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Monatto.

Monatto. Questa parola è diventata celebre perché impiegata largamente ne I Promessi Sposi, pietra miliare della lingua italiana. Nel romanzo di Manzoni sono resi famosi nella descrizione della peste del 1630, con cui erano indicati a Milano i “serventi pubblici ... addetti ai servizî più penosi e pericolosi della pestilenza: levar dalle case, dalle strade, dal lazzeretto, i cadaveri; condurli sui carri alle fosse, e sotterrarli; portare o guidare al lazzeretto gl’infermi, e governarli; bruciare, purgare la roba infetta e sospetta” (Promessi Sposi, cap. XXXII). Non resta la più comune delle parole, ma è suggestiva e ha un suo gusto nazional-popolare. Il suo etimo è alquanto discusso, probabilmente dal lombardo monàtt, alterazione della parola monaco, o di una sua variante dialettale con il significato di becchino. Secondo altre fonti la parola potrebbe derivare come storpiatura del tedesco monathlich, mensuale, con allusione al fatto che essi venivano reclutati mese per mese. A Milano i monatti indossavano vistosi abiti rossi che li rendevano immediatamente riconoscibili e portavano al piede un campanello che segnalava la loro presenza, essendo tra l'altro sottoposti al rigido controllo dei commissari di Sanità e dei nobili durante l'esercizio dei loro compiti. Tuttavia l'infuriare del contagio e il numero sempre crescente di malati e di morti accrebbe la loro importanza e, venendo meno chi potesse sorvegliarli, a un certo punto diventarono i padroni delle strade, approfittando del loro ruolo per arricchirsi senza scrupoli. Nei Promessi Sposi vengono menzionati che depredavano le case dei malati, estorcevano denaro ai sani per non condurli al lazzaretto, arrivavano al punto di diffondere ad arte il contagio per prolungare l'epidemia in quanto loro fonte di guadagno, circondandosi in tal modo di una fama atroce e sinistra. Tre sono gli episodi famosi nei Promessi Sposi, il primo quando Renzo viene scambiato dalla folla a Milano come untore, dal latino ungere, chi unge. Nella peste di Milano erano cosi chiamati coloro che furono sospettati di diffondere il contagio ungendo persone e cose, le porte delle case, le panche delle chiese, con unguenti malefici. Tornando all’episodio dei Promessi Sposi la folla inferocita cerca di aggredirlo e i monatti lo salvano dall’inseguimento della folla. Il secondo episodio quando il Griso con i monatti aggredisce il suo capo don Rodrigo, ormai morente per la peste per prendere i suoi beni. “ …Ma al primo suo grido i monatti avevano preso la rincorsa verso il letto; il più pronto gli è addosso, prima che lui possa far nulla; gli strappa la pistola di mano, la getta lontano, lo butta a giacere e lo tiene lì, gridando, con un versaccio di rabbia e insieme di scherno: "ah birbone! contro i monatti! contro i ministri del tribunale! contro quelli che fanno le opere di misericordia!” (A.Manzoni, I Promessi Sposi, cap. XXXIII). Diverso è il monatto dell’episodio della madre di Cecilia nel capitolo XXXIV, pur definito inizialmente turpe, mostra invece un atteggiamento difforme a quello dei suoi compagni descritti in precedenza; la solenne diversità dei modi della donna lo induce a un insolito rispetto e a una esitazione involontaria, fino alla finale gentilezza nei confronti del corpo morto di Cecilia: “Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l'inaspettata ricompensa, s'affaccendò a far un po' di posto sul carro per la morticina” verso la fine del romanzo nel trarre la morale delle vicissitudini affrontate nella sua vita, Renzo dirà di aver imparato tra le altre cose a non attaccarsi “un campanello al piede", in ricordo di quanto aveva fatto appunto al lazzaretto. Favria, 9.03.2020 Giorgio Cortese Il nostro tempo su questa terra è limitato, quindi non sprechiamolo vivendo la vita di qualcun altro.
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