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Canavese, Avulss riparte con Nastro: “Servono volontari, ma soprattutto relazioni vere”

“Non basta esserci, bisogna saper aiutare davvero”: il nuovo presidente Avulss rilancia su giovani, formazione e comunità

Canavese, Avulss

Da sinistra: Adriana Gallo Pecca, Maurizia Bongera e Michele Nastro

Non è solo un cambio al vertice, ma un passaggio che prova a ridefinire il ruolo del volontariato in un contesto sociale che cambia rapidamente. Michele Nastro, nuovo presidente dell’Avulss “Domenica Naretto”, parte da un presupposto chiaro: oggi aiutare non significa solo essere disponibili, ma anche essere preparati.

L’associazione, storicamente radicata nel Canavese, si trova davanti a una fase delicata. Le richieste aumentano, le fragilità si trasformano, mentre il numero dei volontari rischia di non tenere il passo. È su questo equilibrio che si giocherà il prossimo triennio.

Quali saranno le priorità concrete del suo mandato per rafforzare la presenza dell’Avulss sul territorio e rispondere alle nuove fragilità sociali?

«L’Avulss di Rivarolo fa parte di una rete nazionale che ha già definito con precisione alcune linee guida. Il primo punto è il rafforzamento della formazione e del reclutamento. Non possiamo pensare di affrontare le nuove sfide senza persone preparate. Per questo vogliamo attivare nuovi corsi base e momenti di approfondimento per chi è già in servizio. Poi c’è un tema che oggi è centrale: quello delle povertà relazionali. Non parliamo solo di difficoltà economiche, ma di solitudine, isolamento, mancanza di punti di riferimento. È una realtà che riguarda soprattutto gli anziani, ma non solo. Sempre più spesso incontriamo persone che, pur non avendo problemi materiali gravi, vivono una condizione di fragilità legata all’assenza di relazioni. Per questo vogliamo sviluppare progetti di sostegno e vicinanza, ma anche iniziative di prossimità che favoriscano l’aggregazione. Non basta intervenire quando c’è un problema: bisogna lavorare prima, creando contesti in cui le persone possano incontrarsi e sentirsi meno sole. Un altro aspetto fondamentale sarà la costruzione di reti di collaborazione. Nessuno oggi può operare da solo. Lavoreremo con i Centri Servizi per il Volontariato, le fondazioni, le cooperative sociali, la Caritas e i servizi socio-sanitari. È solo attraverso queste sinergie che possiamo essere davvero efficaci».

Le parole di Nastro delineano un approccio che punta sulla continuità, ma anche su un’evoluzione del ruolo dei volontari, chiamati a muoversi in contesti sempre più complessi.

L’associazione ha lanciato un appello per nuovi volontari: quali strategie intende mettere in campo per coinvolgere soprattutto i più giovani e garantire continuità alle attività?

«Il tema del ricambio generazionale è forse la sfida più urgente. I nostri volontari sono persone straordinarie, ma l’età media si sta alzando e dobbiamo pensare al futuro. L’appello che abbiamo lanciato non è simbolico: è una necessità concreta. Per coinvolgere nuove persone, e in particolare i giovani, dobbiamo partire dalla formazione. È per questo che intendiamo organizzare entro la fine dell’anno un nuovo corso base a Rivarolo. Un percorso pensato per far conoscere l’Avulss, ma anche per fornire strumenti pratici. Chi decide di fare volontariato deve sapere cosa lo aspetta. Non basta la buona volontà: servono competenze, anche di base, per affrontare situazioni delicate senza improvvisare. Il corso serve proprio a questo: offrire una preparazione generale, utile a muoversi con maggiore consapevolezza. Allo stesso tempo, dobbiamo lavorare sulla sensibilizzazione. Far capire che il volontariato non è un impegno residuale, ma un’esperienza che arricchisce. I giovani, se coinvolti nel modo giusto, possono portare energie nuove, idee, capacità di leggere i cambiamenti. Dobbiamo creare le condizioni perché possano sentirsi parte di questo percorso».

Il richiamo ai giovani non è solo una questione numerica, ma anche culturale. Inserire nuove generazioni significa introdurre nuovi linguaggi e nuove modalità di relazione.

In un contesto sociale in evoluzione, come cambierà il ruolo dell’Avulss e quali nuovi progetti o collaborazioni immagina per il triennio 2026-2028?

«Il volontariato oggi deve affrontare una trasformazione. Non basta più l’entusiasmo, serve una sintesi tra cuore e competenza. È questa la direzione che vogliamo seguire. Le nostre priorità si muovono su tre livelli: formazione specifica, innovazione nelle relazioni e collaborazione in rete. Vogliamo continuare a essere un punto di riferimento sul territorio, ma dobbiamo anche adattarci alle nuove esigenze. Un elemento che considero fondamentale è il lavoro in comunione. L’Avulss ha sempre creduto nel valore dell’organizzazione: insieme si può fare meglio, si può garantire continuità e qualità. Non è solo una questione operativa, ma anche culturale. C’è una frase che sintetizza bene il nostro approccio: “fare bene il bene”. Significa unire la disponibilità umana alla preparazione, evitare l’improvvisazione e offrire un servizio che sia davvero utile. I nostri volontari, in questi anni, hanno dimostrato che questo è possibile. Il loro lavoro, spesso silenzioso, è la prova concreta di questo principio».

Nel racconto del presidente emerge una visione che prova a tenere insieme tradizione e cambiamento. L’Avulss resta fedele alla propria identità, ma si prepara ad affrontare un contesto più complesso, dove la domanda di aiuto cresce e si diversifica.

Il territorio del Canavese, con la sua rete di piccoli centri e comunità ancora fortemente interconnesse, rappresenta un banco di prova significativo. Qui il volontariato non è un elemento accessorio, ma una componente strutturale del sistema sociale. In questo quadro, l’Avulss si propone come un punto di riferimento capace di adattarsi senza perdere la propria missione. La sfida sarà quella di mantenere la prossimità che ha sempre caratterizzato l’associazione, integrandola con strumenti e competenze adeguati ai tempi.

Il nuovo corso parte da qui: dalla consapevolezza che la solidarietà, per essere efficace, deve essere organizzata, formata e condivisa. Non basta esserci. Bisogna esserci nel modo giusto.

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