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19 Aprile 2026 - 22:20
Alpini
Una locandina affissa in paese riaccende una domanda che va oltre il calendario delle celebrazioni. A Casalborgone, il centenario del gruppo alpini cade proprio nei giorni del 25 aprile. Una coincidenza solo apparente, che apre un nodo più profondo: il rapporto tra memoria locale e memoria nazionale, tra ricorrenze associative e il significato civile della Liberazione.
Riceviamo e pubblichiamo la lettera al giornale di Ermanno Vitale di Casalborgone:
In una bacheca di Casalborgone, oltre che in rete, si può prendere visione della locandina che trovate qui di seguito, con tanto di logo del Comune. L’Associazione nazionale alpini (sezione di Torino – Gruppo di Casalborgone) annuncia per il 25 e 26 aprile un ricco programma di celebrazioni, da tenersi in Casalborgone, relative a un centesimo anniversario che evidentemente risale a un accadimento del 1926, dunque in pieno ventennio fascista. Di che cosa si tratta, che cosa si ricorda e si festeggia? Non si tratta certo della fondazione del corpo degli alpini, costituito con regio decreto il 15 ottobre 1872 a Napoli, ma probabilmente della costituzione del gruppo locale, atteso che la sezione di Torino – la più antica, detta appunto “la Veja”, fondata nel 1920 – ha festeggiato il centenario a luglio del 2022, con due anni di ritardo.

La locandina degli Alpini
Ora, nulla in contrario che il gruppo degli alpini di Casalborgone festeggi il suo centenario, ci mancherebbe altro. Ma, mi chiedo, era proprio il caso di sovrapporre questo evento locale che riguarda un’associazione con le celebrazioni del 25 aprile, con quel giorno che la Repubblica italiana ha stabilito come festivo per non dimenticare gli orrori della dittatura fascista e della sua suddita alleanza con il nazismo? Per ricordare dunque la Liberazione, grazie anche alla Resistenza partigiana coordinata dal Comitato di Liberazione nazionale, espressione dell’antifascismo nella pluralità delle posizioni politiche, che testimoniò l’esistenza di un’altra Italia, civile e democratica, capace di portarci fuori con le nostre forze da un ventennio tragico che lasciò il Paese in macerie? Non si poteva semplicemente portare rispetto e scegliere un’altra data, anche senza attendere due anni, come peraltro fece, non importa per quali motivi, la Sezione di Torino?
Il rapido accenno, nel programma del centenario, alla “Presenza al cippo di Frazione Baudina per il momento di ricordo per le vittime” conferma la superficialità nel riconoscere la diversa e superiore importanza che le celebrazioni della Liberazione hanno, o dovrebbero avere, rispetto a centenario del gruppo degli alpini. Vittime di che cosa? Di un incidente stradale? Non c’è una parola in questo programma che richiami e riconosca senza reticenze il significato del 25 aprile. Eppure, fra gli alpini vi furono anche partigiani. Uno per tutti, Nuto Revelli, ufficiale degli alpini e grande comandante partigiano. Anche per rispetto di questa memoria interna al corpo degli alpini, la Liberazione avrebbe dovuto essere onorata come merita, tanto più da ex militari che hanno servito la Repubblica nata dalla Resistenza.
Al momento in cui scrivo – domenica 19 aprile – l’amministrazione comunale non ha ancora comunicato cosa intende fare per celebrare la Liberazione, ma evinco proprio dalla locandina degli alpini che ci si limiterà come al solito alla passeggiata a Frazione Baudina. La fervida fantasia che l’amministrazione dimostra quando si tratta di inseguire la chimera del “turismo di prossimità” si inaridisce del tutto quando si tratta invece di ricordare i valori della Costituzione repubblicana. Eppure, in zona, è considerata un’amministrazione progressista. Ma confido in un soprassalto di impegno per gli anni a venire. In fondo, sperare non costa nulla.
Ermanno Vitale
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