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26 Aprile 2026 - 11:21
A Rivarolo Canavese il 25 aprile torna a dividere. Non per la memoria — che resta condivisa e radicata — ma per le parole pronunciate dal sindaco Martino Zucco Chinà durante la cerimonia ufficiale. Una giornata che altrove è scivolata via nel solco della commemorazione e dell’unità, qui si è trasformata in terreno di confronto politico e culturale, riaccendendo una discussione mai del tutto sopita sul significato dell’antifascismo oggi.
Nel suo intervento, il primo cittadino ha aperto con un riferimento culturale, consigliando la lettura di un saggio di Umberto Eco del 1995, per poi spostarsi su riflessioni legate all’emergenza Covid e approdare infine a un terreno ben più scivoloso: quello dell’antifascismo. Un percorso che, nelle intenzioni, voleva forse stimolare una riflessione critica, ma che nei fatti ha finito per generare più interrogativi che consensi.
Il passaggio più controverso è arrivato quando il sindaco ha invitato gli studenti presenti a esercitare uno “spirito critico” nei confronti dell’antifascismo, arrivando a paragonarlo alla cosiddetta “zona grigia” della mafia, dove — secondo la definizione sociologica — i confini tra bene e male si fanno sfumati, le responsabilità si diluiscono e le ambiguità diventano sistema. Un accostamento che molti hanno giudicato improprio, se non addirittura destabilizzante, soprattutto perché pronunciato nel contesto della Festa della Liberazione.
Il 25 aprile, infatti, non è una data neutra. È il giorno in cui l’Italia celebra la fine del nazifascismo e la nascita di una nuova stagione politica e civile, fondata su valori chiari, poi tradotti nella Costituzione repubblicana. Inserire in questo contesto un’operazione di “relativizzazione” — così è stata percepita da una parte dei presenti — ha inevitabilmente sollevato perplessità e, in alcuni casi, indignazione.
E mentre tra il pubblico serpeggiava lo stupore, con sguardi incrociati e commenti a bassa voce, a emergere con forza è oggi la voce dell’opposizione. Helen Ghirmu, esponente del gruppo consiliare Energia per Rivarolo, non usa mezzi termini: «Il Sindaco relativizza l’antifascismo. Noi no».
Parole nette, che segnano una linea di demarcazione precisa e che restituiscono la misura di una frattura politica evidente. «Anche quest’anno — commenta — il Sindaco ha dimostrato quanto abiti con fatica le celebrazioni del 25 aprile. Ed è un gran peccato. Perché i nostri Padri costituenti hanno chiarito senza ambiguità da che parte sta la nostra Repubblica: l’antifascismo non ha colore politico, è un fondamento comune».
Un richiamo diretto alla storia repubblicana e a quel momento fondativo in cui, all’indomani della guerra, culture politiche diverse seppero trovare un terreno condiviso. Secondo Ghirmu, le parole del sindaco rischiano di incrinare proprio quel patto civile e politico costruito 81 anni fa, quando forze diverse si unirono attorno a un valore comune: la fine del fascismo e la costruzione di una democrazia pluralista. «Sono le parole di chi relativizza, normalizza e tenta di riscrivere la Storia — ha aggiunto — a dare ossigeno a rigurgiti neofascisti».
Un’accusa pesante, che non si limita al piano locale ma si inserisce in un quadro più ampio, nazionale, dove il tema dell’antifascismo torna ciclicamente al centro del dibattito. Ghirmu richiama anche episodi concreti, come la mancata chiusura della sede romana di CasaPound e la presenza di suoi esponenti in sedi istituzionali, indicandoli come segnali di un clima che, a suo giudizio, merita attenzione e vigilanza.
Ma a colpire, oltre alle parole, è anche ciò che non si è visto. Alla cerimonia, infatti, si è registrata l’assenza di diversi esponenti dell’amministrazione comunale. Assessori e consiglieri che, per ragioni non ufficialmente chiarite, non hanno preso parte all’evento. Un’assenza che alimenta interrogativi: distanza politica? Disaccordo interno? O semplice coincidenza? Domande che restano senza risposta, ma che contribuiscono a rendere ancora più complesso il quadro.
Nel frattempo, in piazza, il clima si è fatto via via più carico di significato. «Abbiamo pensato, anche solo per un attimo, di lasciare la cerimonia durante l’orazione del Sindaco — racconta Ghirmu — per esprimere dissenso. Ma abbiamo scelto di restare». Una scelta tutt’altro che scontata, che assume un valore simbolico forte: restare significa presidiare, non lasciare spazio, continuare a esserci.
E così, al termine della celebrazione, la risposta è arrivata non con altre parole, ma con un gesto collettivo. Un coro di “Bella Ciao” si è levato dalla piazza, intonato con convinzione da molti dei presenti. Un canto che è memoria, identità, appartenenza. Un modo per riaffermare, al di là delle polemiche, un sentimento condiviso.
Accanto a quel momento, il riconoscimento a chi, sul territorio, lavora ogni giorno per tenere viva la memoria della Resistenza. Ghirmu ringrazia Gabriella Meaglia, presidente della sezione ANPI “Tina Anselmi” di Favria, Oglianico e Rivarolo Canavese, per la sua orazione e per l’impegno costante nella crescita dell’associazione e nella trasmissione dei valori antifascisti alle nuove generazioni.
E sullo sfondo resta una domanda, destinata a far discutere ancora: può davvero l’antifascismo essere oggetto di relativizzazione, o resta — come molti sostengono — il pilastro non negoziabile della nostra democrazia?
A Rivarolo, quest’anno, la risposta non è stata una sola. Ma il dibattito, quello sì, è più vivo che mai.
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