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Il lupo torna a Lauriano: paura o conoscenza?

Sala gremita per la serata con Paola Bertotto, Sergio Sapetti e Marco Anselmino: tra dati, storia e simboli, il predatore si racconta oltre i pregiudizi

Faccia a faccia con il lupo: avvistamenti nelle campagne intorno a Chivasso. Decine di segnalazioni su facebook

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Nel cuore del Piemonte, tra le colline di Lauriano e le sponde del Po, esiste un territorio dove la storia non è fatta solo di date, ma di simboli profondi che legano l’uomo alla natura e al divino. Un viaggio che parte dal legame ancestrale tra bambini e lupi, attraversa suggestioni antiche e arriva fino alla psicologia dell’istinto. 

La serata “Il lupo torna a Lauriano: minaccia?”, ospitata a Cascina Testore venerdì 17 aprile, si è trasformata in un momento di confronto autentico, dove paura e realtà si sono incontrate grazie alle parole degli esperti. Una sala piena, attenta e partecipe: il tema del lupo ha acceso curiosità, dubbi e, soprattutto, voglia di capire. 

Sul palco, Paola Bertotto, Sergio Sapetti e Marco Anselmino hanno guidato il pubblico in un viaggio tra natura, dati e falsi miti. 

Il silenzio della sala si è fatto ancora più intenso quando ha preso la parola Bertotto, specializzata nella tutela della fauna e della flora per la Città Metropolitana di Torino, riportando il discorso all’essenza stessa del lupo, lontano da narrazioni allarmistiche: “Anche i lupi, quando diventano adulti, hanno due scelte: restare con il branco e aiutare i genitori a crescere i fratelli, oppure andarsene e cercare un territorio, un compagno o una compagna con cui fondare un nuovo branco.” 

Parole semplici, ma capaci di restituire al lupo la sua dimensione più autentica: quella di un animale sociale, con dinamiche familiari complesse e, per certi aspetti, simili alle nostre. 

Nel corso della serata, l’intervento di Sergio Sapetti, docente e divulgatore storico, ha dato ulteriore profondità al dibattito, ricordando come il rapporto tra uomo e lupo sia da sempre segnato più dalla paura che dalla conoscenza. Una paura antica, radicata nella cultura e nelle storie tramandate, ma che oggi – grazie alla scienza – può essere riletta. 

Fino agli anni ’50, a Lauriano, i pastori affidavano gli agnellini ai bambini del paese: un patto di fiducia. Ma Sapetti invita a guardare oltre la cronaca: “Probabilmente il nome ‘Sapetti’ è transitato con questa transumanza degli ovini. Quindi, dietro di me ci sono i lupi che mi seguono… Il lupo oggi dobbiamo vederlo come simbolo psicologico del nostro istinto e della nostra violenza interiore.” 

Spiega come la percezione del predatore sia cambiata nel tempo: quasi invisibile per i Romani, che avevano trasformato il paesaggio eliminando le foreste, il lupo diventa un “mostro” nel Medioevo. Ma è un mostro costruito dall’uomo: 

“Non è tanto il lupo fisico, il canide… è qualcosa di interiore, trasformato come quello sciamano che un tempo rappresentava il nostro legame col profondo.” 

Passeggiando idealmente per Lauriano, Sapetti indica la Turna, un anfiteatro naturale dalla forte potenza sensoriale, dove i suoni arrivano nitidi da ogni direzione: “È un luogo dove c’è un grande tipo di udito… noi non siamo dotati, ma il lupo che abita qui sente di tutto e di più, sia con l’udito che con l’olfatto. È un ottimo posto.” 

In questo scenario, la piccola parrocchia romanica non è solo un edificio: sorge su un antico luogo pagano e druidico, sopra incroci di vene d’acqua sotterranee, un punto di energia che richiama antichi legami tra uomo e natura. 

Spostandosi da Lauriano (l'antica Bodincomagus) a Industria (attuale Monteu da Po), emerge il volto cosmopolita di questo territorio. La città fu resa importante dalla famiglia degli Avilii, mercanti padovani legati al culto egizio di Iside: 

“Quanto c’è di Egitto qui a Lauriano? Tantissimo. Gli Avilio erano già fedeli di Iside e a Industria fondarono un tempio… Il tempio di Iside rappresenta il nero, il colore del limo fertile, della terra che genera vita.” 

Attraverso queste parole, il dualismo tra terra nera (vita) e terra rossa (morte) diventa una chiave per leggere anche il lupo: 

“Il colore del lupo col suo istinto è oscuro: non lo vediamo ma lo sentiamo, perché gli istinti si sentono e non si vedono.” 

La serata ha poi assunto un taglio più concreto quando è intervenuto Marco Anselmino, studioso della fauna con particolare attenzione ai canidi,  portando dati che hanno sorpreso molti presenti: “I lupi incidono sull’agricoltura e sull’allevamento tra l’1 e il 3% dei danni complessivi, molto meno di fattori come la siccità o le alluvioni.” 

E ancora: “Gli uccelli causano fino a quindici milioni di danni, tassi e volpi fino a tre milioni. I lupi tra i quindici e i venti milioni. Ma la peste suina, solo lo scorso anno, è costata circa cinquecento milioni di euro.” 

Un confronto che ha cambiato prospettiva: numeri che, inseriti nel quadro generale, ridimensionano la percezione del rischio. 

Il messaggio emerso è chiaro: il lupo non è una minaccia, ma una presenza con cui convivere, imparando a conoscerla davvero. Non un nemico, ma un elemento dell’equilibrio naturale. 

Non è stata solo una serata informativa, ma un vero viaggio: partendo da dati scientifici e dalla realtà contemporanea, si è arrivati a toccare radici antiche, simboli e significati profondi. Perché parlare di lupi, in questo territorio, significa entrare in una storia che attraversa i secoli. 

A Lauriano, per una sera, il lupo non ha fatto paura. Ha fatto riflettere. 

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