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19 Aprile 2026 - 18:33
La sindaca Elena Piastra, il sindaco di Wenzhou e il presidente del consiglio Luca Rivoira
A Settimo Torinese succede una cosa curiosa: la città c’è, l’amministrazione un po’ meno. O meglio, c’è ma altrove.
Nel fine settimana del Mercato Europeo — quello delle bancarelle, dei profumi internazionali, delle strette di mano istituzionali e delle foto con il bicchiere in mano — la sindaca Elena Piastra e il presidente del Consiglio Luca Rivoira non si sono visti. Spariti. Dissolti. Nemmeno un passaggio tra crauti e paella, tra birre belghe e patatine fritte. Nulla.
La sindaca, per dire, non si è neanche presentata — pur nel suo ruolo di vicepresidente — all’assemblea nazionale di Ali tenutasi a Bergamo. Evidentemente era fuori rotta.
Eppure qualcosa ha scritto. Certo. Su Facebook. Un post sul bonus asili nido. Perché la comunicazione, a Settimo, non si ferma mai. Si può essere ovunque, basta parlare di qualcosa che non tradisca la posizione geografica. Il bonus asili nido è perfetto: funziona a Settimo, a Roma e anche a diecimila chilometri di distanza. È la diplomazia del contenuto neutro.
La verità? La sindaca non c’è. Non è in Italia.
È partita sabato scorso, l’11 aprile, per la Cina. Accompagnata dal presidente del Consiglio Luca Rivoira, naturalmente. Perché certi “percorsi” non si fanno da soli. Sono viaggi lunghi, impegnativi, pieni di futuro.
È la continuazione di un percorso “cinese”. A Wencheng, 290 mila abitanti nel distretto di Wenzhou, nella provincia cinese dello Zhejiang. Un posto che, fino a poco tempo fa, per molti settimesi era più o meno una suggestione geografica.
Presto diventerà un oggetto di delibera sulle spese di viaggio, se ce ne sono state.

Succede tutto questo per dare corso a "un percorso". Perché a Settimo non si fanno cose: si danno corsi ai percorsi. Insomma, altro che crauti e birre, paella e patatine: qui si pasteggia con nuvole di drago, involtini primavera e ravioli al vapore. L’internazionalizzazione, quella vera.
Il primo passo concreto è arrivato alla fine di settembre del 2025, quando una delegazione settimese guidata dalla sindaca e dal presidente del Consiglio è stata ospitata dalla Città Metropolitana di Torino per incontrare il sindaco di Wencheng, Yang Deting. In quell’occasione è stato firmato un memorandum d’intesa, cioè un documento per dire: "ci siamo incontrati, ci siamo piaciuti, poi vediamo".
Un documento preliminare che impegnava entrambe le parti a lavorare per arrivare alla firma di un vero e proprio patto di amicizia. E' seguita una delibera approvata dal Consiglio comunale.
Insomma, il futuro è già scritto. I cartelli non ci sono, ma sono già lì: “Benvenuti a Settimo-Wencheng”. Gemellaggio d’Oriente e Occidente. Che poi, in fondo, suona anche bene. Settimo Torinese non è poi così distante dal modello cinese dei capannoni industriali: solo che là producono componentistica per l’automotive, qui sono vuoti. Là si lavora e si produce, qui si producono conferenze stampa e post su Facebook. Sempre produzione è. Cambia il genere.
Dal memorandum al gemellaggio vero e proprio sarà un attimo. E sarà la diplomazia del selfie, a cui Piastra tiene più di ogni altra cosa. Un clic, una foto, un sorriso, ed ecco che la geopolitica diventa album.
A Wencheng per capire come risolvere il problema delle luci a intermittenza in interi quartieri. A Wenzhou per capire come si sistemano le buche in via Pascoli. A Wenzhou per capire come si combatte la desertificazione commerciale.
Per il ritorno il lessico è già pronto. Scambi culturali. Una delegazione cinese era venuta a visitare la Biblioteca che tutto il mondo ci invidia, e una delegazione di Settimo Torinese è andata a visitare il Tempio di Anfu, a spese del contribuente, ma con grande spirito di apertura.
«Questa volta – aveva ricordato il presidente del Consiglio Rivoira in consiglio – il percorso è nato dal basso, dalle realtà presenti sul territorio e in particolare dalle comunità straniere che negli anni si sono stabilite a Settimo. Nel caso specifico, dalla comunità cinese, che negli anni ha investito soprattutto nel commercio e nell’imprenditoria…».
Il legame tra Settimo e Wenzhou, infatti, non è casuale. Secondo i dati ricordati in aula, circa l’80 per cento dei cittadini di origine cinese residenti a Settimo Torinese proviene proprio da quell’area della Cina. U
Il rapporto tra le due città ha già avuto alcuni momenti simbolici. Durante l’ultimo Capodanno cinese, ad esempio, la torre del municipio di Settimo è stata illuminata di rosso, mentre nello stesso momento a Wencheng è stata accesa la Pagoda della Prosperità. Un gesto coordinato tra le due amministrazioni. La globalizzazione luminosa.
Wencheng, aveva spiegato ancora Rivoira (già con i biglietti aerei in tasca), è una città che ha sviluppato politiche importanti in tema di ecologia e gestione delle risorse idriche. I suoi fiumi e i sistemi di raccolta dell’acqua sono utilizzati non solo per l’approvvigionamento della capitale regionale ma anche per la produzione di energia elettrica. Un tema che potrebbe diventare terreno di collaborazione con Settimo, dove negli ultimi anni sono state sviluppate diverse politiche legate alla creazione di nuovi spazi verdi e alla gestione dei corsi d’acqua locali. L’acqua unisce i popoli, soprattutto quando scorre lontano.
Tra i temi più innovativi inseriti nel patto c’è quello legato all’intelligenza artificiale. Nella città di Wencheng sarebbe stato istituito uno dei primi assessorati dedicati proprio all’AI. L’idea è di portare alcune di queste realtà anche al Festival dell’Innovazione e della Scienza organizzato a Settimo dalla Fondazione ECM, con l’obiettivo di presentare nuove tecnologie in anteprima europea e rendere l’evento ancora più internazionale. L’intelligenza artificiale che incontra la pazienza reale.
Il patto prevede anche collaborazioni nel campo sportivo e scolastico, con la possibilità di organizzare scambi tra studenti, viaggi di studio e iniziative tra associazioni sportive. Insomma, tutto quello che serve per continuare il percorso.
Che, nel frattempo, prosegue. In silenzio. Senza post. Senza annunci.
Con il bonus asili nido, però, sempre aggiornato.
A Settimo Torinese ta succedendo una cosa che, a pensarci bene, avrebbe divertito molto Marco Polo. Non tanto per il viaggio ma per chi lo sta facendo e, soprattutto, per come non lo si sta raccontando.
Perché questa volta verso Oriente non è partito un mercante veneziano, ma la sindaca Elena Piastra. Con meno cammelli e più voli intercontinentali, certo, ma con la stessa ambizione: guardare a Est e portare a casa qualcosa. O quantomeno l’idea che qualcosa, prima o poi, possa anche arrivare.
L’idea è semplice: se la Cina è la fabbrica del mondo e a Settimo di fabbriche ne sono rimaste due, magari si può fare uno scambio. Loro portano fabbriche, operai, robot. Settimo porta le visioni e i sorrisetti di Elena Piastra. È una divisione del lavoro quasi perfetta: da una parte chi produce, dall’altra chi immagina. E pazienza se, come si dice, chi vive sperando… ha già capito come va a finire.
Del resto la globalizzazione non è altro che questo: un posto dove si produce poco che guarda un posto dove si produce molto e pensa che, forse, si può fare qualcosa insieme. O almeno iniziare un percorso. Che è già metà del lavoro, soprattutto a Settimo, dove i percorsi abbondano più delle fabbriche e finiscono tutti dentro ai comunicati.
Naturalmente non è detto che succeda davvero. La storia economica è piena di patti, memorandum, accordi, strette di mano, missioni imprenditoriali e delegazioni sorridenti. Poi arrivano i conti, i costi dell’energia, la burocrazia, le autorizzazioni, e l’entusiasmo globale si riduce a una pratica edilizia da compilare in triplice copia, possibilmente con entusiasmo allegato.
Ma l’idea resta affascinante. Immaginate un giorno di passare davanti a uno di quei capannoni che da anni guardano la strada con la malinconia delle cose abbandonate e scoprire che dentro non c’è più il vuoto. Che qualcuno sta montando macchinari, parlando una lingua lontana, caricando scatole su un camion diretto verso il porto di Genova. Sarebbe quasi commovente. Più o meno come vedere una promessa mantenuta.
Sarebbe un piccolo miracolo geopolitico: la Via della Seta che sbaglia uscita in tangenziale e finisce a Settimo Torinese.
Resta la domanda. Se Marco Polo ha scritto Il Milione, Elena Piastra che cosa ci racconterà al suo rientro? Il titolo è già pronto: Il Percorso. Che è un titolo perfetto per i tempi moderni: non dice dove si parte, non dice dove si arriva, ma nel mezzo dà l’impressione che qualcosa stia succedendo.
A Settimo Torinese, del resto, succedono cose che a Marco Polo sarebbero sembrate fantascienza. Non tanto il viaggio verso Oriente, ma il modo in cui lo si gestisce: si parte, si arriva, si incontra… ma si evita accuratamente di dirlo. Una nuova forma di esplorazione: discreta, silenziosa, quasi elegante. L’Oriente c’è, ma non disturba.
È la versione amministrativa della Via della Seta: meno spezie, più sottrazione.
Perché il punto non è andare in Cina. Il punto è andarci senza che la cosa diventi un fatto. Senza foto di partenza, senza cronache, senza quel minimo di enfasi che perfino Marco Polo, con tutta la sua modestia, si concedeva.
Non perché non si voglia dire, ma perché si sta ancora cercando di capire come raccontarlo: chi ha pagato cosa, quanto è costato a chi, e soprattutto quale sia, alla fine, il senso di tutto questo. Che è la domanda meno esotica di tutte, ma anche la più difficile da far digerire a chi paga le tasse.
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