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20 Aprile 2026 - 11:37
Settimo “città dell’innovazione”… ma al buio
A Settimo Torinese c’è una certezza che non tradisce mai: prima o poi, la luce se ne va. E no, non è una metafora esistenziale. È proprio l’illuminazione pubblica.
Succede di nuovo. Via Pascoli, ancora lei. Quattro giorni al buio. Quattro. Non ore, non una notte sfortunata. Giorni interi in cui i lampioni decidono di prendersi una pausa, lasciando residenti e passanti a orientarsi tra ombre, buche e una buona dose di rassegnazione. Più che illuminazione pubblica, un esperimento di sopravvivenza urbana.
La segnalazione è lapidaria: “Siamo al buio da 4 giorni. Non aggiungo altro se non il disdegno più totale.”
E in effetti c’è poco da aggiungere, se non una domanda semplice, quasi ingenua: ma davvero nel 2026 l’illuminazione pubblica è ancora un optional?
Perché il punto è proprio questo: non è una novità. Negli ultimi anni Settimo Torinese ha collezionato blackout come fossero figurine. Dal centro alle periferie, da via San Mauro al Villaggio Fiat, passando per le vie più “sensibili” come via Pascoli, il copione è sempre lo stesso: luci che saltano, segnalazioni che si accumulano, interventi che arrivano (quando arrivano), e poi, immancabile, il ritorno al buio.
Un déjà-vu continuo, quasi rassicurante nella sua prevedibilità.
C’è stato il centro città lasciato nell’ombra per settimane, con tanto di polemiche e proteste sotto lampioni spenti. C’è stata via San Mauro, improvvisamente al buio proprio mentre si sosteneva che “non ci sono problemi”. Coincidenze? Forse. Ma a Settimo le coincidenze, a quanto pare, funzionano a interruttore.
E poi quartieri interi, come il Villaggio Fiat, raccontati dai residenti come zone fantasma. Strade dove la sera arriva e semplicemente resta, senza che nessuno provi davvero a contrastarla. E nel mezzo, una costante: la sensazione che si intervenga sempre dopo, mai prima. Sempre a rincorrere il buio, mai ad anticiparlo.
Ora, di nuovo, via Pascoli. Che a questo punto più che una strada è diventata una categoria dello spirito. Un simbolo. Il luogo dove il problema si manifesta, sparisce, ritorna. Come una serie tv, solo senza finale.
Resta una sensazione difficile da ignorare: qui non si tratta più di un problema tecnico, ma di un problema cronico. Strutturale. Qualcosa che non si risolve con un intervento tampone, con una lampadina cambiata o con una segnalazione chiusa in fretta.
In Comune, quando qualcuno li interpella, dicono che è colpa di chicchirichì, ma la verità è che gli impianti sono vetusti, ci vorrebbe un investimento ma non ce n'è traccia.
Quattro giorni senza luce non sono un incidente. Sono un tempo lungo. Abbastanza lungo da far nascere una domanda seria. Quand'è che l'Amministrazione comunale guidata dalla "visionaria" Elena Piastra deciderà di preoccuparsi e occuparsi davvero della sua città e meno dei cinesi? Quand'è che Settimo smetterà di parlare di innovazione e si concentrerà sulla vita di tutti i giorni? Strade, marciapiedi, parchi, luci, topi..
E allora sì, il disdegno è più che comprensibile. Anche perché, a forza di stare al buio, a Settimo Torinese si rischia di perdere non solo la luce… ma anche la pazienza. E quella, a differenza dei lampioni, una volta finita difficilmente si riaccende.
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