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Custode di tradizioni: Marco e quella fisarmonica che parla al cuore di tutti i canavesani

Sulle orme dei genitori Alfredo e Vittorina, Marco Valsoano si fa interprete della storia di Pont Canavese: un viaggio tra musica e dialetto per custodire l’identità del territorio e tramandare alle nuove generazioni la ricchezza delle proprie radici

Pont Canavese, Marco Valsoano, Canavese

Marco Valsoano, Pont Canavese

In Canavese, dove le Valli Orco e Soana si intrecciano in un abbraccio di tradizioni secolari, la musica non è solo un passatempo, ma il battito vitale di un’intera comunità. Al centro di questo coro si muove Marco Valsoano, nato a Ivrea nel 1974 ma cresciuto e pienamente integrato nel tessuto sociale di Pont Canavese. Il suo percorso è un intreccio armonioso di musica, dedizione alla collettività e un amore profondo per le proprie radici.

La scintilla artistica è scoccata prestissimo, alimentata da una famiglia dove la musica era di casa. Parallelamente ai banchi della scuola elementare, Marco ha intrapreso il suo cammino musicale. Dopo un anno di solfeggio iniziato a 7 anni, scelse con determinazione il suo “strumento di vita”: «Io voglio suonare la fisarmonica» dichiarò, preferendola al pianoforte, allora più in voga tra i suoi coetanei, e dando così inizio ad un viaggio che lo avrebbe reso uno dei pilastri della cultura locale.

Questa vocazione è cresciuta nutrendosi dell'esempio dei genitori: del padre Alfredo Valsoano (1943-2011) - socio fondatore nel 1968 del Coro Alpino Gran Paradiso e nel 1978 dell'Associazione culturale "Ij Canteir" - e della madre Vittorina Giacoletto Roggio (1951-2025) - la cui anima artistica si esprimeva nel ballo e nel canto all'interno della cantoria parrocchiale. Proprio ne “Ij Canteir”, Marco è presente fin da bambino; inizialmente come spettatore, ma ha poi seguito le orme del padre in questo sodalizio, facendone parte attivamente ancora oggi.

Fu poi sotto la guida del suo primo maestro di musica, Gianni Bracco, che Marco iniziò a trasformare la propria emotività in espressione, portando la sua musica fuori dalle mura domestiche e accompagnando le recite scolastiche con la sua fisarmonica.

Dopo aver concluso gli studi superiori di Ragioneria a Cuorgnè, il suo percorso lo ha portato ad affiancare alla passione artistica una vita dedicata al servizio pubblico, operando presso alcuni comuni tra Pont Canavese e la Val Soana, collaborando inoltre con il circolo didattico delle scuole elementari di Pont.

Il debutto musicale ufficiale di Marco avvenne a soli 8 anni davanti agli anziani della casa di riposo di Pont Canavese, un momento di forte agitazione che svanì nell’istante in cui le sue dita sfiorarono la fisarmonica. Da allora, il palco è diventato la sua “bolla artistica”, l'unico spazio dove la timidezza si dissolve per lasciare il posto ad una sicura espressività. ​«L'emotività ce l'ho dentro - confessa Marco, rivelando una sensibilità che vive in parallelo ad una timidezza profonda - Non si direbbe, ma chi mi conosce sa che sono timidissimo. Riesco ad espormi solo se tiro fuori il mio lato artistico.» È quindi una difesa che cade solo nel momento in cui imbraccia il suo strumento, permettendogli di comunicare senza filtri.

Il percorso artistico di Marco è un mosaico di dedizione che abbraccia ogni angolo del territorio. Dal 1981 è una presenza costante nella cantoria parrocchiale, guidata prima da Walter Balagna e oggi da Marco Gallo. Parallelamente, dal 1988, l'Accademia Filarmonica "Aldo Cortese" è diventata la sua seconda famiglia, qui è maturato seguendo la direzione dei maestri Pietro Marchetti, Andrea Ferro e, attualmente, Gianluigi Petrarulo. Per quasi vent'anni, dal 1997 al 2014, ha fatto parte anche del Coro Alpino Gran Paradiso, diretto dai maestri: Fabrizio Gea, Silvio Vuillermoz, Carlo Beltramo e Giovanni Usai.

Marco Valsoano

Marco Valsoano (Péilacan) con Luciana Vallero (Madama Rua) e il Vice Sindaco Mattia Macrì

Oltre alla musica, Marco veste i panni della memoria storica interpretando dal 2017 il ruolo del “Péilacan”, la maschera del Carnevale pontese creata negli anni '80 da Alfredo Ramberti. Al suo fianco brilla la figura di “Madama Rua” - interpretata da Luciana Vallero - personaggio a cui Marco ha dedicato, nel 1999, un brano originale in dialetto locale.

L'impegno di Marco per il territorio si riflette in innumerevoli realtà: collabora da sempre con la Consulta Comunale di Pont e presta regolarmente la sua musica ai raduni dell'Associazione Alpini e alle varie fiere di paese. Unisce così le persone attraverso il lavoro e la passione, continuando a portare la sua musica e la sua disponibilità ovunque ci sia bisogno di far sentire, forte e chiara, la voce del territorio.

Questo suo legame con le tradizioni e la lingua locale è per lui una missione quasi sacra, ereditata dal nonno materno che gli parlava esclusivamente in dialetto pontese fin dall’infanzia. Marco ha interiorizzato pronunce e vocaboli rari, facendone il cuore della sua produzione artistica. Questa dedizione lo porta a collaborare attivamente anche con alcune scuole, tra cui quelle di Pont e di Ronco Canavese, dove si occupa della traduzione di testi per contrastare la perdita dei termini dialettali originali. Ha creato inoltre un suo repertorio personale, interamente in pontese, oggi consultabile sul sito "Barba Zachi", nato dalla profonda amicizia e collaborazione con Giacomo Castagna - curatore del portale e conoscitore appassionato delle leggende, canzoni e tradizioni delle valli.

Ma la fisarmonica, per Marco, non è solo uno strumento di custodia della memoria collettiva, è anche il suo sostegno nei momenti di profondo dolore, come quando ha suonato davanti alla salma della madre Vittorina prima dell'ultimo saluto. «Ho voluto farlo, glielo dovevo» afferma ricordando come lei fosse la prima ad incitarlo a suonare.

Guardando al domani, la missione di Marco è quella di non far svanire l'identità del territorio. Il suo augurio più grande è di poter lasciare un segno di rispetto e di amore per la propria terra, ricevendo in futuro quella stessa stima che la comunità ha sempre nutrito per i suoi genitori, Alfredo e Vittorina. Ed è con questo sguardo rivolto all'orizzonte che Marco descrive il senso profondo del suo viaggio: «Oggi prosegue il mio cammino accompagnato dai miei canti e dalla mia fisarmonica, molte volte in solitudine, percorrendo sentieri che si fanno sempre più impervi. Lo faccio portando sulle spalle il prezioso valore delle nostre tradizioni, con la speranza di trasmetterlo alle nuove generazioni affinché questa piccola traccia del mio passaggio non vada perduta

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