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27 Aprile 2026 - 14:42
Ciriè, una fiaccolata per tenere viva la memoria della Resistenza
Ciriè ha scelto ancora una volta di raccontare il 25 aprile “camminando”. Non una celebrazione ferma, ma una fiaccolata, una “staffetta” di parole, volti e storie che si sono passati il testimone lungo le vie della città. In piazza Castello, alle 20.30, si sono ritrovate le associazioni, le Anpi del territorio, gli studenti e le studentesse, insieme a una comunità ampia, silenziosa e partecipe. Tra le mani, i fiori. Nelle voci, un racconto che ha tenuto insieme memoria e presente.
Ad aprire la serata è stata Valeria Vassia. Ha dato subito la chiave di lettura dell’iniziativa. Non solo il ricordo della Liberazione, ma anche gli ottant’anni della Repubblica e del primo voto alle donne. Un passaggio tutt’altro che formale.
«La Repubblica – ha ricordato – nasce dalla Resistenza, e dentro quella storia il contributo delle donne non è stato marginale, ma decisivo». Da qui la scelta del titolo, Staffetta di R-esistenze: la staffetta come ruolo concreto delle partigiane, ma anche come immagine di un’eredità che continua a essere trasmessa. E ancora, l’idea che la memoria da sola non basti, ma debba diventare azione, intrecciandosi con le lotte di oggi contro discriminazioni, sfruttamento e guerra.
La fiaccolata si è mossa così attraverso sei tappe, ognuna costruita come un frammento di racconto, in cui gli studenti dell’istituto Fermi-Galilei e del D’Oria, insieme alle associazioni del territorio, hanno intrecciato figure della Resistenza e testimonianze contemporanee, accompagnate dai pannelli preparati dagli studenti.
Gli studenti hanno riportato al centro una verità spesso rimasta sullo sfondo: oltre 70mila donne parteciparono alla Resistenza italiana, assumendo ruoli fondamentali e rischiando la vita, pur restando a lungo ai margini del racconto ufficiale.
Non solo staffette, ma organizzatrici, punti di riferimento, presenze indispensabili in una rete costruita dal basso. Un racconto che si è allargato anche al presente, ricordando come la parola “resistenza” oggi attraversi i conflitti globali e le lotte quotidiane contro l’oppressione, come nel gesto di Vida Movahed in Iran, simbolo di una ribellione individuale diventata collettiva.
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Accanto a queste storie, il presente ha preso forma attraverso figure capaci di interrogare il nostro tempo. L’intervento di Provincialotta ha ricordato Michela Murgia, sottolineandone il ruolo di intellettuale libera, capace di affrontare temi complessi come i diritti delle donne, il corpo, la famiglia, la critica al patriarcato e i rischi di derive autoritarie, senza mai cercare consenso. Una voce che ha reso “dicibili” parole e realtà spesso marginalizzate, lasciando un’eredità culturale ancora viva.
Dalla dimensione italiana il racconto si è spostato a quella internazionale con la storia di Marguerite Barankitse, detta Maggy, attivista burundese che durante la guerra civile ha scelto di opporsi alla violenza etnica salvando bambini hutu e tutsi, arrivando a fondare la Maison Shalom e accogliere decine di migliaia di minori . Una resistenza fatta di gesti concreti, capace di sfidare non solo la violenza, ma anche le pressioni sociali e politiche.
Un’altra tappa ha riportato l’attenzione sul valore della verità e dell’informazione con il ricordo di Ilaria Alpi, giornalista del Tg3 uccisa a Mogadiscio nel 1994 insieme all’operatore Miran Hrovatin mentre indagava su traffici di armi e rifiuti tossici . Una figura scomoda, che non si è accontentata delle versioni ufficiali, scegliendo di andare nei luoghi, raccogliere testimonianze e documentare ciò che altri preferivano non vedere. Un esempio di resistenza culturale costruita sul rifiuto del silenzio.
Il percorso ha poi toccato la lotta contro la criminalità organizzata, attraverso la storia di Lea Garofalo, che ha scelto di rompere con la ’ndrangheta per garantire un futuro diverso alla figlia, pagando con la vita questa decisione . Accanto a lei, la figura di Denise Cosco, che da giovanissima ha denunciato il padre e contribuito a far condannare i responsabili, trasformando il dolore in un atto di giustizia. A simboleggiare questa tappa, la gerbera gialla, fiore della lotta alla mafia e della verità che rompe l’omertà.
La dimensione collettiva è tornata con il racconto delle battaglie ambientali, in particolare quella delle madri contro l’inquinamento da PFAS in Veneto. Da quattro donne a centinaia di cittadine organizzate, capaci di studiare, mobilitarsi e portare la loro battaglia fino in tribunale, ottenendo nel 2025 undici condanne su quindici imputati . Una resistenza che nasce dalla tutela della salute e del territorio e che mette in discussione modelli di sviluppo fondati sul profitto.
Nel corso della serata sono emerse anche altre voci, come quella della poetessa palestinese Fadwa Tuqan, capace di raccontare lo sradicamento e la perdita, e quella di Zarifa Ghafari, giovane attivista e politica afghana che ha continuato a esporsi nonostante minacce e violenze. Presenze diverse, ma unite da un filo comune: la scelta di non arretrare.
A chiudere il percorso è stata la storia di Nella Riccarelli, staffetta partigiana ricordata dagli studenti attraverso fonti e testimonianze locali. Una vita fatta di incarichi rischiosi, di attraversamenti, di aiuti concreti, ma anche di perdite e sofferenze. Una storia che restituisce alla Resistenza la sua dimensione più reale: non gesto eroico isolato, ma scelta quotidiana, ostinata, spesso silenziosa.
La fiaccolata si è conclusa senza bisogno di parole solenni con un un gruppo musicale al femminile "Lina Arnone e Elena e le Menti...".
Le storie ascoltate hanno costruito un racconto unitario, in cui il passato non è stato celebrato come qualcosa di chiuso, ma riconosciuto come origine di un percorso ancora aperto. Il testimone evocato all’inizio è passato davvero, di mano in mano, tra chi ha vissuto e chi oggi prova a raccontare e comprendere.
Camminando insieme, con i fiori accesi nella sera, la città ha dato forma a un gesto semplice e allo stesso tempo necessario: ricordare per continuare. Perché la Resistenza, è emerso lungo tutto il percorso, non è una pagina da rileggere, ma una responsabilità da assumere.
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