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23 Aprile 2026 - 23:06
Gli abiti delle regine del Cinema in Mostra alla Reggia di Venaria
Alla Reggia di Venaria, tra i complessi monumentali più prestigiosi d’Europa, il costume di scena esce dal ruolo di semplice ornamento e si prende il centro dei riflettori.
Dal 17 aprile al 6 settembre 2026, le Sale delle Arti ospitano “Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro”, una mostra che riunisce 31 creazioni sartoriali legate ad alcune delle più celebri figure regali del cinema e del palcoscenico. Curata dal costumista pluripremiato Massimo Cantini Parrini insieme alla storica dell’arte Clara Goria, l’esposizione propone un viaggio nel valore simbolico dell’abito scenico, inteso non soltanto come elemento estetico, ma come strumento capace di costruire identità, evocare autorità e dare corpo all’immaginario.
L’allestimento, firmato da Paolo Bertoncini Sabatini, si sviluppa in tre atti cromatici e simbolici, pensati per accompagnare il visitatore attraverso diverse forme della regalità. “Fantasia in argento” è la sezione dedicata alle regine nate dalla letteratura e dalla fiaba. Qui trovano spazio, tra gli altri, l’abito tardogotico indossato da Monica Bellucci nel ruolo della Regina degli Specchi ne “I fratelli Grimm” e la figura sospesa e quasi impalpabile della Titania interpretata da Michelle Pfeiffer in “Sogno di una notte di mezza estate”. Con “Mito in bronzo” il percorso si addentra invece nelle sovrane arcaiche e leggendarie. Spiccano il costume rituale di Maria Callas per la “Medea” di Pier Paolo Pasolini e la potente Clitemnestra di Rossella Falk, trasformata in una presenza quasi scultorea grazie all’intervento di Arnaldo Pomodoro. “Storia in oro”, infine, raccoglie i costumi dedicati alle regine realmente esistite, restituendo al pubblico un campionario di immagini entrate nell’immaginario collettivo. Dal fasto di Liz Taylor in “Cleopatra” alla malinconica modernità della Sissi interpretata da Romy Schneider, fino alla lettura pop e irriverente di Maria Antonietta affidata a Kirsten Dunst, il percorso mostra come ogni epoca abbia reinventato la regalità secondo il proprio sguardo.

Uno dei meriti più evidenti della mostra è quello di rendere omaggio alla tradizione sartoriale italiana, autentico patrimonio culturale spesso rimasto dietro le quinte. In esposizione emergono infatti il lavoro e la maestria di grandi realtà come Tirelli, Farani, Peruzzi e Cerratelli, insieme al talento di maestri che hanno segnato la storia del costume, da Piero Tosi a Danilo Donati, fino a Gabriella Pescucci.
Il visitatore può osservare da vicino tessuti preziosi, ricami eseguiti a mano, volumi costruiti con precisione quasi architettonica e dettagli che sullo schermo o sul palco spesso sfuggono. È uno di quei casi in cui viene naturale rallentare il passo: perché davanti a certe cuciture si capisce che anche un orlo può raccontare un’epoca.
Ad arricchire il percorso ci sono i bozzetti originali, strumenti fondamentali per comprendere la nascita di ogni costume. Non semplici disegni preparatori, ma vere mappe creative che mostrano il passaggio dall’idea alla materia. In questo dialogo tra carta, tessuto e scena si coglie il cuore della mostra: il costume come linguaggio visivo, capace di definire un personaggio prima ancora che pronunci una battuta.
L’esposizione assume un significato ulteriore per il rapporto diretto che lega la Reggia all’opera di Massimo Cantini Parrini. In mostra sono presenti anche i costumi realizzati per il film “Le Déluge” del 2024, le cui scene sono state girate proprio negli spazi della Venaria Reale. Un dettaglio che rende il progetto ancora più coerente con il luogo che lo accoglie, quasi a chiudere un cerchio tra cinema, storia e architettura. “Regine in scena” si presenta così come un appuntamento di grande richiamo per appassionati di cinema, teatro, moda e arti visive, ma anche per chi desidera osservare da vicino come un abito possa trasformarsi in racconto, simbolo e memoria. Perché sul trono, a volte, non sale soltanto chi lo indossa: ci sale anche il costume.
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