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Crumiro a chi?

“Crumiro” è in effetti un lemma molto interessante sia da un punto di vista linguistico sia da un punto di visto storico-sociale. Questo vocabolo viene usato per la prima volta nella seconda metà dell’Ottocento nell’àmbito del sindacale specialmente nell’espressione polemica “fare il crumiro”. Il significato di “crumiro” significa che una persona che non partecipa allo sciopero dei suoi colleghi di lavoro. Da questo punto di vista il significato di crumiro, così come avviene nella lingua francese per denominare qualcuno che rompe lo sciopero, briseur de grève, in italiano ha cominciato ad avere la sua diffusione solo tardi, e cioè a partire dagli anni Cinquanta, quando cominciò a esserci una sintonizzazione al linguaggio sindacale sul modello francese. Mi viene in mente il bellissimo film di Pietro Germi, uscito intorno alla metà degli anni Cinquanta, intitolato “Il ferroviere”? Raccontava dolorosamente e lucidamente i sensi di colpa, la sofferenza interna e la voglia di riscatto di un ferroviere, magistralmente interpretato dallo stesso Germi, che assiste alla disgregazione della sua famiglia e le complicazioni di lavoro dovute sia ad in incidente ferroviario sia al suo voler rifiutare lo sciopero dei suoi compagni, sia, infine, al suo continuo ubriacarsi, fino alla toccante morte finale del protagonista, mentre a letto sta suonando la chitarra. Davvero un film intenso e sincero che oggi mi piacerebbe rivedere. tornando alla parola crumiro dal francese. kroumir, e questo dall’arabo. Khrumīr o. Khumai, è il nome degli abitanti della Crumìria, regione della Tunisia occidentale. ai confini con l’Algeria, costituita dalla catena costiera dei monti della Medjerda, di media altezza, 1000 m.sm circa, ma aspra e impervia, che si innalza alle spalle di Tabarqa. Regione molto ricca di piogge, è coperta da folti boschi che danno in abbondanza sughero. Oggigiorno i Crumiri sono circa 35.000, berberi arabizzati, in passato soggetti quasi solo di nome al bey di Tunisi, esercitavano largamente il contrabbando con l’Algeria; una serie di atti di banditismo da parte loro fornì il pretesto per l’intervento dei Francesi in Tunisia nel 1881. L’Italia, dopo le Guerre d’Indipendeza era quasi senza alleatti a livello internazionale e nella impossibilità di acquisire con mezzi pacifici i territori a maggioranza italiana dell' Austria, nel 1880 indirizzò il suo espansionismo territoriale verso il Nordafrica. Le aspirazioni di allora, convergevano verso la Tunisia e in secondo luogo, verso la Libia. Ma anche la Francia aveva messo gli occhi sulla Tunisia. L’occupazione francese di Tunisi del 1881 trovò, così, l'Italia ancora isolata, tanto più che un mese dopo, nel giugno dello stesso anno, fu conclusa l’alleanza dei Tre imperatori, con la Germania e l’Austria. Proprio in quel periodo, il capo del governo italiano Agostino Depretis venne a conoscenza che il Papa Leone XIII stava interpellando i ministri degli esteri stranieri a proposito di un loro possibile intervento per ripristinare il dominio dello Stato Pontificio e allora l’appoggio dell'Austria, la nazione cattolica più prestigiosa, sarebbe stato di grande utilità per l'Italia al fine di allontanare un'azione europea in aiuto del Papato. Ritornando alla parola crumiro, senza la cappa, il lemma arriva dalla Francia, dove venne usato la prima volta in occasione di un grande sciopero dei lavoratori del porto di Marsiglia, in grande maggioranza italiani, proclamato il 28 febbraio 1901 e continuato fino all'8 aprile. Nel corso dello sciopero si ventilò la possibilità di sostituire gli scioperanti con “Arabi”, e probabilmente qui nacque l'uso di identificare con i Krumiri i non scioperanti. Il termine viene impiegato per la prima volta in Italia, nello scritto sul quotidiano socialista “Avanti!” del 31 marzo 1901, intendendo esprimere disprezzo per un gruppo di lavoratori italiani che erano stati ingaggiati per sostituire gli scioperanti. La definitiva consacrazione del lemma per indicare un sabotatore dello sciopero fu poi uno sciopero dei carbonai a Genova, il 12 giugno 1901, in occasione del quale venne formalmente costituito un "sindacato giallo denominato “Lega Cattolica del Lavoro”, con lo scopo di fornire lavoratori durante gli scioperi. In tale occasione il termine krumiro venne utilizzato in modo così massiccio che in breve divenne il termine tecnico per designare i non scioperanti. Ma oltre al lemma “crumiro” ad inizio del novecento, come termine dispregiativo è stato anche accostato la parola “beduino” ed è rimasto dispregiativo sia in italiano che in alcuni dialetti settentrionali: “sembri un beduino”, oppure “agisci come un beduino”, e in Lombardia si dice infatti: “ta parat un beduin” per commentare chi si presenta malconcio e sporco. Ma la parola crumiro indica anche dei biscotti a forma di piccola mezzaluna, fatti di farina, rossi d’uovo e zucchero, specialità piemontese di Casale Monferrato, che sono buonissimi, chiamati Krumiri, inventati da Domenico Rossi nel 1878, per il loro nome esotico ci sono anche i Kroumirs, dolci di pasta di mandorle, inventati da Auguste Redon nel 1895, di Cofolens. comune francese situato nel dipartimento della Charente nella regione di Poitou-Charentes. I Kroumirs, dolci di pasta di mandorle di Confolens, in Francia. E quello relativo ai biscotti è l’unico lemma che mi piace usare e mangiare i termini dispregiativi sono solo aria fritta! Favria, 4.12.2013 Giorgio Cortese
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