1795/1797 Tricolore italiano ed inno polacco.
Pensate che l'inno nazionale polacco fu composto a Reggio Emilia da Jozef Wybicki la mattina del 30 giugno 1797, cinque mesi dopo la proclamazione del Tricolore quale bandiera della neonata Repubblica Cispadana, circa 800 soldati di fanteria entrano a Reggio Emilia da porta San Pietro, seguiti, due giorni dopo, da altri settecento soldati. Sono tutti polacchi al seguito delle truppe napoleoniche, e sulle loro bandiere dai colori francesi campeggia il motto "tutti gli uomini liberi sono fratelli". La loro presenza a Reggio si era resa necessaria per sedare alcune sommosse fomentate dagli aristocratici contro il nuovo potere repubblicano. I reparti polacchi sono guidati dal generale Jan Henryk Dabrowski, che, pochi mesi prima, da Parigi, dove si trovava in esilio, aveva lanciato un appello ai suoi connazionali dispersi per l'Europa affinchè si arruolassero nell'armata napoleonica e combattessero per i comuni ideali di libertà. Fra gli ufficiali dello Stato Maggiore del generale Dabrowski presenti a Reggio, alloggiati presso il palazzo vescovile, anche il tenente di cavalleria Jozef Wybicki il quale, ispirato dal clima eroico del momento, compone una mazurka che esalta i valori della patria lontana: "Jeszcze Polska nie zginela", canto delle legioni polacche. La composizione, dedicata a Dabrowski, fu eseguita per la prima volta, in forma di serenata, nella notte tra il 10 e l'11 luglio 1797. La musica è trascinante, esaltante, al punto che, pur rimanendo per i polacchi un canto patriottico fondamentale, nel 1834 il poeta slovacco Samo Tomasik vi inserì un nuovo testo, Hej slovani, Ehi, slavi, che si diffuse in tutte le nazioni slave con varie traduzioni, divenendo di fatto un inno panslavo, e anche l'inno nazionale jugoslavo dal 1943 al 2006. Il canto è stato ufficialmente adottato dalla Polonia come inno nazionale nel 1926. Si tratta di un inno dal testo semplice e fortemente patriottico, una chiamata alle armi come già nella Marsigliese e più tardi, ad esempio, nell’ inno di Mameli, rispetto all'inno francese esso però risulta meno cupo, forse più incentrato su un sentimento di speranza e sulle aspettative di libertà, piuttosto che su immagini crude e visioni evocatrici di violenze. L’inno inizia con le parole: “La Polonia non è ancora scomparsa” e si riferisce alla spartizione della nazione nel 795, tra le tre potenze circostanti, mentre nel ritornello i militari incitano il loro generale a guidarli al più presto verso la Patria “In marcia, Dąbrowski, dalla terra italiana alla Polonia”. Questa citazione dell'Italia è interessante, perché nella quinta strofa dell'inno italiano si cita la Polonia: “già il sangue d'Italia e il sangue polacco beve col cosacco ma il cor le bruciò”. Il caso, la doppia citazione Italia-Polonia nei rispettivi inni è unico al mondo.
Favria, 27.08.2021 Giorgio Cortese
Buona giornata. C’è sempre luce dietro le nuvole. Felice venerdì.
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