La secchia rapita
Cade il 15 novembre, un anniversario ricordato forse da pochi, quando a Zappolino, una piccola frazione del comune di Castello di Serravalle, in provincia di Bologna avvenne nel 1235 la battaglia conosciuta come la Battaglia della Secchia Rapita, resa famosa dal poema di Tassoni, non quello della cedrata, bensì Alessandro, poeta e letterato nato a Modena nel 1565 e ivi morto nel 1635. Il Tassoni scrisse di questo evento storico in modo eroicomico o tragicomico, come si direbbe oggi, in tempi niente affatto eroici, attribuendo a futili motivi lo scatenarsi della guerra. Ci basti citare alcuni dei versi più famosi del poema, a dire il tono dello scritto nel primo canto: “Il martello della maggior campana fé più che in fretta ognun saltar dal letto; diedesi a l’arma a chi balzò le scale chi corse alla finestra, e chi al pitale. Chi si mise una scarpa e una pianella, e chi una gamba sola avea calzata, chi si vestì a rovescio la gonnella chi cambiò la camicia con l’amata; fu chi prese per targa una padella e un secchio in testa in cambio di celata e chi con un roncone e la corazza corse bravando e minacciando in piazza.”.Tassoni, utilizzò la battaglia per descrivere le infinite e talvolta ridicole rivalità tra le città e i comuni italiani, spesso, nel corso della storia, preda di gelosie e antagonismi utili solo alla dispersione di energie e causa dell’incapacità ad approdare ad una politica comune e unitaria contro i poteri stranieri che spadroneggiavano sul nostro suolo patrio. Certo adesso c’è poco da ridere, ma ritengo che la risata abbia un altro valore terapeutico contro la crisi, la pandemia e lo strisciante campanilismo un male antico del nostro BelPaese. La battaglia si svolse tra la città di Modena e quella di Bologna per il possesso di alcuni territori e castelli di confine tra i due comuni e si inserisce nelle lotte fratricide tra guelfi e ghibellini del XII e del XIII secolo, nel contesto del più vasto conflitto tra Papato e Impero. Vi presero parte due eserciti agguerriti e un numero impressionante di soldati pare quattromila cavalieri e oltre trentacinquemila fanti e sul campo perirono oltre duemila uomini. Tassoni con la Secchia rapita, fonda la propria opera sulla storia, ma si tratta di una storicità del tutto relativa. Il famigerato furto della secchia, ad esempio, avviene secoli dopo la conclusione del conflitto tra Modena e Bologna narrato dall’autore. Non solo, molti dei personaggi del poema corrispondono, più o meno chiaramente, a uomini storici, sì, ma del tempo di Tassoni. È questo il caso del Conte di Culagna, modellato sulla figura del conte Alessandro Brusantini, acerrimo nemico di Tassoni, protagonista di uno degli episodi più esilaranti della Secchia rapita. Inguaribile smargiasso, sciocco e pauroso così descritto: “filosofo, poeta e bacchettone; / ch’era fuor de’ perigli un Sacripante / ma ne’ perigli un pezzo di polmone! Il Conte di Culagna si invaghisce della guerriera modenese Renoppia, che intende conquistare. Prima però deve togliere di mezzo la moglie, avvelenandola. Versa allora nel piatto della consorte quello che egli crede essere un veleno mortale, e invece è un micidiale purgante. Purgante che egli stesso ingerisce, perché la moglie, avvertita dall’amante, che proprio il Conte di Culagna ha informato del diabolico piano, scambia i piatti. Il povero disgraziato esce di casa, in attesa degli effetti del veleno, ma proprio nel momento in cui inizia a fantasticare sul successo dell’impresa, ecco che il potentissimo purgante fa effetto. Tassoni irride il genere del poema eroico con la soluzione comica, arma formidabile contro l’autorità e la tradizione. Certo in giro anche oggi c’è ben poco da ridere, ma è proprio in questi frangenti che la risata si rileva profondamente terapeutica.
Favria, 15.11.2021 Giorgio Cortese
Buona giornata, ogni giorno cerco di essere sempre me stesso, così nessuno potrà dire che lo faccio male. Felice lunedì.
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