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Castellamonte, la Resistenza raccontata a fumetti: gli studenti ridanno voce al diario di Renzo Forma

Le classi seconde della scuola media Cresto illustrano il diario di prigionia del senatore, tra memoria storica ed emozione

Castellamonte Il Diario di Prigionia di Renzo Forma tradotto in fumetto

Presentato il lavoro svolto dalle seconde classi della Scuola Media Cresto medie della

Raccontare le vicende della Seconda Guerra Mondiale  e della Resistenza attraverso i fumetti è una modalità che si sta affermando negli ultimi anni per avvicinare i giovani a quel periodo cruciale della storia italiana. Far realizzare i fumetti direttamente dagli studenti rappresenta un passo in più per coinvolgerli emotivamente e per stimolare in essi il desiderio di conoscere meglio ciò che avvenne in quegli anni.

E’ quanto si è fatto a Castellamonte dove nella mattinata di venerdì 17 aprile sono stati presentati i disegni attraverso i quali i ragazzi di seconda della Scuola Media <Cresto> hanno illustrato il diario di prigionia del senatore Renzo Forma, pubblicato lo scorso anno dal Consiglio di Biblioteca e dal Comune e donato poi ai ragazzi. Tre le classi coinvolte: la 2A e la 2B sotto la guida dell’insegnante   Emanuela Giulietti, la 2C con l’insegnante Tiziana Biasibetti.

Chi fosse Renzo Forma lo ha spiegato Attilio Perotti, presidente del Consiglio di Biblioteca ed appassionato ricercatore di storia locale, che ha curato insieme a Valentina Altopiedi la pubblicazione  di questo <Diario di prigionia 1943-1945>.

Quando avevo la vostra età  - ha esordito – era forse il personaggio più famoso di Castellamonte perché notaio e senatore”. Forma fu infatti parlamentare della Democrazia Cristiana per vent’anni, dal 1963 al 1983, dalla III all’VIII Legislatura, ricoprendo più volte incarichi di governo come sottosegretario. Fece anche parte della prima Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul sequestro e l’uccisione di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta. Meno noto era invece il suo passato più lontano e doloroso: quello dell’internamento in un campo di prigionia dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943. Forma, nato nel 1916, fu uno dei tanti militari italiani che si rifiutarono di collaborare con i nazisti e che vennero da questi fatti prigionieri.

A Castellamonte, si è detto, era una persona molto nota ma – ha aggiunto Perotti“era anche il padre di un mio compagno di scuola e mi capitò varie volte di andare a casa sua. Solo anni dopo, intervistandolo, mi resi conto di quanto fosse pesata su di lui l’esperienza del campo: rimasi molto colpito dal fatto che piangesse ricordando il lungo periodo di prigionia. Dalle sue parole capii che doveva aver scritto un diario ma non indagai oltre. Il senatore morì nel 2005; pochi anni più tardi scomparve anche il figlio e la famiglia si estinse. Chiesi allora agli eredi se avessero ritrovato quel diario e me lo consegnarono. Speravo che prima  o poi sarebbe stato possibile renderlo pubblico. L’occasione si  è presentata lo scorso anno quando l’amministrazione comunale ha deciso di pubblicarlo nell’ambito delle celebrazioni per gli 80 anni dalla fine della guerra”.

Perotti ha quindi precisato che Forma era un I.M.I. (Internato  Militare Italiano). I campi in cui erano detenuti questi prigionieri non vanno confusi con quelli di sterminio: la loro è un’altra storia, un po’ meno drammatica. Nei  campi di sterminio sopravvisse un prigioniero su 10; in quelli destinati ai militari ne morì 1 su 10 ed in genere per la fame, le malattie, le condizioni di vita ma senza che ci fosse una volontà deliberata di eliminarli”. Ha sottolineato come la vicenda degli internati militari sia poco conosciuta e solo ora si cominci a studiarla in modo più approfondito.  Con una riflessione ed un auspicio inevitabilmente influenzati dall’attuale situazione internazionale, ha concluso: “E’ una storia di tanto tempo fa, risalente a quella che per la mia generazione è stata l’ultima guerra mondiale. Speriamo lo rimanga”.

L’assessore alla Cultura Claudio Bethaz ha sottolineato l’importanza di far conoscere ai giovani quel periodo cruciale della nostra storia anche attraverso le vicende individuali ed utilizzando strumenti come il fumetto, che si adatta in modo particolare alla fascia di età coinvolta nel progetto.

Il lavoro è iniziato nel mese di marzo, dopo che i ragazzi avevano letto il diario. La 2A e la 2B si sono divise i compiti: la 2B ha illustrato la prima parte del diario, la 2A la prima parte. Anche nella 2C si è lavorato per gruppi, ciascuno dei quali si è occupato di un differente periodo della prigionia. Se le tecniche adottate sono le stesse (prevalentemente acquerelli e matite), del tutto diversa è stata la scelta dei colori. Le classi della professoressa Giulietti hanno utilizzato solo tinte cupe, a simboleggiare la durezza della vita nel campo e la perdita di ogni illusione. Al contrario, gli allievi della professoressa Biasibetti hanno scelto colori molto più accesi, dando spazio alla speranza. Stili diversi per sensibilità differenti, che indicano come i ragazzi si siano fatti coinvolgere dal racconto, lasciando spazio alle proprie emozioni.  

Che si siano molto impegnati in questo lavoro lo dimostra anche il comportamento ineccepibile che hanno mantenuto nei due giorni dell’ esposizione e che la vice preside Monica Marchetti ha elogiato: “Bravissimi! Vi siete comportati tutti molto bene e chi è venuto in visita si è complimentato”.

 

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