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21 Aprile 2026 - 09:55
Quarant’anni per 90 chilometri: l’Asti-Cuneo apre, ma il conto è salato
Ci sono opere pubbliche che nascono già vecchie. L’Asti-Cuneo, oggi finalmente percorribile per intero a quattro corsie, è una di queste. Non per la tecnologia o il tracciato, ma per il tempo che è servito a completarla: quasi quarant’anni tra progetti, cantieri interrotti, promesse e ripartenze.
L’inaugurazione definitiva segna la fine di una delle vicende infrastrutturali più lunghe e complesse del Nord Italia. Un traguardo atteso da generazioni di amministratori, imprese e cittadini, che arriva però accompagnato da un bilancio tutt’altro che leggero. Il costo dei ritardi, secondo le stime più recenti, supera il miliardo di euro, mentre la spesa complessiva per la realizzazione dell’opera sfiora il miliardo e mezzo.
Numeri che raccontano molto più di un’infrastruttura. Raccontano un sistema che ha faticato a portare a termine un collegamento strategico per il Piemonte, capace di unire due territori ad alta vocazione produttiva e turistica come l’Astigiano e il Cuneese.
Il completamento dell’autostrada rappresenta comunque un passaggio chiave. Il tratto tra Cherasco e Alba Ovest, a lungo simbolo dell’incompiuto, è stato finalmente ultimato, permettendo una continuità di percorrenza che fino a ieri era solo parziale. Dal punto di vista della mobilità, significa tempi di viaggio più certi e una maggiore fluidità nei collegamenti tra pianura e aree collinari.
Ma il conto dei ritardi non si misura solo in euro spesi. C’è un altro costo, meno visibile ma altrettanto rilevante: quello delle opportunità mancate. Per anni, la mancanza di un collegamento efficiente ha inciso sullo sviluppo logistico e industriale del territorio, limitando la competitività delle imprese e rallentando la crescita di un’area che oggi punta molto su turismo ed export.
Le ricadute riguardano anche il traffico e l’ambiente. Percorsi più lunghi, deviazioni obbligate e tempi di percorrenza incerti hanno significato consumi maggiori e un impatto ambientale più elevato. Un prezzo pagato quotidianamente da chi, per lavoro o necessità, ha dovuto attraversare questa parte di Piemonte senza un’infrastruttura adeguata.
Ora che l’autostrada è completa, si apre una nuova fase. Il sistema di pedaggio, basato sul free flow, entrerà pienamente in funzione, introducendo un modello più moderno ma anche destinato a incidere sulle abitudini degli automobilisti. Il costo per percorrere l’intero tratto si colloca su livelli in linea con altre infrastrutture simili, ma resta un elemento da monitorare per il suo impatto su utenti e imprese.
L’inaugurazione, però, non chiude il capitolo delle richieste. I territori coinvolti guardano già oltre, con un elenco di interventi considerati necessari per completare il sistema viario. Si parla di opere di adduzione, manutenzione della rete esistente e nuovi collegamenti strategici. Un pacchetto di interventi che richiede ulteriori risorse e che riapre il tema del finanziamento delle infrastrutture.
Il dibattito si inserisce in un contesto più ampio, segnato da vincoli di bilancio e da una crescente pressione sui conti pubblici. Il rischio, secondo molti amministratori locali, è che senza nuove risorse alcuni progetti restino sulla carta, replicando quanto accaduto in passato.
Sul tavolo restano anche questioni irrisolte, come quella delle opere compensative, per le quali si segnalano ancora risorse mancanti. Un tema che alimenta il confronto politico e che potrebbe influenzare i prossimi passaggi amministrativi.
Intanto, tra le ipotesi più suggestive, emerge anche quella di valorizzare l’autostrada come elemento identitario del territorio, legandola simbolicamente alle eccellenze locali, dal vino al tartufo, fino al riconoscimento Unesco delle colline. Un’idea che punta a trasformare un’infrastruttura in un volano turistico, oltre che economico.
Ma al di là dei nomi e delle prospettive future, resta un dato di fatto: l’Asti-Cuneo è finalmente completa. Una buona notizia per chi ogni giorno percorre queste strade, ma anche un monito su quanto possano pesare i ritardi nella realizzazione delle opere pubbliche.
Perché, se è vero che oggi si festeggia un traguardo, è altrettanto vero che il prezzo pagato — in termini economici e di sviluppo — racconta una storia che difficilmente potrà essere dimenticata.

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