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19 Aprile 2026 - 18:51
Devietti a Bergamo: “Sicurezza sì, ma serve anche più sociale”
Due giorni di confronto tra amministratori locali per discutere le sfide che attraversano città e territori. Tra i partecipanti all’assemblea nazionale di ALI – Autonomie Locali Italiane, che si è svolta il 16 e 17 aprile a Bergamo, anche la sindaca di Ciriè, Loredana Devietti.
L’appuntamento, dal titolo “Una città per cambiare”, ha riunito sindaci, amministratori ed esperti da tutta Italia, in una fase segnata da trasformazioni economiche e sociali e da un ruolo sempre più centrale degli enti locali. Al centro del dibattito temi come il PNRR, le politiche per lo sviluppo, l’emergenza abitativa, la sicurezza urbana e il futuro delle autonomie territoriali.
«Due intense e importanti giornate a Bergamo», ha commentato la sindaca Devietti, sottolineando il valore del confronto tra amministratori su questioni «urgenti e importanti per le nostre città». Tra i momenti più significativi, il suo intervento dedicato proprio al tema della sicurezza, uno dei nodi più discussi anche a livello nazionale.
«Sono stata invitata, insieme al sindaco di Bologna e di Pavia tra gli altri, a intervenire proprio sul tema della sicurezza», ha spiegato. «Un confronto significativo su un tema di stretta attualità, sul quale bisogna intervenire a livello nazionale con il potenziamento delle forze dell’ordine e delle Polizie Locali e con la messa a terra di strumenti quali la sicurezza integrata tra Stato, regioni e comuni».
Accanto al quadro generale, Devietti ha portato l’esperienza concreta di Ciriè, indicando alcune delle azioni già avviate sul territorio. «Ho parlato di alcune buone pratiche che gli enti locali possono mettere in atto e ho portato l’esempio di Cirié», ha spiegato. Tra queste, il potenziamento della videosorveglianza e dei varchi “Città sicura”, la messa in rete tra sistemi pubblici e privati e il collegamento diretto delle telecamere con la Tenenza dei Carabinieri.
«Anche la rigenerazione urbana è stata utile in questo senso – ha sottolineato – perché ci ha permesso di potenziare l’illuminazione pubblica e di rivitalizzare ulteriormente zone adesso più vivibili e quindi più fruibili e sicure». Un approccio che lega sicurezza e qualità degli spazi urbani, in linea con quanto emerso anche durante i lavori dell’assemblea.
L’incontro di Bergamo si inserisce in un contesto in cui i Comuni sono chiamati a gestire risorse importanti, a partire da quelle del PNRR, e a confrontarsi con sfide sempre più complesse: dalla transizione ecologica e digitale alla gestione dei servizi pubblici, fino al tema della coesione territoriale e delle aree più fragili.
Tra i punti affrontati anche il ruolo degli enti locali nelle politiche di sviluppo e il rafforzamento della capacità amministrativa, oltre a un focus specifico sull’emergenza casa e sulle implicazioni delle recenti riforme in materia di autonomia.
Per la sindaca di Ciriè, il confronto tra amministratori resta uno strumento fondamentale per affrontare questi temi. «Controllo, presenza, prevenzione: tre parole chiave su un tema molto complesso», ha concluso. «Ma anche una responsabilità condivisa, dove tutti, dallo Stato ai Comuni ai cittadini, possono fare la loro parte».
A fronte di queste riflessioni, resta però aperta una questione più profonda che attraversa il dibattito sulla sicurezza. Negli ultimi anni, anche a livello nazionale, il paradigma dominante sembra essersi spostato sempre più verso strumenti di controllo, sorveglianza e presenza sul territorio: più telecamere, più pattugliamenti, più interventi emergenziali. Un’impostazione che risponde a una domanda immediata di sicurezza, ma che rischia di affrontare solo gli effetti, senza intervenire sulle cause.
Il tema, infatti, non riguarda soltanto l’ordine pubblico, ma le condizioni sociali che stanno alla base di molti fenomeni di disagio. Povertà, precarietà, marginalità, difficoltà di accesso ai servizi, fragilità educative: sono elementi che incidono direttamente sulla qualità della vita nelle città e che, se trascurati, finiscono per riproporsi anche sotto forma di insicurezza percepita o reale. In questo senso, un approccio esclusivamente securitario rischia di tradursi in una progressiva militarizzazione degli spazi urbani, senza produrre soluzioni durature.
Da qui la necessità di affiancare le politiche di controllo con investimenti strutturali sul piano sociale. Intervenire su scuola, politiche giovanili, inclusione, accesso alla casa e rigenerazione urbana significa lavorare in una prospettiva di medio-lungo periodo, costruendo contesti più solidi e riducendo alla radice le condizioni che generano conflitto e marginalità. Una sfida complessa, che richiede risorse, visione e coordinamento tra livelli istituzionali diversi, ma che appare sempre più centrale per evitare che la sicurezza venga affrontata solo come risposta emergenziale e non come parte di una più ampia politica di coesione sociale.
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