Il biscione visconteo, l’Inter!
La squadra dell’Inter nacque nel 1908 da una scissione dal “Milan Cricket and Football Club” perchè un gruppo di soci era in aperto dissenso con gli orientamenti della dirigenza del Milan. La divergenza di opinioni derivava dalla volontà dei soci dissidenti di accettare anche giocatori stranieri residenti a Milano, appunto “internazionali”. Nella denominazione della società, “Milano” avrebbe dovuto essere l’appellativo principale, ma poi l’’dea dovette essere accantonata perché la compresenza della squadra “Milano” e della rivale “Milan” avrebbe potuto dar adito a confusione e fu stabilito che la squadra dovesse chiamarsi con il nome programmatico per il quale fu creata e cioè “Internazionale”. Il primo marchio del 1908 fu disegnato dal pittore Giorgio Muggiani, tra i fondatori del sodalizio, un monogramma, ispirato ai club inglesi, dal gusto liberty. Per le magliette, trasse ispirazione al colore della notte, nero e al colore blu, in contrapposizione al rosso del Milan, ed era tra l’altro il colore delle matite rosso/blu, usate all’epoca per il bozzetto. Il celebre biscione, simbolo del club nerazzurro, invece, è un elemento che sarebbe stato aggiunto più avanti, circa 20 anni dopo la fondazione dell’Inter, nel 1928, questo simbolo deriva dall’emblema della famiglia Visconti che fondò il Ducato di Milano, e la sua adozione fu dettata dalle imposizioni del regime fascista. Il biscione, in dialetto meneghino el bissun, simbolo di Milano, un enorme serpente intento ad inghiottire un uomo ha una origine poco chiara, di sicuro era lo stemma della famiglia Visconti. Secondo una prima leggenda fu Azzone Visconti a proporre come simbolo il biscione nel 1323 quando accampatosi con le sue truppe nei pressi di Pisa, non si rese conto che una vipera si era infilata nel suo elmo. Quando lo mise sul capo, la fortuna gli sorrise, la bestia velenosa sgusciò via senza morderlo. Per altri, il biscione fu creato da Ottone Visconti, nato a Milano nel 1207. Ottone riuscì a essere nominato arcivescovo nonostante la presenza di un temibile rivale, Martino della Torre. Così, per ringraziare il papa Gregorio X del suo sostegno, l’arcivescovo volle dedicargli “il moro vomitato da un serpente” in riferimento alla Nona Crociata. Infine, una leggenda più antica narra che Desiderio, re dei Longobardi, si fosse addormentato sotto un albero risvegliandosi con un serpente intorno alla testa, come corona. Visto che la vipera non lo morse, volle l’animale quale suo simbolo. Bisogna ricordare che nonostante i capi longobardi, fossero cristiani di eresia ariana il popolo in segreto adora ancora idoli pagani tra i quali una vipera d’oro detta Vipera Anfisbena. Tornando all’Inter il marchio circolare recava le lettere “FCIM” intrecciate tra loro, in bianco su fondo oro, il tutto circondato da due cerchi concentrici neroazzurri. Per le imposizioni del regime fascista, nel 1925 il nome “Internazionale” diventò “Ambrosiana”; così anche lo stemma e la maglietta subirono delle modificazioni radicali. Lo stemma, ancora di forma tondeggiante, riportava al centro il fascio littorio in campo blu, a sinistra, lo scudo con l’immagine del biscione visconteo e, a destra, lo scudo rossocrociato di Milano. Anche la divisa ufficiale divenne bianca rossocrociata e segnata dal fascio littorio. Questo stemma resistette solo una stagione, sostituito nel 1929 da uno totalmente diverso che era ancora tondeggiante con al centro un rombo a strisce nerazzurre ai cui lati, in campo bianco, comparivano le lettere A ed S mentre in basso, a tutta larghezza, una banda nera con il nome “Ambrosiana” in oro. Nel 1932, grazie alla volontà dei tifosi che sugli spalti non smettevano di urlare “Inter”, diventerà “Ambrosiana-Inter”; anche lo stemma cambiò con un rombo a strisce nerazzurre, al centro un pallone dell’epoca e tutt’intorno una cornice blu con le scritte “Associaz. Sportiva Ambrosiana Inter”. Con la fine della guerra, nel 1945 la società torna ad essere solo “Inter” e il marchio tornò verso la tradizione con la forma tondeggiante e le lettere intrecciate, adesso in campo bianco. Poi nel 1960 un nuovo cambio radicale, del tutto fuori dalla tradizione, lo scudetto diviso a metà con strisce nerazzurre a sinistra mentre a destra il biscione e un pallone sormontato dall’anno di fondazione. Nella parte superiore dello scudo c’era un piccolo triangolo con le quattro lettere della denominazione. Nel 1962 altro cambio di stemma, un ovale a strisce nerazzurre recante al centro il biscione dorato e, in alto, una banda nera con la scritta “Inter“, sormontata dalle lettere “FC“ dorate in campo blu. Nel 1963 si ritornò allo stemma originario con la sola aggiunta di un cerchio dorato tra quello nero e quello azzurro. Nel 1979 fece la comparsa uno scudetto con due strisce nerazzurre trasversali su cui viveva un biscione bianco non più nella classica posizione attorcigliata con l’omino in bocca ma dai lineamenti più simpatici e in alto a sinistra c’era la stella che simboleggiava la conquista di 10 scudetti. Questo stemma cominciò a comparire anche sulle divise di gara. Nel 1991 si ritornò allo stemma del 1963, più piccolo e sormontato da una grossa stella. Nel 1998, in occasione del centenario, fu proposto un nuovo stemma con altri centri concentrici al cui interno vivevano la scritta “Inter” e la data di fondazione; la stella non era più posizionata in alto ma accanto alle lettere. Nel 2007 un altro restyling con la stella che fuoriesce dallo stemma e la denominazione ufficiale in corsivo calligrafico. Nel 2014 un ulteriore restyling dello stemma, affidato all’agenzia Leftloft: una semplificazione compositiva con una rivisitazione delle quattro lettere ed una riduzione dei cerchi concentrici; ma soprattutto sembra che tutte le proporzioni siano state riequilibrate per migliorarne la leggibilità e la riproduzione su diversi supporti. La denominazione della società non sarà più scritta con corsivi calligrafici ma con un font appositamente disegnato. Quello che spicca sicuramente di più è la sparizione dallo stemma della stella che, tuttavia, comparirà solo sulle magliette. Insomma una storia centenaria con il biscione visconteo come insegna.
Favria, 18.09.2022 Giorgio Cortese
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