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Decreto sicurezza, Meloni tira dritto: “Non è un pasticcio” ma scoppia il caos in Aula

Opposizione all’assalto dei banchi del governo, seduta sospesa: tensione altissima alla Camera

Decreto sicurezza

Decreto sicurezza - Caos in Aula

Scontro frontale sul decreto sicurezza, tra la linea dura del governo e la protesta clamorosa delle opposizioni in Aula. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni difende il provvedimento senza arretrare, mentre alla Camera si arriva a momenti di forte tensione con i deputati dell’opposizione che “occupano” i banchi del governo.

«Sul decreto Sicurezza, che io non considero un pasticcio, stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c'erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma. Ma la norma rimane, perché è una norma di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni», ha dichiarato Meloni parlando con i giornalisti a margine della visita al Salone del Mobile.

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Il governo conferma quindi la volontà di approvare il decreto senza modifiche, rinviando le correzioni richieste dal Quirinale a un successivo provvedimento ad hoc.

Ma mentre l’esecutivo prova a chiudere il dossier, alla Camera esplode la protesta. Durante la discussione sulle pregiudiziali, i deputati delle opposizioni accerchiano e occupano fisicamente i banchi del governo, bloccando di fatto i lavori parlamentari.

A intervenire è il presidente di turno della Camera, Fabio Rampelli, che richiama l’ordine: «Non potete bloccare i lavori del Parlamento, liberate i banchi del governo». La tensione però non si placa e porta all’espulsione del deputato dem Arturo Scotto e alla sospensione della seduta.

Alla ripresa dei lavori, lo stesso Rampelli annuncia la convocazione della conferenza dei capigruppo alle 15. Solo a quel punto i parlamentari dell’opposizione, che chiedevano da ore un confronto formale sul decreto, tornano ai propri posti.

Nel frattempo, il governo lavora a una soluzione tecnica per superare uno dei nodi più contestati del provvedimento: è allo studio un nuovo decreto legge per abrogare la norma che prevede un incentivo per gli avvocati impegnati nelle pratiche di rimpatrio volontario. Il correttivo dovrebbe essere pubblicato in Gazzetta ufficiale insieme alla legge di conversione del decreto sicurezza.

Una mediazione che però non basta a spegnere lo scontro politico. Le opposizioni chiedono chiarezza e denunciano la gestione del provvedimento, mentre l’esecutivo tira dritto rivendicando la bontà delle norme.

Il risultato è un’Aula trasformata in campo di battaglia politico, con un decreto destinato ad approdare al voto tra tensioni, proteste e divisioni sempre più profonde.

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