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18 Aprile 2026 - 00:08
Overland verso la libertà: Nicholas parte da Ivrea e punta alla Mongolia. 30 mila km senza filtri
C’è un momento, nella vita di ciascuno, in cui un pensiero si affaccia con prepotenza: “E se lo facessi davvero?”. Un sogno rimandato, una strada mai imboccata, il coraggio lasciato in sospeso. Per molti resta lì, chiuso in un cassetto, protetto e allo stesso tempo soffocato dalla paura di sbagliare. Per qualcuno, invece, quel pensiero diventa una crepa. E da quella crepa entra luce, entra aria, entra una possibilità nuova. È lì che tutto cambia.
«Tutti almeno una volta nella vita avremo voluto fare qualcosa ma non abbiamo mai avuto il coraggio di farlo. Ci sono passato anche io… Sapete che cosa vi dico? Questa volta lo faccio».
Così, con la semplicità disarmante delle decisioni più vere, Nicholas Antignolo in un reel diffuso in questi giorni. Poche parole, e un orizzonte che si spalanca: «Io parto da Ivrea, la città che amo, e vi porterò in Asia. Seguitemi, il viaggio comincia ora…».
Non è solo un annuncio. È un punto di rottura.
Ha 34 anni, è un architetto italiano, vive a Malta. O meglio: viveva. Perché a un certo punto ha deciso di fermarsi per ripartire davvero. Una scelta maturata durante le ferie natalizie, quando il ritmo rallenta, le distrazioni si spengono e resta spazio per ascoltarsi. «Mi sono detto: se non lo faccio adesso, quando lo faccio?».
Una domanda semplice, quasi banale, ma capace di mettere in discussione tutto.
Lasciare una traiettoria definita, un lavoro, una routine, per inseguire qualcosa di incerto non è mai una decisione leggera. Ma è proprio in quell’incertezza che Nicholas ha trovato la sua direzione.
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Da qui nasce “Nick Overlander”, un progetto che è molto più di un viaggio. È un esperimento, una sfida personale, ma anche un racconto collettivo. Due mesi, oltre 15 mila chilometri all’andata e altrettanti al ritorno. Un itinerario che attraversa Europa, Turchia, Caucaso, Uzbekistan, Kazakhstan fino ad arrivare in Mongolia. Migliaia di chilometri di asfalto, sterrato, confini, attese, incontri. Tutto rigorosamente via terra.
Il mezzo è parte integrante della storia: un Toyota Hilux trasformato in casa viaggiante. Sul cassone, una cellula abitativa compatta — circa due metri — dove trovano posto cucina, letto e bagno. Uno spazio ridotto all’essenziale, pensato per vivere in autosufficienza. «Va bene per me che sono 1,80… se sei più alto forse è un po’ stretta», racconta con ironia, lasciando intravedere lo spirito con cui affronta questa avventura: pratico, concreto, senza romanticismi inutili.
Perché dietro “Nick Overlander” non c’è l’epica patinata dei viaggi perfetti. Non ci sono resort, né itinerari confezionati. C’è la realtà. Quella fatta di preparazione tecnica del mezzo, studio dei percorsi, gestione dei documenti e dei visti, pianificazione meticolosa e inevitabili imprevisti. C’è la fatica delle lunghe percorrenze, l’adattamento continuo, le difficoltà quotidiane.
Nicholas ha scelto di documentare tutto. Senza filtri.
Dalla costruzione del progetto alla partenza, dalle pratiche burocratiche fino alle sfide lungo la strada. Un racconto autentico che vuole essere anche uno strumento: una guida concreta per chi sogna di intraprendere un viaggio simile ma non sa da dove cominciare.
La filosofia è chiara: non serve essere eroi. Non servono imprese impossibili. Serve preparazione, semplificazione e la capacità di adattarsi. Serve iniziare, anche senza avere tutte le risposte.
“Nick Overlander” nasce proprio da qui: dal desiderio di mostrare le difficoltà reali, partendo da zero. Perché è nel racconto degli ostacoli — più che nei traguardi — che si costruisce un’ispirazione vera. Un invito silenzioso ma potente rivolto a chi guarda: puoi farcela anche tu.


E mentre lo sguardo si proietta verso l’Asia, le radici restano ben salde nel Canavese. Sua madre, Maura Tousco, insegnante in pensione a Banchette. Suo padre, l’ingegner Alex Antignolo, alla guida della An Plast di Borgofranco. Una famiglia, una storia concreta, fatta di lavoro e quotidianità, che oggi accompagna idealmente questo viaggio straordinario.
In questi giorni Nicholas è immerso negli ultimi preparativi. Controlli al mezzo, sistemazione degli spazi, definizione degli equipaggiamenti, gestione dei visti. Ogni dettaglio conta, perché quando si attraversano confini e si percorrono migliaia di chilometri, l’improvvisazione ha un prezzo alto.
Eppure, nonostante la complessità, resta una sensazione chiara: quella di essere esattamente dove si deve essere.
Il viaggio sarà raccontato passo dopo passo sui social — Instagram e YouTube — e attraverso un sito dedicato. Ma più dei chilometri, più delle tappe, sarà il percorso umano a fare la differenza. Perché ogni partenza porta con sé una trasformazione, e ogni strada attraversata cambia qualcosa, anche quando non ce ne accorgiamo subito.
Dentro quel pick-up che lascia Ivrea e punta verso l’Asia non ci saranno solo attrezzature e mappe. Ci sarà una scelta. Il coraggio di interrompere una linea già tracciata per disegnarne una nuova. La volontà di mettersi alla prova, di accettare il rischio, di convivere con l’incertezza.
E forse è proprio questo il motivo per cui la storia di Nicholas Antignolo parla a tutti. Perché in fondo, ognuno ha dentro di sé un viaggio rimandato. Un’idea lasciata a metà. Un passo mai fatto.
Questa volta, qualcuno quel passo lo sta facendo davvero.
E allora sì, vale la pena seguirlo. Non solo per scoprire dove arriverà, ma per ricordarsi che partire, a volte, è già arrivare.
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