Chiedo venia ma non mi inzacchero con pensieri ed azioni venali!
Mi spiego meglio la parola venia significa farsi perdonare per una colpa leggera, il lemma deriva dal latino venia, grazia, favore, permesso, molto probabilmente legato a Venere. La parola si usa nella frase: “chiedere venia”, una cortese richiesta di un lieve perdono al posto di perdono o scusatemi se interrompete una conversazione. Molto probabilmente la parola deriva dall’antichità romana quando a Venere venivano domandate le grazie e i favori a questa dea. Ma sicuramente non inzaccheriamo l’animo per ricompense venali. Inzaccherare deriva dalla parola zacchera che significa schizzo o grumo di fango, forse deriva dal longobardo zahhar, goccia di pozzanghera. Da notare un uso figurato particolare ma naturale di zacchera: così come lo schizzo non è nulla di serio, la zacchera può essere la cosa da niente - un insulto dappoco, un errore veniale, un regalo che è giusto un pensiero. Diverso è il discorso della parola venale, coce che deriva dal latino classico venalis, derivato di venum, vendita, in italiano già dal Trecento! L'essenza del lemma venale è l’attitudine alla vendita, se si parla di beni venali, del valore venale di un oggetto. Dopotutto, che molto sia in vendita e abbia un prezzo non ci deve scandalizzare. Ma gli ideali e la nostra coscienza non devono mai essere in vendita. Purtroppo certe persone danno un prezzo a tutto anche alla loro onorabilità invece di spingersi su alti slanci morali per gli altri, vivacchiano nella loro viltà e coprono i loro interessi venali dietro all'atto che con false parole presentano nobile. Persone venali che, agiscono solo per uno squallido tornaconto, dove il loro agire è commerciabile, si fanno comprare e corrompere volentieri, o si mostrano avare o avide, con la testa sempre sul soldo.
Favria, 17.05.2021 Giorgio Cortese
La felicità è come una farfalla; più lo insegui, più ti sfuggirà, ma se rivolgi la tua attenzione ad altre cose, verrà e si siederà dolcemente sulla tua spalla
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