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“Entrano sani ed escono malati”: bufera sul Cpr di Torino, 32 associazioni scrivono al ministro Piantedosi

Dal rischio suicidi alle carenze sanitarie: scontro sull’ampliamento del centro di corso Brunelleschi

Cpr di Torino, l’allarme delle associazioni: “Più tutele sanitarie e sicurezza per i trattenuti”

Cpr di Torino, l’allarme delle associazioni: “Più tutele sanitarie e sicurezza per i trattenuti”

Torna al centro del dibattito il Cpr di corso Brunelleschi, a Torino, con una presa di posizione netta della Rete torinese contro tutti i Cpr, che riunisce 32 realtà tra enti e associazioni cittadine. Il coordinamento ha inviato una lettera al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e, per conoscenza, al prefetto Donato Cafagna, chiedendo chiarimenti sulle condizioni del centro e sul rispetto delle norme.

Il nodo principale riguarda l’applicazione della sentenza numero 7839 del 2025 del Consiglio di Stato, che aveva parzialmente annullato il decreto ministeriale del 4 marzo 2024, imponendo il ripristino di maggiori tutele per le persone trattenute. Tra gli obblighi indicati figurano nuove valutazioni sanitarie anche dopo l’ingresso nel centro, l’accesso costante alla documentazione medica, la trasmissione delle relazioni socio-sanitarie alle autorità competenti e la registrazione degli eventi critici, come atti di autolesionismo o tentativi di suicidio.

È proprio su questi aspetti che le associazioni chiedono risposte, sottolineando criticità legate alla salute, alla sicurezza e alle condizioni di vita delle persone ospitate nella struttura, dove attualmente si trovano 66 trattenuti. Tra i firmatari della lettera figurano realtà come Gruppo Abele, Cgil, Anpi, Arci, Libera, Arcidiocesi di Torino e Circoscrizione 3.

Le preoccupazioni si inseriscono nel contesto dell’annunciato ampliamento del centro, con lavori previsti per portare la capienza dagli attuali 70 posti fino a 180, il massimo consentito. Una prospettiva che ha riacceso le polemiche, anche alla luce del report presentato da Diletta Berardinelli, garante comunale delle persone private della libertà personale. Nel documento, lungo 122 pagine, vengono evidenziate numerose criticità nella struttura, riaperta nel marzo 2025 dopo due anni di chiusura.

C.P.R. Torino (Centro di Permanenza per il Rimpatrio)

Tra i problemi segnalati emergono carenze negli spazi e nei servizi: mancanza di arredi essenziali, servizi igienici non adeguatamente separati, assenza di sistemi per richiedere assistenza. Anche gli ambienti comuni risultano in parte inadeguati, con disfunzioni nella mensa e situazioni di degrado nei cortili esterni, dove sono stati rilevati rifiuti e sistemazioni di fortuna.

Il quadro si inserisce in una storia recente segnata da tensioni e episodi gravi. Nel 2021 nel centro si tolse la vita il ventitreenne guineano Moussa Balde, mentre nel marzo 2023 la struttura fu chiusa dopo devastazioni interne. Dopo la riapertura, si sono registrati nuovi episodi di protesta e violenza: incendi di materassi, risse tra trattenuti e rivolte culminate con arresti e feriti tra le forze dell’ordine.

Un contesto che, secondo le associazioni, impone una revisione delle priorità: prima delle ipotesi di ampliamento, la richiesta è quella di intervenire sulle condizioni esistenti e garantire il rispetto dei diritti e della sicurezza all’interno della struttura.

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