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Ombre su Torino

Ucciso per una sigaretta

Un ragazzo ucciso per una sigaretta, la folla pronta al linciaggio e due innocenti nel mirino: la storia di Giorgio Munteanu

Morire per una sigaretta

30 gennaio 2010 ore 19.

Borgo Vittoria, Torino nord.
Circa 200 persone sono partite da via Vibò e stanno risalendo via Bibiana, tra i clacson delle auto bloccate nel traffico.
Non è una manifestazione politica, non ci sono bandiere né slogan e, anzi, per la maggior parte quella gente sta in silenzio. Quei pochi che parlano tra di loro dicono sempre la stessa cosa: “li andiamo a prendere”.

L’avanguardia del corteo inizia a correre una volta imboccata via Breglio, all’inseguimento di una coppia di adolescenti diretti verso un bar all’angolo con via Chiesa della Salute. I due entrano e tentano di barricarsi chiudendo la porta ma, all’arrivo della folla, non possono che nascondersi e chiedere al proprietario di chiamare la polizia.
La tensione è altissima: dentro i due giovani, spaventatissimi, non sanno perché stiano per essere linciati mentre fuori, adesso si, ogni parola sa di tentativo di farsi giustizia da sé.

L’arrivo delle forze dell’ordine permette di creare un cordone di sicurezza e i due fuggiaschi vengono messi in salvo. È a quel punto che gli agenti stessi si confrontano con quella moltitudine di facce arrabbiate. “Lasciateceli, sono loro!” urlano da una parte “non sono stati loro, non c’entrano niente” gli rispondono gli uomini in divisa.

Per capire cosa è successo bisogna tornare a qualche ora prima.

Sono circa le 16 e Giorgio Munteanu, 15 anni, è a casa di un amico a cui deve tagliare i capelli. È sabato e quella sera la passeranno in discoteca ma già dal pomeriggio stanno insieme tra scherzi, risate e musica sparata a tutto volume.
Scendono dopo circa un’ora per dirigersi verso l’abitazione di Giorgio, in via Breglio, e nel farlo attraversano il giardino Giuseppe Allievo, costeggiando via Vibò.

È qui che, all’improvviso, gli si avvicinano due ragazzi più grandi chiedendogli una sigaretta. Giorgio e l’amico gli dicono che non ce l’hanno e li vedono tornare nel loro gruppetto, proseguendo nel loro tragitto. Passa qualche secondo e gli si parano alle spalle, li fermano di nuovo e gli domandano nuovamente da fumare. Stavolta, alla loro risposta negativa, dopo averli presi a pugni, il più adulto tira fuori un coltello: 5 fendenti alla gola abbattono Giorgio Munteanu che muore sul colpo.

In pochi minuti si riversano nel parco tantissimi amici della vittima che, dopo l’arrivo dell’ambulanza e degli inquirenti, recintano il luogo della tragedia con fiori, striscioni e le sciarpe delle squadre del cuore del morto, la Juventus e la Dinamo Bucarest. È a questo punto che vedono due giovani sorridere e li inseguono: il problema è che non c’entrano niente sul serio.

I colpevoli si sono rifugiati a casa dei genitori, a Nichelino, dove vengono catturati. Sono due fratelli di 18 e 26 anni, Cosmin e Catalin Jitaru. Incensurati fino a quel momento, vengono rintracciati dopo aver analizzato le telecamere della zona prima e dopo il delitto e grazie alle testimonianze degli abitanti del posto.

Quel giorno vengono immortalati mentre ciondolano per le strade intorno, bevendo vino e cercando di racimolare dei soldi per la serata. Un occhio elettronico li coglie mentre lanciano un coltello contro una panchina, come se fosse un tiro a segno. Già noti come bulli in quartiere, si scopre che non è la prima volta che vengono coinvolti in azioni del genere ma che, fino a quel momento, nessuno aveva denunciato. Fino a farci scappare il morto.

Le indagini accertano che l’omicida è Catalin. In una confusa confessione, sostiene di aver avuto lui il coltello e di averlo solamente brandito per spaventare Giorgio ma di non ricordare di averlo colpito. Si mostra pentito, riferisce di sentirsi in colpa e di voler cambiare, ottenendo un processo con rito abbreviato.

Qui, secondo le testimonianze della sua psicologa e della sua assistente sociale, l’imputato risulta avere “un sistema elementare di elaborazione dei rapporti e del vissuto e non è in grado di fare ragionamenti complessi” ma questo non gli evita una condanna a 30 anni. 15, per concorso in omicidio, al fratello minore Cosmin.

Le pene, provocando vibrate proteste tra i familiari del deceduto (tra cui la madre che inizierà lo sciopero della fame) vengono riformate in appello, nel novembre 2011: 16 anni a Catalin e 12 a Cosmin.

Il comune, dopo aver provveduto al pagamento delle spese per il funerale, ha intitolato a Giorgio Munteanu un’aiuola in piazzale Giuseppe Allievo dove è stata posta anche una lapide a memento.

La madre del ragazzo, dopo che la targa nel corso degli anni è stata vandalizzata più volte, ne chiese la sua rimozione ma questo non è avvenuto. Nel dicembre 2023, anzi, i lavori di riqualificazione del parco gli hanno dato nuova vita, con un recinto e dei fiori piantati alla base.

Per non smettere di ricordare un povero ragazzo morto per una sigaretta.

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