A rendere ancora più grave la vicenda, il sistema utilizzato per “ripulire” la provenienza del legname. Gli investigatori parlano di documentazione falsificata e di operazioni contabili costruite ad hoc per far apparire regolare un’attività che, in realtà, avrebbe violato più norme ambientali e penali.
Le indagini si sono basate su un lavoro articolato: sopralluoghi sul campo, acquisizioni testimoniali, analisi documentali e finanziarie, oltre all’impiego di tecnologie avanzate di rilevamento aereo, che hanno permesso di mappare con precisione le aree disboscate e quantificare l’entità dei danni.
Non solo. L’appalto stesso è finito sotto la lente. I lavori erano stati affidati tramite bando pubblico, vinto dalla ditta indagata con un rialzo della base d’asta superiore al 70%, elemento che ha contribuito ad accendere i sospetti degli inquirenti.
Secondo l’accusa, per consentire all’impresa di operare senza ostacoli, sarebbero state messe in atto condotte reiterate di falsità ideologica. In particolare, sarebbero state presentate alle autorità competenti informazioni progettuali non veritiere, tali da evitare le necessarie procedure di valutazione ambientale.
Successivamente, sempre secondo quanto emerge dall’indagine, sarebbero state prodotte attestazioni false per certificare la regolare esecuzione dei lavori, nonostante gli sconfinamenti evidenti. Un passaggio cruciale, questo, che avrebbe permesso di sbloccare la polizza fideiussoria e chiudere formalmente l’appalto senza ulteriori verifiche.
Tra le contestazioni mosse agli indagati figurano furto pluriaggravato, deturpamento di bellezze naturali sottoposte a vincolo paesaggistico e immissione in commercio di legname di provenienza illegale. Il legale rappresentante della ditta è inoltre accusato di aver indicato un responsabile di cantiere mai presente, una figura di fatto “fantasma” utilizzata per coprire le attività.
La presenza di un dipendente pubblico tra gli indagati apre inoltre interrogativi sul sistema dei controlli e sulla possibile esistenza di complicità interne, un aspetto che sarà approfondito nelle prossime fasi del procedimento.
Il caso riporta al centro dell’attenzione il tema della tutela ambientale, in particolare nelle aree protette, dove gli interventi devono rispettare criteri rigorosi. Episodi come questo evidenziano come il settore del legname, soprattutto quello destinato alla filiera energetica, possa diventare terreno fertile per attività illecite se non adeguatamente monitorato.
Va precisato che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, come previsto dalla legge, per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Resta però, sul terreno, il segno evidente di un intervento che avrebbe alterato in modo significativo un’area naturale protetta. Un danno che va oltre il valore economico e che tocca un patrimonio ambientale difficilmente recuperabile nel breve periodo.
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