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Cronaca
22 Marzo 2026 - 09:10
Torino, carte carburante clonate per fare il pieno: arrestati due uomini, tre denunciati
Un viavai sospetto durato oltre mezz’ora, taniche riempite una dopo l’altra e auto rifornite senza sosta. È bastato questo movimento anomalo per far scattare l’intervento dei Carabinieri nella serata di sabato scorso in un distributore di carburante lungo corso Vercelli, nella zona nord di Torino. Quello che inizialmente poteva sembrare un semplice rifornimento si è rivelato invece un sistema organizzato di utilizzo illecito di carte carburante clonate, portando all’arresto di due persone e alla denuncia di altre tre.
Secondo quanto ricostruito dai militari del Comando Provinciale di Torino, il gruppo – composto da almeno cinque individui – stava operando in maniera coordinata. Due uomini si occupavano materialmente delle transazioni fraudolente, utilizzando tessere clonate per effettuare i pagamenti, mentre gli altri tre, tra cui una donna, acquistavano e ritiravano il carburante, verosimilmente consapevoli della provenienza illecita. Il tutto avveniva con modalità ripetute e sistematiche, tanto da attirare l’attenzione delle forze dell’ordine.
All’arrivo dei Carabinieri, la scena ha confermato i sospetti: i due uomini sono stati sorpresi mentre stavano effettuando operazioni di pagamento con le schede contraffatte. Per loro sono scattate le manette con l’accusa, in concorso, di “utilizzo indebito e falsificazione di strumenti di pagamento”. I tre complici sono invece stati denunciati a piede libero per ricettazione.
Gli arrestati, entrambi originari dell’Est Europa e già noti alle forze dell’ordine, sono stati trasferiti inizialmente presso la casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino. Nei giorni successivi, il giudice per le indagini preliminari ha convalidato l’arresto, disponendo però per entrambi una misura meno afflittiva: l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.
L’operazione è stata condotta dai Carabinieri della Sezione Operativa di Susa, con il supporto di altri militari della Compagnia, a conferma di un’azione coordinata sul territorio. Durante il controllo, i militari hanno sequestrato complessivamente 160 litri di carburante, già stoccati in taniche, sei schede carburante clonate e 340 euro in contanti, ritenuti presumibile provento dell’attività illecita.
Un episodio che riporta l’attenzione su un fenomeno in crescita: quello delle frodi legate ai sistemi di pagamento per il carburante. Le carte carburante, utilizzate da aziende e professionisti per la gestione delle spese di rifornimento, rappresentano infatti un obiettivo appetibile per le organizzazioni criminali, che attraverso la clonazione riescono a effettuare acquisti illeciti difficili da tracciare nell’immediato. In molti casi, le tessere vengono copiate attraverso sistemi elettronici o sottratte temporaneamente per duplicarne i dati, per poi essere utilizzate in distributori automatici, spesso nelle ore serali o notturne, quando i controlli sono meno frequenti.
Nel caso di corso Vercelli, la dinamica lascia ipotizzare un’attività organizzata e non occasionale. Il fatto che il gruppo operasse con più persone, ciascuna con un ruolo specifico, e che il rifornimento sia proseguito per oltre trenta minuti, suggerisce una pianificazione precisa. Non è escluso che gli stessi soggetti possano aver agito anche in altri distributori del territorio, motivo per cui le indagini proseguono per verificare eventuali collegamenti con episodi analoghi.
L’intervento tempestivo dei Carabinieri ha consentito di interrompere l’attività illecita e di recuperare una parte del carburante già sottratto. Tuttavia, resta aperta la questione della sicurezza dei sistemi di pagamento elettronici e della necessità di rafforzare i controlli, soprattutto nei punti vendita automatici.
Le forze dell’ordine invitano inoltre i titolari di carte carburante a monitorare con attenzione i movimenti e a segnalare tempestivamente eventuali anomalie, come addebiti non riconosciuti o rifornimenti sospetti. Allo stesso tempo, i gestori degli impianti sono chiamati a mantenere alta la vigilanza, anche attraverso sistemi di videosorveglianza e segnalazioni rapide alle autorità in caso di comportamenti anomali.
L’episodio di Torino si inserisce in un quadro più ampio di reati legati alla clonazione di strumenti di pagamento, un fenomeno che continua a evolversi seguendo lo sviluppo delle tecnologie. Se da un lato i sistemi digitali rendono più semplici e veloci le transazioni, dall’altro aprono nuove opportunità per attività illecite sempre più sofisticate.
Al momento, i provvedimenti nei confronti delle persone coinvolte sono stati emessi nella fase delle indagini preliminari. Come previsto dalla legge, per tutti gli indagati vale il principio della presunzione di non colpevolezzafino a eventuale condanna definitiva.
Resta però il dato concreto di un’operazione che ha smantellato, almeno in parte, un sistema fraudolento ben organizzato, restituendo attenzione a un fenomeno spesso sottovalutato ma in grado di generare danni economici rilevanti.
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