Su fa presto nel dire canuto, l’aggettivo che deriva dal lemma latino canutus, derivazione di canus, bianco. Quando si parla di persone canute come il sottoscritto, si pensa subito ad una persona matura, quindi posata con la saggezza degli anni. Mah, speriamo, ma anche la spuma delle onde del mare è canuta, anche le montagne quando nevica diventano canute ricoprendosi del soffice manto della bianca signora. Mi viene in mente la poesia di Gianni Rodari, Capelli bianchi : “Quanti capelli bianchi ha il vecchio muratore? Uno per ogni casa bagnata dal suo sudore. E il vecchio maestro quanti capelli ha bianchi? Uno per ogni scolaro cresciuto nei suoi banchi. Quanti capelli bianchi stanno in testa al nonnino? Uno per ogni fiaba che incanta il nipotino.”. Ritornando ai miei capelli e barba bianchi mi viene da pensare che da ragazzo mi aspettavo questo momento, visto che i nonni sia paterni che materni erano diventati canuti subito dopo i trentanni. Allora sognavo che quando avrei spalancato le palpebre mi sarei scoperto con i capelli bianchi. E già allora, pensavo che i sogni sognati non mi avrebbero preservato dall’usura del tempo. Oggi con i capelli e la barba canuta vedo che lungo le strade conosciute tutto ormai è cambiato. Certo il tempo va, tutto passa, gioie e dolori vanno e vengono, un sorriso, un pianto, ogni volta istanti diversi, ogni volta sentimenti simili ma irripetibili e mai uguali. Il tempo va, tutto resta nel mio animo, mentre i capelli diventano bianchi e giorni si trasformano in anni. Personalmente sono soddisfatto di avere i capelli e la barba canuti, secondo un vecchio detto i capelli grigi sono i graffiti di Dio e poi la lunghezza della vita non si misura dai capelli bianchi o dalle rughe, questa non è vita ma solo un esistere a lungo. Personalmente penso che la vita è veramente vissuta, quando dietro ad ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza, un sempre mettersi in gioco e se ci sono delle delusioni, queste sono le molle per avere degli altri successi.
Favria, 19.03.2014 Giorgio Cortese
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