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22 Aprile 2026 - 22:52
L'assessore Alessandro Raso
A Torino almeno lo dicono. A Settimo Torinese, invece, si alzano le braccia. Che è già una risposta, ma non esattamente quella che i cittadini si aspettano.
La scena è sempre la stessa: un consigliere comunale – in questo caso Giorgio Zigiotto – che pone una domanda concreta, terra terra, di quelle che riguardano la vita quotidiana. Le strisce pedonali. Quelle cose bianche sull’asfalto che dovrebbero servire a non farsi investire. E dall’altra parte l’assessore comunale Alessandro Raso ("che non rasa) con la sua ormai collaudata spocchia istituzionale, che di soluzioni non ne ha una, non ne cerca, se ne fotte.
Poi uno gira l’angolo – metaforicamente, ma neanche troppo – e arriva a Torino. E lì succede qualcosa di quasi rivoluzionario: il problema viene ammesso. Pubblicamente. Senza troppi giri di parole.

Il sindaco Stefano Lo Russo
Il sindaco Stefano Lo Russo di Torino, in campagna elettorale, nel suo collegamento radiofonico del martedì mattina, lo dice chiaro: le strisce pedonali durano sei mesi. Sei. Mesi. Non anni, non stagioni intere: mezzo anno e poi spariscono come neve al sole. Un’ammissione che suona come una resa, ma almeno è un punto di partenza.
E infatti a Torino si studia. Si sperimenta. Si parla di vernici più durevoli, materiali plastici bicomponenti, spessori da 3 millimetri, superfici antiscivolo, rifrangenza notturna. C'è la volontà di risolvere quello che, in fondo, è un problema banalissimo: far durare una striscia bianca più di qualche mese.
Il nodo? Sempre lui: i soldi.
Perché queste nuove strisce costano tre volte tanto. E qui casca l’asino, senza alcun riferimento per Raso. O meglio, qui si capisce tutto.
Perché la verità – quella che si fatica sempre a dire fino in fondo – è che le strisce pedonali non spariscono per magia. Non è colpa del clima impazzito, né del traffico infernale, né di un destino cinico e baro come vorrebbe farci credere la sindaca Elena Piastra tutte le volte che viene fuori un problema. Spariscono perché si scelgono materiali economici.
E quando risparmi oggi, paghi domani. E dopodomani. E quello dopo ancora.
Basta guardare fuori dal proprio cortile. A Genova, per esempio, hanno fatto una scelta precisa: basta vernici tradizionali, si passa ai materiali bicomponenti. Costano quattro, cinque volte di più. Ma durano sei, otto anni. Non mesi. Anni. Il che significa meno interventi, meno cantieri, meno spreco di denaro pubblico nel lungo periodo.
A Chivasso molti attraversamenti pedonali in centro sono stati rialzati e realizzati con cubetti di marmo bianco. Risultato? Durano praticamente per sempre. Una soluzione semplice, concreta, visibile. E, soprattutto, funzionante.
C'è chi fa peggio di Torino e Settimo Torinese. A Roma il problema è ancora più grave. Una perizia ha trovato vernici fuori standard, con riflettenza sotto i limiti di legge. Qui non si parla solo di usura: si parla di materiali sbagliati, lavori fatti male, forse appalti gestiti con leggerezza. O peggio.
Allora la domanda è inevitabile: perché altrove sì e qui no?
Perché a Torino si arriva – dopo anni – ad ammettere che “le strade sono provate da anni di incuria”, mentre a Settimo ci si limita a una scrollata di spalle?
La risposta, ancora una volta, è scomoda ma evidente: è tutta una questione di scelte. Politiche, prima ancora che tecniche.
Si può decidere di spendere poco e spesso, alimentando un ciclo infinito di manutenzioni tampone. Si può anche decidere di spendere quasi niente e chissenefrega. Oppure si può investire di più subito e risolvere il problema per anni. È una questione di visione. E, forse, anche di coraggio.
E poi c'è Settimo, dove, come tutti sanno, si preferisce spendere i "dindi" per il festival dell'Innovazione e per le gite culturali in Cina
Nel frattempo, i cittadini continuano ad attraversare strisce che scompaiono, scoloriscono, diventano invisibili. E ogni attraversamento diventa una scommessa.
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