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Sanità piemontese, il capolavoro di Riboldi: meno visite, più attese

Il Piemonte è tra le regioni che prescrivono meno, ma le liste d’attesa restano infinite. Domenico Rossi e Daniele Valle (Pd) portano il caso in aula: “Paradosso inspiegabile, l’assessore Federico Riboldi risponda”

Sanità piemontese, il capolavoro di Riboldi: meno visite, più attese

Valle Riboldi

C’è un Piemonte che riesce nell’impresa — non banale — di far aspettare i cittadini anche quando le visite, sulla carta, nemmeno si prescrivono. Una specie di capolavoro amministrativo, dove la scarsità non produce efficienza ma solo attese infinite. Achiedere conto di questo piccolo prodigio della sanità regionale sono i consiglieri del Partito Democratico Domenico Rossi e Daniele Valle. Hanno deciso di trascinare il caso fino in aula, dove l’assessore alla Sanità Federico Riboldi dovrà, volente o nolente, cimentarsi con la matematica di base.

“I numeri del flusso tessera sanitaria 2025 non sono un’opinione — attaccano —: il Piemonte è 17° su 21 regioni per prescrizioni in rapporto agli abitanti”.

Tradotto per i non addetti ai lavori: 1.020,1 ricette ogni mille residenti, mentre altrove — Lazio, Emilia-Romagna — si viaggia su numeri ben più robusti. Insomma, qui si prescrive poco. Poco, ma evidentemente ancora troppo, visto che il sistema va in tilt lo stesso.

Il punto è tutto lì: meno prescrizioni, ma liste d’attesa degne di un romanzo di Kafka. Visite cardiologiche, neurologiche, ortopediche: mesi di attesa, quando va bene. Quando va male, si supera l’anno. Più che una prenotazione è una scommessa sulla propria sopravvivenza.

E allora la domanda — banale, quasi ingenua — arriva puntuale: com’è possibile? Se si prescrive meno, teoricamente si dovrebbe smaltire meglio. Invece no. In Piemonte si è riusciti a trasformare la riduzione della domanda in un peggioramento dell’attesa. Una specie di magia che merita almeno una spiegazione, se non un premio per l’originalità.

Riboldi venga in aula a spiegarlo”, insistono Rossi e Valle. Tra le mani un’interrogazione urgente con tanto di tabelle comparative. Non slogan, ma numeri. Che però, si sa, hanno il brutto vizio di non piegarsi facilmente alla narrazione.

E qui il sospetto — nemmeno troppo velato — è che il problema non sia solo quanto si prescrive, ma cosa succede dopo. Mancano medici? Mancano strutture? Gli ambulatori lavorano a mezzo servizio? O più semplicemente gli slot disponibili evaporano in qualche triangolo delle Bermuda amministrativo? Domande scomode, che chiamano in causa non il fato ma la gestione.

tabella

“I piemontesi pagano le tasse come tutti gli altri italiani e hanno diritto alle stesse cure”, ricordano i due consiglieri. Un concetto elementare, ma evidentemente non ancora metabolizzato nei corridoi della sanità regionale.

E poi c’è il convitato di pietra: i fondi, inclusi quelli del PNRR. Soldi veri, non promesse. Investimenti che avrebbero dovuto accorciare le liste d’attesa e invece, almeno per ora, sembrano aver prodotto soprattutto comunicati stampi.

“Vogliamo dati, obiettivi e responsabilità”, affondano Rossi e Valle. Traduzione: basta storytelling, servono risultati.

Ora la parola passa all’assessore Federico Riboldi, chiamato a spiegare come si riesca a far funzionare così poco anche quel poco che c’è. Non è facile: serve una certa creatività per trasformare un sistema già leggero di suo in un ingranaggio che si inceppa comunque. Ma, a quanto pare, in Piemonte anche questo è possibile.

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