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Da degrado urbano a cultura: al Castelletto di San Mauro la nuova mostra “La stanza”

La mostra di Cosimo Carola accompagna la rinascita di un ex edificio abusivo

Da degrado urbano a cultura: al Castelletto di San Mauro la nuova mostra “La stanza”

Da degrado urbano a cultura: al Castelletto di San Mauro la nuova mostra “La stanza”

Per anni è stato un simbolo controverso, nato come costruzione abusiva privata sulle sponde del Po e rimasto a lungo ai margini della vita cittadina. Oggi, invece, il Castelletto di San Mauro Torinese prova a raccontare un’altra storia. Sabato 18 aprile ha inaugurato la mostra “La stanza” dell’artista Cosimo Carola, segnando un nuovo passaggio nel percorso di trasformazione di uno spazio che, nel tempo, ha cambiato completamente funzione e significato.

Non è solo una mostra, ma anche il segno di una trasformazione più ampia. Il Castelletto, per anni associato ad abusivismo e abbandono, è stato progressivamente recuperato e restituito alla comunità come spazio espositivo pubblico. Un cambiamento che oggi prende forma concreta proprio attraverso iniziative culturali aperte alla cittadinanza.

In questo contesto arriva “La stanza”, un progetto che punta tutto sull’intimità. Cosimo Carola costruisce un percorso che invita il visitatore a entrare nel suo mondo, partendo da un’idea semplice: la stanza come luogo più autentico in cui raccontarsi. Un ambiente sospeso, dove coscienza, inconscio e subconscio si incontrano e si confrontano.

Il risultato è un’esposizione che non cerca l’impatto immediato, ma un dialogo più silenzioso. Le opere non si impongono, ma accompagnano chi le osserva in una sorta di relazione personale, descritta come una “danza privata” tra artista e pubblico. Un’esperienza che chiede tempo, attenzione, e una disponibilità ad ascoltare più che a guardare.

La mostra

Accanto a questo percorso individuale, il Castelletto ospita anche una dimensione più collettiva. Nello stesso spazio trovano posto i lavori delle alunne e degli alunni delle scuole sanmauresi, realizzati nell’ambito del progetto Pistaaa!. Disegni che raccontano la città attraverso uno sguardo giovane, creativo, offrendo un contrappunto interessante all’introspezione dell’artista.

Due livelli diversi che finiscono per convivere nello stesso luogo: da una parte la ricerca personale, dall’altra la partecipazione delle scuole. E proprio questa sovrapposizione contribuisce a definire il nuovo ruolo del Castelletto, oggi sempre più spazio aperto, capace di ospitare linguaggi e pubblici differenti.

La mostra sarà visitabile fino al 7 giugno 2026, nei fine settimana, con orario 10-13 e 15-18. Ma oltre alle date, resta il significato di fondo. Perché il Castelletto non è uno spazio neutro: è un luogo che porta con sé una storia particolare, fatta di irregolarità, abbandono e poi recupero. Oggi quella storia si intreccia con un uso completamente diverso, legato alla cultura e alla partecipazione.

Ed è forse proprio questo il dato più interessante: vedere un edificio nato fuori dalle regole diventare, nel tempo, un punto di riferimento per la città. Non più un problema da gestire, ma uno spazio da vivere.

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