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Strage di piccioni tra Caselle e Borgaro, interviene la consigliera regionale: "Dobbiamo sapere cosa è successo"

«La scena che i volontari si sono trovati davanti è agghiacciante», sottolinea Sarah Disabato, che parla senza mezzi termini di una vicenda che impone risposte rapide

Sarah Disabato del Movimento 5 Stelle

Sarah Disabato del Movimento 5 Stelle

«Gli animali non sono bersagli». Parte da qui l’intervento della capogruppo regionale del M5S Sarah Disabato, che chiede chiarezza su quanto accaduto il 20 aprile tra Caselle e Borgaro, dove decine di piccioni sono stati uccisi o feriti in piena area abitata.

La scena che si sono trovati davanti i volontari delle associazioni Ali Urbane e Carrots Power non lascia spazio a interpretazioni.

Corpi sull’asfalto, altri animali ancora vivi ma incapaci di muoversi, colpiti e lasciati agonizzanti nei campi. Un intervento che, secondo quanto riferito alle associazioni, sarebbe stato condotto da una persona che avrebbe sparato senza alcuna segnalazione visibile o delimitazione dell’area, dichiarando poi di avere le autorizzazioni necessarie. Un punto, questo, su cui ora si concentrano le verifiche.

Il bilancio è pesante. Circa 50 carcasse recuperate e 25 animali ancora vivi, trasportati d’urgenza nelle cliniche veterinarie del territorio. A intervenire sono stati i volontari di Ali Urbane e Carrots Power, che si sono trovati a gestire una situazione estrema, tra animali in stato di shock, ferite da arma da fuoco, ali e arti compromessi. Cure immediate, interventi chirurgici, radiografie, terapie lunghe. Tutto concentrato in poche ore.

La scena che si è presentata agli occhi dei soccorritori

«La scena che i volontari si sono trovati davanti è agghiacciante», sottolinea Sarah Disabato, che parla senza mezzi termini di una vicenda che impone risposte rapide. «È indispensabile che le autorità facciano subito chiarezza su autorizzazioni, modalità operative e responsabilità». Il nodo è tutto qui: capire se quanto avvenuto rientri davvero in un’attività autorizzata o se ci si trovi di fronte a un’azione fuori da ogni perimetro normativo.

Perché anche nei casi di contenimento faunistico esistono regole precise. Sicurezza pubblica, segnalazioni, modalità operative. E soprattutto il rispetto del benessere animale. Elementi che, alla luce delle testimonianze raccolte, sembrano essere stati quantomeno messi in discussione.

«È inaccettabile che vengano meno il rispetto del benessere animale e le norme di sicurezza pubblica», insiste Disabato. «Gli animali non sono bersagli». Una posizione netta, che si inserisce in una vicenda destinata ad avere sviluppi anche sul piano formale: le associazioni stanno raccogliendo elementi per un esposto, mentre resta da chiarire anche un altro aspetto segnalato dai presenti, quello di animali raccolti e inseriti in sacchi senza la certezza che fossero già morti.

Nel frattempo, nelle cliniche veterinarie si lavora senza sosta. Venticinque animali ancora vivi, tutti in condizioni critiche. Una corsa contro il tempo che pesa sulle spalle di una rete di volontari che ora chiede aiuto anche sul piano economico per sostenere le cure.

La vicenda ha già superato il livello della cronaca. È diventata un caso politico e civile. E adesso pretende risposte precise, non versioni generiche.

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