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“Aiutateci a ristrutturare”: l’appello dei parroci don Stefano e don Luca per Sant’Anna

Già disponibili 100mila euro e un prestito senza interessi: manca l’ultimo sforzo collettivo

La Chiesa di Sant'Anna, don Luca Ramello e don Stefano Votta

La Chiesa di Sant'Anna, don Luca Ramello e don Stefano Votta

I lavori alla parrocchia di Sant’Anna entrano nel vivo e chiamano direttamente in causa la comunità. Dopo mesi di interventi nelle altre realtà parrocchiali di San Mauro, ora il cantiere si sposta qui, dove strutture vecchie anche di mezzo secolo mostrano tutti i loro limiti.

L’iniziativa porta la firma dei parroci, don Stefano Votta e don Luca Ramello, che in questi mesi hanno avviato un percorso di riorganizzazione e recupero degli spazi parrocchiali. Non un restyling estetico, ma un’operazione più profonda: rendere gli ambienti utilizzabili oggi, nel rispetto delle norme e delle esigenze di una comunità che è cambiata.

Lo spiegano chiaramente nella lettera inviata ai fedeli il 18 aprile: “Dopo mesi di riflessione, confronti, valutazioni tecniche e momenti di preghiera, siamo giunti al momento di avviare i lavori di ristrutturazione dell’area polivalente adiacente alla Scuola Materna”. E il senso dell’intervento non è solo edilizio: “Dopo tanti anni di servizio, queste strutture necessitano di interventi significativi per garantire sicurezza e piena funzionalità, così da continuare ad accogliere le attività pastorali, educative e comunitarie”.

Don Luca Ramello

Il progetto è articolato. Alcuni interventi sono già partiti, come la sostituzione dei serramenti della scuola materna. Il cuore della prima fase riguarda però l’ex alloggio di don Luigi, che sarà completamente ristrutturato e trasformato in una casa condivisa con cinque camere, cucina e spazi comuni, pensata per studenti o lavoratori precari. Una scelta che sposta la parrocchia fuori dalla logica dell’autoreferenzialità e la riporta dentro i bisogni concreti del territorio.

Accanto a questo, verrà rifatta integralmente la sala multiuso – destinata ad attività come ginnastica, danza ed eventi – mentre il teatro subirà un intervento più leggero per diventare un salone polivalente accessibile e funzionale. In una seconda fase si interverrà anche sull’esterno, con il rifacimento della facciata e un possibile efficientamento energetico.

Il nodo, come sempre, sono le risorse. Il costo della prima fase è di 284.900 euro: 100 mila sono già disponibili, 150 mila arriveranno da un prestito a interessi zero concesso da una fondazione. Resta una quota di circa 35 mila euro che dovrà essere coperta dalla comunità.

Ed è qui che la lettera cambia tono e diventa appello: “Vi invitiamo a promuovere l’iniziativa nel territorio e, secondo le possibilità di ciascuno, a contribuire con offerte, iniziative di raccolta fondi e con la preghiera. Ogni gesto, piccolo o grande, sarà un segno concreto di amore verso la nostra comunità e verso le generazioni future”.

Non è solo una richiesta economica. È una chiamata a partecipare. Perché se i lavori nascono da una scelta dei parroci, la loro realizzazione dipende da quanto la comunità deciderà di riconoscersi in questo progetto. Per contribuire è possibile rivolgersi a Maria Luisa Pagliero, Franco Audello o agli uffici parrocchiali.

Il punto, in fondo, è tutto qui: capire se quegli spazi sono ancora percepiti come un patrimonio comune o solo come edifici da mantenere. La risposta, stavolta, non arriverà dai cantieri ma dalle persone.

(ha collaborato Luisa Pilone)

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