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22 Aprile 2026 - 09:26
Volevano ridurli ad uno solo con ricadute pesanti sul traffico automobilistico
La domanda dei cittadini alto-canavesani rispetto alla ferrovia elettrificata è sempre la stessa: “Quando entrerà in funzione?”. Sembra però che dovrebbero porsene soprattutto un’altra: “Quale impatto avrà il passaggio del treno sulla vita di chi percorre in auto le nostre strade?”.
Non sarà un impatto da poco ma, in base a quanto riferito in consiglio comunale dal sindaco di Cuorgnè Giovanna Cresto, si sarebbe potuto rivelare ben più grave. “Per quanto riguarda i tempi siamo messi abbastanza bene – aveva spiegato la prima cittadina dopo l’incontro tenutosi ad inizio marzo in Regione fra sindaci, assessore regionale, R.F.I, ditte incaricate dei lavori – anche perché gli interventi legati al PNRR vanno terminati entro giugno per non perdere i contributi. Entro fine anno è prevista la conclusione delle altre opere”.
Tutto bene? Non proprio. Il progetto era basato sul binario unico non solo lungo il percorso - com’è sempre stato - ma anche nelle stazioni di Pont e Cuorgnè dove i binari finora erano più d’uno: quelli in eccesso avrebbero dovuto essere rimossi. Cos’avrebbe comportato il nuovo assetto? A riferirlo era stata ancora Giovanna Cresto: “Nel momento in cui il treno si fosse mosso da Rivarolo in direzione di Pont, da Settimo sarebbe stato diramato a tutti i passaggi a livello l’ordine di chiudersi immediatamente, in modo sincronico, per un tempo che sarebbe potuto arrivare anche a 40 minuti. Una volta giunto a Pont il treno sarebbe ripartito in direzione opposta e il blocco dei caselli si sarebbe ripetuto. Dopo tanti anni senza servizio ferroviario non siamo più abituati a questo tipo di attese ed imprecheremo di sicuro anche per 5 minuti: figuriamoci per 40! In certe zone le persone avrebbero dovuto programmare le proprie uscite in base agli orari ferroviari e in caso d’emergenza cosa sarebbe successo? Le sbarre, una volta abbassate, restano chiuse! In località come Campore ci si sarebbe ritrovati fuori dal mondo”.
Bontà loro, i grandi decisori avevano sottoposto ai sindaci convenuti a Torino una proposta alternativa: “Creare dei punti di scambio in modo da avviare le chiusure comune per comune, man mano che il treno procederà, con attese per gli automobilisti di 5-8 minuti. Serviranno ancora 15 mesi di lavoro invece di 10 ed altri 3 milioni di euro in aggiunta ai 10 previsti ma abbiamo detto tutti di sì, tanto più che non saranno i Comuni a tirar fuori il denaro”.
Con questo nuovo allungamento dei tempi, la riapertura nel 2026 svanisce. Quando la linea potrà entrare in funzione? “Azzardiamo il 2027 – ipotizza il sindaco - ma è meglio non sbilanciarsi tanto più che, dopo la conclusione dei lavori, saranno necessari sei mesi per le verifiche”.
L’elettrificazione della tratta ferroviaria Rivarolo-Pont, come si sa, è questione annosa. Spesso era stata promessa e poi accantonata anche perché comportava tutta una serie di problemi tecnici di non facile risoluzione, fra cui l’altezza insufficiente delle gallerie e la presenza di tanti attraversamenti. Come aveva spiegato in Consiglio comunale a Cuorgnè l’assessore alla Viabilità e ai Trasporti Simone Ambrosio “i progetti in realtà sono due e procedono parallelamente. Uno riguarda l’infrastruttura in sé; l’altro la sicurezza, con la soppressione di alcuni passaggi a livello che non rispettano i parametri imposti dall’attuale normativa. A Cuorgnè di passaggi a livello ne abbiamo tanti e li volevano chiudere quasi tutti!”.
“Persino quello di Via Fillak! – aveva aggiunto il sindaco –con la conseguenza di dividere in due la città”. Eppure non si trattava che di una parte del problema, come avevano rivelato le sue parole: “Il progetto iniziale, risalente al 2019 e che ci era stato illustrato per la prima volta nel 2022, configurava una situazione drammatica. Prevedeva la demolizione del ponticello di Via Trione con la costruzione di due muri laterali; una complicata deviazione della fognatura; l’abbattimento di tutti i fabbricati posti sopra la galleria ferroviaria tra il Peso Pubblico e Via Ivrea perché, secondo le norme, sopra le gallerie non ci dev’essere nulla. Chiedemmo una deroga da parte del ministero e la ottenemmo. In occasione del sopralluogo portammo i tecnici sul posto mentre si sarebbero voluti limitare ad osservare le fotografie e, quando arrivarono lì, si sorpresero che gli edifici fossero abitati ed ospitassero attività produttive…”.
Non si può fare a meno di domandarsi in base a quali dati e con quali criteri vengano progettate le opere pubbliche affidate alle grandi imprese che operano a livello nazionale ed internazionale. Come vengono programmati gli interventi che coinvolgono una pluralità di soggetti? Quali controlli effettuano gli enti superiori prima di decidere che un progetto merita di essere approvato?
I Comuni non vengono consultati preventivamente ma solo informati a decisioni già prese, salvo poi sprecare tempo e denaro per rimediare ad errori che si sarebbero potuti evitare confrontandosi con chi il territorio lo conosce. Quanto al coordinamento fra le diverse società erogatrici di servizi (trasporti, elettricità, acqua, gas, telefoni) semplicemente non esiste.
Sono due i passaggi a livello di Cuorgnè eliminati con l’elettrificazione della ferrovia ma avrebbero dovuto essere di più.
Cinque, sei, sette? Nemmeno se ne ricorda con precisione l’assessore Ambrosio, tanto era stato lo sconcerto suo e del sindaco nell’apprendere cosa bolliva in pentola.
Dopo molti incontri e sopralluoghi, l’amministrazione comunale ha ottenuto di sacrificare soltanto il N. 30 di Località San Giuseppe ed il N. 31 di Località Verneto, poco distanti uno dall’altro lungo la strada che porta alla frazione Campore. In entrambi i casi servirà una viabilità alternativa, che ha richiesto l’approvazione di una Variante Urbanistica.
Per quanto riguarda San Giuseppe, l’accesso alla borgata è garantito dal sottopasso ferroviario esistente che però non sarebbe accessibile ai mezzi fuori misura: questi dovranno passare da Via Camposanto. Nel secondo caso il problema si pone per un gruppetto di case: le si potrà raggiungere attraversando il successivo passaggio a livello in Località Giannone per poi tornare indietro sul lato opposto della ferrovia. Fortunatamente il percorso è breve.
Rispondendo ad una domanda del capogruppo dei <Moderati e Indipendenti> Danilo Armanni, che proponeva in entrambi i casi la creazione di <strade bianche>, Ambrosio ha spiegato che per quella di Verneto sarà così ma non per l’altra: “Abbiamo chiesto di asfaltarla per motivi di tenuta e di durata, visto che vi transiteranno i mezzi pesanti. Avrà anche la regimazione delle acque e l’illuminazione che finora non c’era. Poi vedremo come regolamentarne l’accesso per evitare che da viabilità alternativa si trasformi in principale. Sarà sicuramente ciclo-pedonale, con accesso limitato per i veicoli a motore: solo quelli appartenenti ai residenti e quelli di grosse dimensioni".
Il sindaco Giovanna Cresto ha aggiunto: “L’asfalto, una volta sistemato, ce lo scordiamo per un po’ di anni. Le strade bianche invece richiedono una manutenzione continua e dispendiosa. In quel tratto di veicoli pesanti ne passano: ci sono i mezzi agricoli delle numerose cascine, gli autocarri della ditta che commercia in legname, quelli che riforniscono il ristorante, quelli che portano il gasolio. Oltretutto se dovessimo decidere di asfaltare in un secondo tempo, i costi se li dovrebbe accollare il Comune”.
Anche per l’ultimo passaggio a livello di Campore, quello verso la cava, era prevista la chiusura ma è venuto fuori che tale tratto di strada è utilizzato dall’ENEL per raggiungere la propria centrale e non se n’è più parlato.
Quando riapriranno le stazioni ferroviarie di Pont, Cuorgnè e delle altre località a monte di Rivarolo? In tanti se lo chiedono ma non trovano risposte. Avverrà quest’anno o nel 2027? Dopo decenni di tribolazioni e anni e anni di chiusura totale, non è facile provare fiducia. Anche perché di risposte chiarificatrici non ne arrivano. Giungono ogni tanto notizie sconcertanti come quelle fornite dal sindaco di Cuorgnè Giovanna Cresto un mese addietro. Altri primi cittadini non sanno nulla: è il caso di Pont con Paolo Coppo.
Su una cosa sembrano concordare: non sarà il 2026 ma il 2027… se andrà bene.
Coppo lo ha ipotizzato nel corso della seduta di consiglio di venerdì 17 aprile dopo che il consigliere di opposizione Raffaele Costa aveva ripetuto di aver scritto alla Regione e ad R.F.I. per ottenere lumi: una sua richiesta di accesso agli atti non aveva infatti trovato riscontro.
Il sindaco ha formulato quest’ipotesi: “E’ probabile che la linea ferroviaria torni in funzione nel 2027 ma non ci sono certezze”. Per il resto si è detto all’oscuro di tutto: “Non posso risponderti se non ci sono atti formali. Hai voluto scrivere alla Regione ed hai fatto bene, ti potranno fornire informazioni sicuramente migliori di quelle che possiedo io”.
Il suo interlocutore avrebbe voluto sapere qualcosa sull’incontro svoltosi a Torino lo scorso 24 febbraio, al quale erano stati convocati tutti i sindaci dei comuni interessati. “Per una riunione di questo tipo credo venga redatto un verbale!” – ha esclamato, citando poi notizie emerse negli ultimi tempi: “Si sono accorti a lavori in corso che in mezzo ai paesi ci sono dei passaggi a livello e che le chiusure vanno coordinate: cosa intendono fare ora? Oltretutto il PNRR si avvicina a scadenza: se si va oltre non sarà più possibile richiedere i contributi”.
Il sindaco però ha ripetuto di non sapere ancora nulla.
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