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Mercato Europeo, successo globale: lo confermano anche dalla Cina

Tre giorni di festa a Settimo mentre la sindaca era in “missione istituzionale”. Sui social è tutto perfetto, ma i commercianti raccontano un’altra storia

Mercato Europeo, successo globale: lo confermano anche dalla Cina

Mercato Europeo, successo globale: lo confermano anche dalla Cina

C’è chi inaugura, chi taglia nastri e chi — più pragmaticamente — commenta tutto da qualche migliaio di chilometri di distanza. A Settimo Torinese funziona così: il Mercato Europeo anima la città dal 17 al 19 aprile, mentre la sindaca Elena Piastra anima… la Cina.

Una trasferta “istituzionale”, sia chiaro. Di quelle che si fanno con grande senso delle istituzioni. E anche con i biglietti pagati dai cittadini, che evidentemente avevano proprio voglia di contribuire a un’esperienza interculturale. Poi si torna, si apre Facebook e — oplà — “Che bel successo il Mercato Europeo!”. Tempismo perfetto: non c’era, ma ha visto tutto. Meglio di una diretta streaming.

Seguono ringraziamenti a raffica: Pro Loco, assessori, organizzatori, espositori, forse anche il meteo. E il classico “seguite la pagina Duc Settimo”, che non guasta mai. 

Nel frattempo la Pro Loco non resta a guardare, si fa i complimenti da sola e rilancia con toni da finale di Champions: “risultato sicuramente positivo”, “approvazione dell’intera città”, “visitatori da tutto il Piemonte”. Manca solo una “standing ovation” e il quadro è completo. Una città entusiasta, compatta, felice. Una specie di cartolina.

Poi però c’è la vita vera, quella senza filtri e senza emoji. Perché la domanda resta lì, ostinata: questo Mercato Europeo, a chi ha dato una mano?

Se è una festa, un evento, una scusa per riempire le piazze e far fare due passi in centro alla gente, benissimo. Promosso. Applausi. Foto, panini, birre artigianali e tutti contenti.

Ma se qualcuno prova a venderla come un’operazione di sostegno al commercio locale, allora il discorso cambia. E anche parecchio.

Perché portare in città un mercato che vende di tutto non è sostegno. È concorrenza. Diretta, spietata e per di più concentrata in pochi giorni. Il risultato? I commercianti, quelli che le serrande le alzano tutto l’anno, raccontano di scontrini in calo. Venerdì e sabato peggio di una giornata qualsiasi. Altro che rilancio.

E allora delle due l’una. O si ha il coraggio di dire che è solo un evento di intrattenimento, oppure si smette di raccontarlo come una medicina per un malato grave.

Già, perché il commercio a Settimo non è in forma. Anzi. La desertificazione commerciale avanza, le vetrine vuote aumentano, e il problema è sotto gli occhi di tutti. È il problema dei problemi. Quello che dovrebbe stare in cima all’agenda politica, non tra un post social e una trasferta “istituzionale”.

E invece si continua a navigare a vista. Evento dopo evento. Annuncio dopo annuncio. Accordi con l'outlet dopo accordi con l'outlet. Nel frattempo, chi lavora davvero sul territorio tira giù la serranda — e non per il weekend.

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