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Cronaca

Addio a Gian Fredo Camillo, orologiaio e storico fotografo di Cavagnolo

Il suo negozio era un punto di passaggio dentro un sistema economico e umano che oggi non esiste più: quello delle piccole botteghe, dei mestieri costruiti con le mani, della fiducia che si guadagnava nel tempo

Addio a Gian Fredo Camillo, orologiaio e storico fotografo di Cavagnolo

Addio a Gian Fredo Camillo, orologiaio e storico fotografo di Cavagnolo

A Cavagnolo è morto Gian Fredo Camillo, aveva 85 anni. E per capire davvero perché se ne va un pezzo della memoria del paese, non basta dire che era un orologiaio o un fotografo. Bisogna tornare indietro, a quando Cavagnolo, ma anche Brusasco, Monteu, Lauriano, ecc... ecc..., funzionavano in un altro modo.

Il negozio di Camillo, in via Cristoforo Colombo, davanti alla fermata dell’autobus sulla Sp 590 della Valle Cerrina, non era solo un’attività. Era un nodo. Un punto di passaggio dentro un sistema economico e umano che oggi non esiste più: quello delle piccole botteghe, dei mestieri costruiti con le mani, della fiducia che si guadagnava nel tempo. Un’Italia che si muoveva piano, spesso in bicicletta, e che proprio su quella lentezza ha costruito il proprio sviluppo.

Camillo stava dentro quella storia lì. Non per racconto, ma per vita concreta. Orologiaio e fotografo, due mestieri che oggi sembrano lontani, ma che allora stavano insieme: aggiustare il tempo e conservarlo. Fotografarlo.

Nel suo negozio passava tutto: gli orologi da rimettere in funzione, i rullini da sviluppare, le foto tessera, i servizi importanti. 

Negli anni Ottanta e Novanta quel posto era un riferimento. Non perché fosse l’unico, ma perché era parte di una rete diffusa di micro-attività che tenevano in piedi il territorio. Prima ancora, quel modello nasceva da un’Italia povera che si era inventata un’economia a pedali: artigiani che si spostavano in bici, botteghe ambulanti, servizi portati direttamente alle persone. Poi quelle attività hanno trovato casa, sono diventate negozi, punti fermi. Come quello di Camillo.

E lui quella dimensione non l’ha mai persa. Lo si vedeva attraversare il paese in bicicletta, da via Stazione al negozio e ritorno. Sempre lo stesso tragitto, ogni giorno. Camillo e la sua bicicletta, anche negli anni della pensione, finché la salute ha retto. Non era solo un’abitudine. Era un modo di stare dentro la comunità, di restare visibile senza mai mettersi in mostra.

Aveva anche una passione per la musica, coltivata lontano dal banco di lavoro. Un dettaglio che dice molto: una vita concreta, fatta di mestiere e presenza, ma non chiusa su sé stessa.

Quando ha abbassato la serranda, quel mondo era già cambiato. Le foto stavano per diventare digitali, gli orologi si sostituivano invece di ripararli, i negozi avevano perso centralità. Ma il segno era rimasto: anni di lavoro che avevano costruito relazioni, abitudini, memoria.

Il manifesto funebre restituisce la dimensione familiare: Camillo lascia i figli Alessandro, Paola, Andrea con Daniela e Giovanni con Giulia, i nipoti Greta, Elisa Sofia, Davide, Edoardo, Ludovica e Carlotta.

I funerali si terranno martedì 21 aprile alle 15 nella parrocchia dei Santi Eusebio e Secondo.

Con Gian Fredo Camillo non se ne va solo un uomo. Se ne va un commerciante che ha segnato una stagione del paese. Quella in cui il lavoro era presenza quotidiana, riconoscibile, quasi familiare. 

E quella bicicletta, che lo portava avanti e indietro ogni giorno, resta l’immagine più onesta per ricordarlo. Non una nostalgia. Una traccia precisa di ciò che siamo stati.

Ai familiari un abbraccio e le più sentite condoglianze.

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