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Homo homini lupus

Homo homini lupus L’espressione latina homo homini lupus, letteralmente “l'uomo è un lupo per l'uomo”, ha già un antico, il commediografo Plauto scriveva: “lupus est homo homini” nella sia opera “Asinaria che riassume la condizione dell'uomo nello stato di natura descritto dal filosofo inglese Thomas Hobbes. Secondo questo filosofo, la natura umana è fondamentalmente egoistica, e a determinare le azioni dell'uomo sono soltanto l'istinto di sopravvivenza e di sopraffazione. Egli nega che l'uomo possa sentirsi spinto ad avvicinarsi al suo simile in virtù di un amore naturale. Se gli uomini si legano tra loro in amicizie o società, regolando i loro rapporti con le leggi, ciò è dovuto soltanto al timore reciproco. Nello stato di natura, cioè uno stato in cui non esista alcuna legge, infatti, ciascun individuo, mosso dal suo più intimo istinto, cerca di danneggiare gli altri e di eliminare chiunque sia di ostacolo al soddisfacimento dei suoi desideri. Ognuno vede nel prossimo un nemico. Da ciò deriva che un tale stato si trovi in una perenne conflittualità interna, in un continuo bellum omnium contra omnes , “guerra di tutti contro tutti”, nel quale non esiste torto o ragione, che solo la legge può distinguere, ma solo il diritto di ciascuno su ogni cosa (anche sulla vita altrui. Fuori dall'ambito strettamente filosofico, al giorno d'oggi l'espressione è utilizzata per sottolineare, in tono ora ironico ora sconsolato, la malvagità e la malizia dell'uomo. Ha lo stesso valore di Mors tua vita mea, ovvero “la tua morte è la mia vita. E questo spiega molto bene l’umano egoismo. Purtroppo oggigiorno per una serie di circostanza, la crsi economica ha la sua parte, certe persone perdono più di altre la giusta misura nel parlare con i propri simili. Ultimamente sono stato vittima di una violenta e minacciosa aggressione verbale sul social forum, con epiteti ingiuriosi, e personalmente non ho capito il motivo del loro livore. Questo mi fa riflettere che ci sono talora paure che mi fanno immaginare l’altro come un mostro. Se, infatti, provo a entrare in contatto diretto con il contendente, guardandolo negli occhi, parlandogli con sincerità, penso che posso provare lo stesso shock a cui fa cenno Christa Wolf in un libro appena letto in questi giorni: “Che cosa mai mi spinse a voler conoscere in profondità i nemici, visto che poi dovetti tenermi il risultato impressionante solo per me? Infatti essi sono come noi!” Questa frase mi ha molto colpito perchè penso che contenga una profonda verità. Spesso l’avversario è costruito da me a tavolino e riceve non di rado tutti quei caratteri che odio in me stesso. Favria 26.11.2015 Certi invidiosi, quando non criticano, si logorano perché, non sapendo più apprezzare nulla di sé, disprezzano tutto degli altri. Che tristezza
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