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22 Aprile 2026 - 09:48
Bosco del Vaj, non si ferma la protesta: firme in aumento. Chiesta la sospensione dei lavori
Le firme continuano a salire. E con loro cresce anche il livello dello scontro attorno al Bosco del Vaj di Castagneto Po, sulla collina di Chivasso.
La petizione “Salviamo il Bosco del Vaj” ha superato quota 650 adesioni. Non è più una protesta nata sui social nel giro di poche ore: è diventata una mobilitazione strutturata che ora si muove anche sul piano formale, con richieste precise indirizzate agli enti.
Una comunicazione ufficiale è stata inviata dai promotori della petizione all’Ente di Gestione delle Aree Protette del Po Piemontese, al Comune di Castagneto Po, ad ARPA Piemonte, alla Riserva PoGrande – Sito MAB UNESCO e alla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO.
Tre i punti chiave: sospendere i lavori, verificare la conformità degli interventi, rendere pubblica tutta la documentazione progettuale attraverso l’accesso agli atti.
Il terreno, però, non è solo burocratico. È anche – e soprattutto – quello che si vede sul campo.
A fronte delle rassicurazioni arrivate dall’Ente Parco, che aveva parlato di interventi limitati e circoscritti, emergono nuovi elementi che alimentano dubbi.
In località Roc, venerdì 17 aprile, sono comparse ulteriori strutture in rete elettrosaldata in un’area di alto valore paesaggistico. Un segnale che, secondo i promotori della petizione, farebbe pensare a un’estensione delle opere con utilizzo di cemento.
Non solo. Viene segnalata dai promotori della raccolta firme anche la rimozione di elementi naturali storicamente presenti nell’alveo, tra cui massi che contribuivano alla formazione di una cascatella oggi scomparsa. Al loro posto, interventi con pietra e cemento.
Il punto, allora, si sposta. Non è più soltanto la necessità di mettere in sicurezza il bosco – che nessuno contesta apertamente – ma le modalità con cui lo si sta facendo.
“Non stiamo chiedendo di bloccare la sicurezza,” spiega Paola Giuriato, promotrice della petizione, “ma che gli interventi siano coerenti con il valore naturalistico del Bosco del Vaj. Parliamo di un’area che rientra nella rete Natura 2000 e in un sito riconosciuto MAB UNESCO: non può essere trattata come un cantiere qualsiasi.”
E ancora: “Le oltre 650 firme dimostrano che non è una posizione isolata. I cittadini chiedono trasparenza, chiedono di vedere i progetti, di capire cosa si sta facendo davvero. E soprattutto chiedono che si scelgano soluzioni compatibili con l’ambiente, non invasive.”
Il Bosco del Vaj, già al centro di un confronto acceso tra esigenze di sicurezza e tutela del paesaggio, entra così in una nuova fase. Più politica, più formale, meno confinata ai commenti online.
Da una parte resta la linea dell’Ente, che parla di interventi necessari dopo anni di erosione e dopo l’alluvione del 2025. Dall’altra cresce una mobilitazione che non si accontenta delle spiegazioni e chiede verifiche, atti, responsabilità.
Il caso, ormai, è aperto. E non riguarda più solo un sentiero o un cantiere. Riguarda il modo in cui si decide cosa può cambiare — e cosa no — dentro un’area che dovrebbe essere protetta.

Lavori nel bosco
Il Bosco del Vaj, a Castagneto Po, non è un’area verde qualunque. È un ecosistema raro, stratificato nel tempo, dove convivono castagni, querce e nuclei di faggio risalenti all’epoca glaciale. Un’anomalia botanica che rende questo tratto di collina un unicum nel panorama piemontese. L’area è inserita nella rete Natura 2000 come Zona Speciale di Conservazione e rientra nel riconoscimento MAB UNESCO del territorio del Po. Tradotto: non è solo un luogo da frequentare, ma un ambiente da tutelare secondo criteri precisi, dove ogni intervento dovrebbe tenere insieme fruizione e conservazione. Ed è proprio su questo equilibrio — fragile per definizione — che oggi si concentra lo scontro.
Gli interventi avviati nel Bosco del Vaj rientrano in un progetto di sistemazione idrogeologica finanziato con fondi europei POR-FESR 2021/2027, avviato dopo anni di erosione del suolo e aggravato dall’alluvione del 2025. L’obiettivo dichiarato è mettere in sicurezza la rete sentieristica: stabilizzare i versanti, regolare il deflusso dell’acqua e ricostruire i tratti più compromessi. In concreto, però, i lavori includono anche opere strutturali visibili — canalizzazioni, utilizzo di pietra cementata, armature metalliche e consolidamenti — che in alcuni punti trasformano in modo evidente il tracciato naturale. Ed è qui che si apre il nodo: interventi necessari per evitare il dissesto, ma che secondo una parte della cittadinanza rischiano di modificare in modo permanente il paesaggio che dovrebbero proteggere.
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