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Sciolze fuori dai Comuni montani: l’opposizione chiede conto al sindaco

A rischio fondi, scuola e servizi dopo la nuova classificazione

Una veduta del Comune di Sciolze

Una veduta del Comune di Sciolze

Il Comune di Sciolze è uscito dall’elenco dei Comuni montani e nessuno lo ha spiegato ai cittadini. Domani sera il tema arriva in Consiglio comunale, con un’interpellanza del consigliere Luca Bannò che punta dritto su un punto: cosa è successo davvero e quali conseguenze sta già pagando il paese.

Il documento, presentato dal capogruppo di opposizione, parte da un fatto preciso: “la perdita dello status di Comune montano, con conseguenze dirette sull’accesso a specifiche misure di sostegno”. Un passaggio tecnico solo in apparenza, perché dentro ci sono fondi, agevolazioni fiscali, servizi e margini di sopravvivenza per una comunità piccola e fragile.

Il punto, però, secondo Bannò, è anche politico. “Si chiede come mai non sia stata data alcuna comunicazione alla popolazione di Sciolze riguardo ad un fatto tanto importante”. Tradotto: possibile che un cambiamento di questo peso sia passato sotto silenzio?

L’interpellanza mette in fila anche il contesto. Non un episodio isolato, ma una traiettoria. “Negli ultimi anni Sciolze ha subito perdite significative: la chiusura della caserma; la scomparsa della bocciofila; l’assenza di una Pro Loco”. E ancora: meno servizi, meno spazi per i giovani, meno attrattività. “Tutto ciò sta trasformando Sciolze in un semplice dormitorio”, scrive Bannò, indicando un rischio che molti residenti percepiscono già nella vita quotidiana.

Dentro questa cornice, la perdita delle agevolazioni per i Comuni montani diventa un moltiplicatore del problema. Non solo meno risorse, ma anche meno strumenti per contrastare il calo demografico e difendere servizi essenziali. Tra questi, uno su tutti: la scuola. L’interpellanza richiama esplicitamente “parametri più flessibili per il mantenimento dei plessi scolastici nei Comuni con basso numero di iscritti”, oggi messi in discussione.

Non è solo una questione economica. È anche un tema di sicurezza e organizzazione. Bannò lo scrive nero su bianco: “Senza convenzione, il Comune non ha una struttura operativa pronta e non ha un coordinamento formale in caso di emergenza”. Un passaggio che lega la classificazione amministrativa a effetti concreti sul territorio.

Luca Bannò consigliere comunale di opposizione

Da qui le domande al sindaco Vittorio Moncalvo e alla giunta. Sette quesiti puntuali: dalla conferma ufficiale dell’uscita dall’elenco dei Comuni montani alla data e agli atti che l’hanno determinata, fino alle eventuali iniziative per ottenere un riesame della posizione di Sciolze. E ancora: se il Comune fosse stato informato per tempo, se siano state fatte valutazioni sugli impatti, se esista una strategia condivisa con altri enti nella stessa situazione.

Infine, la richiesta più politica: “la volontà di intraprendere un ricorso, nonostante i costi da sostenere”, perché – sostiene Bannò – i benefici di un rientro sarebbero superiori.

Domani sera non si discuterà solo di una classificazione amministrativa. Si discuterà della direzione in cui sta andando Sciolze e di quanto l’amministrazione abbia governato – o subito – questo passaggio. Il nodo è tutto lì: perdita di status o perdita di visione.

Sciolze, 1.400 abitanti sulla collina di Torino

Sciolze oggi è un Comune piccolo della collina torinese che conta poco più di millequattrocento abitanti. Un numero che, preso da solo, dice poco, ma che acquista peso se letto dentro la struttura del paese. Qui la popolazione è distribuita tra capoluogo e frazioni, con una densità bassa e una dimensione territoriale che rende più complessa l’organizzazione dei servizi. Il dato più significativo è quello demografico: l’età media è alta, attorno ai cinquant’anni, e il rapporto tra anziani e giovani è sbilanciato. Ci sono molti più residenti sopra i 65 anni rispetto ai ragazzi, e questo significa una comunità che invecchia e fatica a rinnovarsi. Negli ultimi anni la popolazione non è crollata, ma non cresce: resta ferma o cala lentamente. È quella linea sottile che separa la stabilità apparente da un progressivo indebolimento. In un contesto così, ogni servizio che si perde pesa di più, ogni riduzione di risorse ha effetti più immediati, ogni scelta amministrativa incide direttamente sulla possibilità di restare un paese vivo e non solo un luogo dove si dorme.

Cosa significa essere “Comune montano” oggi (e perché conta davvero)

Essere classificati come Comune montano, oggi, non è una definizione geografica ma una leva amministrativa che incide in modo diretto sulla qualità della vita. La normativa nazionale, aggiornata di recente, ha ristretto i criteri basandosi su parametri tecnici come altitudine, morfologia del territorio e caratteristiche fisiche dell’area, ridisegnando l’elenco dei Comuni che possono accedere a specifiche tutele. Dentro quell’elenco non ci sono solo etichette, ma risorse e regole diverse. I Comuni riconosciuti come montani hanno accesso a finanziamenti dedicati, a misure fiscali agevolate e a strumenti pensati per compensare lo svantaggio strutturale di territori meno accessibili o meno attrattivi. Ma soprattutto, questa classificazione incide sui servizi. Nel caso della scuola, per esempio, permette deroghe che rendono possibile mantenere classi e plessi anche con pochi iscritti, evitando chiusure che nei piccoli centri hanno effetti immediati sulla vita quotidiana e sulla tenuta sociale. Allo stesso modo, la qualifica di Comune montano è legata alle politiche contro lo spopolamento e alla possibilità di attivare interventi mirati. Perdere questo status significa uscire da un perimetro di protezione e ritrovarsi a competere con realtà più grandi e strutturate senza avere gli stessi strumenti. Ed è qui che il tema smette di essere tecnico e diventa politico: perché la classificazione decide non solo come viene definito un territorio, ma anche quanto quel territorio viene sostenuto.

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