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Cronaca

Crans-Montana, la battaglia non è finita: ustioni gravissime e feriti ancora in pericolo

Al Niguarda 11 pazienti sedati, molti adolescenti con danni estesi

Crans-Montana, la battaglia non è finita

Crans-Montana, la battaglia non è finita

Non è finita con il rientro delle salme e non si chiude con i primi bollettini medici. La tragedia di Crans-Montana continua a consumarsi nei reparti ospedalieri, dove i feriti lottano in silenzio contro conseguenze devastanti. Le cure per gli italiani rimasti coinvolti nell’incendio del Constellation richiederanno settimane, come minimo, e il quadro clinico resta estremamente delicato. A dirlo senza attenuanti è Giampaolo Casella, direttore di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale Niguarda di Milano, dove sono ricoverati undici pazienti, tutti sedati e in prognosi riservata.

Ospedale di Niguarda , Piazza Ospedale Maggiore, 3 - Milano (MI)

«Sarà una vera e propria battaglia», spiega Casella, chiarendo che al momento è prematuro parlare di fuori pericolo. Cinque feriti sono ricoverati al Centro Ustioni, sei in Terapia intensiva, tre dei quali in condizioni definite «particolarmente critiche». Un’emergenza sanitaria che non conosce pause: «Abbiamo già fatto tanti interventi chirurgici, ma ne dovremo fare altri. Ne abbiamo operati sei immediatamente, due dopo e due sono attualmente in sala operatoria», sottolinea il medico, evidenziando come il supporto di anestesisti e rianimatori sia continuo.

Il quadro clinico è aggravato dall’estensione delle lesioni. «Il problema è che le ustioni sono molto estese e tutti, purtroppo, hanno anche un danno da inalazione di fumi velenosi», aggiunge Casella. Fatta eccezione per due donne, una di 29 e l’altra di 55 anni, gli altri nove feriti hanno tra i 15 e i 16 anni. Secondo il bollettino medico diffuso oggi, presentano ustioni di secondo e terzo grado su arti, dorso e volto, con superfici coinvolte che vanno dal 10% a oltre il 50% del corpo. Una condizione che impone un controllo rigoroso delle infezioni, frequenti in quadri così gravi, e un supporto costante alle funzioni vitali e metaboliche.

In diversi casi si registrano anche danni polmonari importanti, provocati dall’inalazione dei fumi tossici sprigionati dall’incendio, tali da rendere necessaria una assistenza meccanica alla respirazione. «La situazione clinica è estremamente seria. Avremo complicanze attese», avverte Casella, con il volto segnato dalla pressione di giorni di lavoro ininterrotto.

Il Niguarda, il cui Centro Ustioni è considerato un’eccellenza a livello nazionale ed europeo, grazie alle tecnologie avanzate e alla presenza di una Banca dei tessuti, si dice pronto ad accogliere eventuali altri feriti. Al momento, però, tre italiani sono ancora ricoverati in Svizzera. Uno di loro avrebbe dovuto essere trasferito in Italia, ma le condizioni non lo consentono. A spiegarlo è il capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, durante una conferenza stampa di aggiornamento: «Uno doveva essere trasferito prima ieri e poi oggi. Le condizioni cliniche del paziente non l’hanno consentito, per cui ci dovremo aggiornare tra qualche giorno per un primo bollettino e per ricevere quello che in gergo viene chiamato ‘Fit to fly’, cioè la capacità di una persona a resistere a un volo sanitario».

L’Italia, ribadisce Ciciliano, resta disponibile anche per il trasferimento di cittadini non italiani, utilizzando assetti civili e militari, qualora fossero necessarie cure altamente specialistiche. «La partita dei trasferimenti non è conclusa», precisa, lasciando intendere che il bilancio della tragedia potrebbe ancora evolvere.

Mentre le indagini cercano risposte sulle cause dell’incendio, negli ospedali si combatte una guerra silenziosa per strappare alla morte i feriti più gravi. Una battaglia lunga, complessa, e ancora tutta da giocare.

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