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Cronaca
02 Marzo 2026 - 11:18
Funerali sospesi, l’ombra dell’amianto sulla morte di un pensionato di Caluso
Il feretro pronto, la chiesa preparata, la comunità raccolta nel silenzio del lutto. Poi lo stop. I funerali vengono sospesi, la salma resta a disposizione dell’autorità giudiziaria. A Caluso la morte di Pier Luigi Piacentino, 80 anni, apre uno squarcio che va oltre il dolore privato e riporta al centro una ferita mai rimarginata: l’amianto.
L’uomo è morto nella notte tra martedì e mercoledì nella sua casa di via Comotto, stroncato da una crisi respiratoria improvvisa. Una malattia comparsa negli ultimi mesi, forse silenziosa da anni. La guardia medica è arrivata rapidamente, ma non c’è stato nulla da fare. A sollevare il dubbio è stato il medico legale dell’Asl To4 dopo aver esaminato la documentazione clinica. La Tac eseguita all’ospedale di Cuorgnè, dove Piacentino era stato ricoverato il mese scorso, aveva evidenziato un sospetto mesotelioma. Una patologia strettamente collegata all’esposizione all’amianto.
Per questo la Procura di Ivrea ha bloccato il nulla osta per il funerale, già fissato per venerdì pomeriggio nella parrocchiale di Caluso, e disposto l’autopsia. Se il mesotelioma venisse confermato, si aprirebbe il capitolo della possibile malattia professionale, con tutte le implicazioni giudiziarie del caso.
Il nome di Piacentino si inserisce in un elenco che nel Canavese continua ad allungarsi. I casi legati all’ex stabilimento Honeywell-Bull di via Martiri, a Caluso, si sommano a quelli dell’area olivettiana di Ivrea. Territori industriali che hanno garantito lavoro e sviluppo, ma che negli anni hanno lasciato in eredità anche una scia di patologie legate all’amianto. Il mesotelioma, in particolare, è una malattia subdola: può manifestarsi dopo decenni dall’esposizione, con una latenza che arriva anche a 20 o 40 anni.

Pier Luigi Piacentino, 80 anni
Piacentino aveva iniziato a lavorare da giovane come operaio attrezzista nell’officina della Honeywell-Bull, fabbrica simbolo di un’epoca in cui lo stabilimento dava lavoro a un migliaio di addetti. Con il tempo era passato agli uffici, costruendosi una carriera stabile fino alla pensione. Come molti, aveva trascorso in quelle mura gran parte della vita adulta, negli anni in cui l’uso dell’amianto era diffuso e considerato normale nei processi produttivi.
Fino a due anni fa godeva di buona salute. Poi la stanchezza, la debolezza, le prime difficoltà respiratorie. Il ricovero a Ivrea, il trasferimento a Cuorgnè, gli esami approfonditi. L’ipotesi del mesotelioma era emersa con chiarezza nelle ultime settimane. Una diagnosi che ha precipitato la famiglia in un incubo.
La moglie Amalia e il figlio Danilo si sono trovati a fare i conti con un declino rapido e con una morte improvvisa. La vedova, che negli stessi anni aveva lavorato nello stesso stabilimento dal 1968 ai primi anni Novanta, convive da tempo con un fibroma polmonare. Anche per lei, anni fa, una prognosi severa poi smentita dai progressi della medicina. Oggi resta l’interrogativo più duro: se la malattia del marito sia legata a quei decenni trascorsi in fabbrica.
La sospensione del funerale prolunga l’attesa e amplifica il dolore. La salma è ancora a disposizione degli inquirenti, in attesa dell’esame autoptico che dovrà chiarire la causa esatta del decesso. Solo dopo si potrà fissare una nuova data per l’ultimo saluto. Piacentino sarà sepolto nella frazione Boschetto di Chivasso, dove era nato.
Intanto la comunità di Caluso si stringe attorno alla famiglia e ricorda un uomo impegnato anche dopo la pensione. Aveva continuato a lavorare come amministratore di condominio, risolvendo questioni delicate con pazienza e competenza. Soprattutto aveva scelto di dedicare tempo al servizio di nonno vigile davanti alle scuole, un ruolo svolto con discrezione e senso di responsabilità fino a quando la salute glielo aveva consentito.
La sua morte riaccende l’attenzione su un territorio che ha già conosciuto inchieste e processi per esposizione all’amianto. Nel 2016 erano emersi nuovi casi legati all’Olivetti, con indagini riaperte e approfondimenti bis. L’area di Caluso era finita sotto osservazione proprio per analoghe segnalazioni tra ex lavoratori e residenti.
Se l’autopsia confermerà il mesotelioma, si riaprirà un fronte che intreccia giustizia e memoria. Perché dietro ogni cartella clinica c’è una storia personale, una famiglia, un pezzo di comunità. E ogni sospetto di malattia professionale riporta alla domanda più scomoda: se si sarebbe potuto evitare.
Per ora resta un feretro fermo e una comunità in attesa. Non solo di celebrare un funerale, ma di conoscere la verità su una morte che potrebbe non essere stata soltanto il frutto del destino.
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