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Nuovo studio sulla salute da 10mila euro a Torrazza. La consigliera comunale all'attacco: “Ma i vecchi dati dove sono finiti?”

Affidato l’incarico al dottor Gulino, ma riemerge il nodo degli studi mai presentati

Gavazza e Rozzino di Torrazza Piemonte

Gavazza e Rozzino di Torrazza Piemonte

Il Comune rilancia il monitoraggio epidemiologico, ma il passato torna a bussare con forza.

A Torrazza Piemonte la nuova indagine sulla salute dei cittadini non arriva in un vuoto. Arriva dopo studi già fatti, pagati e rimasti per anni fuori dal dibattito pubblico. È su questo punto che interviene la consigliera comunale Martina Gavazza, che riporta la discussione su un terreno più scomodo: quello della memoria e della trasparenza.

«A Torrazza si torna a parlare di monitoraggio epidemiologico: la Giunta ha affidato un nuovo incarico per analizzare lo stato di salute della popolazione. Una decisione che riporta alla memoria i tre studi epidemiologici già realizzati anni fa dal dottor Christian Salerno, scelto dalla stessa amministrazione oggi in carica», sottolinea.

La decisione dell’amministrazione guidata dal sindaco Massimo Rozzino è quella di riattivare e aggiornare il controllo sanitario sul territorio, affidando un nuovo incarico professionale al dottor Giuseppe Gulino, medico specializzato in igiene e medicina preventiva, esperto in epidemiologia e attuale direttore sanitario dell’ospedale di Settimo Torinese.

L’obiettivo è costruire un sistema di monitoraggio più strutturato e continuo, capace di analizzare i dati sanitari della popolazione e individuare eventuali anomalie, in particolare concentrazioni anomale di patologie. Una scelta che nasce anche dalla necessità di aggiornare e verificare nel tempo i dati già raccolti, alla luce di un territorio segnato da presenze ambientali sensibili e da infrastrutture ad alto impatto.

Per questo incarico il Comune ha previsto un compenso di circa 10mila euro, una cifra che viene motivata con la complessità dell’analisi richiesta e con la necessità di garantire un approccio scientifico rigoroso. L’intenzione dichiarata è quella di trasformare i dati in strumenti concreti di prevenzione e di fornire all’amministrazione una base solida per orientare le future politiche sanitarie.

Ma è proprio qui che Gavazza riporta la discussione al punto che, secondo lei, resta irrisolto.

«Quegli studi, completi e consegnati nei tempi, avevano già evidenziato dati meritevoli di approfondimento e invitavano il Comune a proseguire il monitoraggio», afferma.
E aggiunge: «Nonostante fossero stati finanziati con risorse pubbliche, non sono mai stati presentati pubblicamente ai cittadini, né discussi con l’esperto. Per anni non sono stati nemmeno pubblicati sul sito istituzionale».

Il passaggio non è secondario. Perché sposta il tema dal “cosa fare oggi” al “cosa non è stato fatto ieri”.

«Solo una mia richiesta formale come consigliera comunale ha portato alla loro recente comparsa online, senza comunicazioni ufficiali o momenti pubblici di confronto», prosegue.
«Un silenzio che pesa, soprattutto quando si parla di salute pubblica e di possibili rischi ambientali».

Il nuovo monitoraggio, quindi, non basta da solo a chiudere il cerchio. Per Gavazza può diventare un’occasione, ma solo a condizioni precise.

«Il nuovo monitoraggio potrebbe rappresentare un’opportunità, ma solo se integrerà i dati già raccolti e se verrà accompagnato da trasparenza, tempi certi e una reale restituzione alla cittadinanza».

Il punto finale resta quello più netto:
«La comunità ha diritto a conoscere i risultati, a porre domande e a vedere trasformati gli studi in azioni concrete, non in documenti destinati a restare in un cassetto».
E chiude: «Il mio impegno civico sarà quello di continuare a vigilare affinché questa volta la scienza non resti sulla carta, ma diventi davvero uno strumento di tutela per tutti».

Il dato politico, alla fine, è tutto qui: Torrazza riparte da un nuovo studio — da 10mila euro e affidato a un nuovo incarico specialistico — senza aver mai davvero fatto i conti fino in fondo con quelli già realizzati. E finché quel passaggio resta in sospeso, la questione non è solo sanitaria. È una questione di fiducia pubblica.

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