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Regine in scena: alla Reggia di Venaria il potere si racconta attraverso gli abiti

Dal mito alla contemporaneità, 31 costumi che hanno fatto la storia dello spettacolo

Regine in scena: alla Reggia di Venaria il potere si racconta attraverso gli abiti

Regine in scena: alla Reggia di Venaria il potere si racconta attraverso gli abiti

Alla Reggia di Venaria sono gli abiti a raccontare la storia, ancora prima dei volti e delle parole. Tessuti, ricami e dettagli diventano strumenti narrativi capaci di costruire un’immagine precisa di potere, fascino e regalità, attraversando epoche, linguaggi e immaginari.

Dal 17 aprile al 6 settembre, le Sale delle Arti ospitano la mostra “Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro”, un viaggio tra 31 costumi d’autore che hanno dato forma alle più celebri figure femminili della storia e del mito. A firmare la curatela è Massimo Cantini Parrini, uno dei più importanti costumisti italiani contemporanei, affiancato dalla storica dell’arte Clara Goria.

Non si tratta di una semplice esposizione di abiti, ma di un racconto visivo in cui il costume diventa linguaggio. Ogni creazione non è solo un elemento scenico, ma una chiave per interpretare il personaggio: la regalità non è mai un dato naturale, ma una costruzione fatta di simboli, colori e forme.

In mostra convivono cinema, teatro e opera, con una selezione che attraversa grandi produzioni e interpretazioni iconiche. Diciassette abiti arrivano dalla Fondazione Tirelli, uno dei più importanti archivi di costumi al mondo, con centinaia di migliaia di pezzi che raccontano la storia dello spettacolo.

Tra le creazioni esposte ci sono abiti entrati nell’immaginario collettivo. L’oro abbagliante di Cleopatra, reso celebre da Elizabeth Taylor, dialoga con la dimensione più teatrale di Elisabetta I, mentre le figure mitologiche prendono forma nei costumi firmati da maestri come Piero Tosi e Danilo Donati. Qui il confine tra corpo e scena si dissolve: il costume non veste semplicemente l’attore, ma ne definisce identità e destino.

Accanto alla classicità, emerge anche una rilettura più contemporanea delle figure regali. Le interpretazioni di Angelina Jolie, Mélanie Laurent e Kirsten Dunst restituiscono regine più intime, complesse, lontane dall’idea monolitica del passato. La Maria Antonietta pop di Sofia Coppola, ad esempio, segna un cambio di prospettiva: la regalità diventa fragilità, giovinezza, contraddizione.

Non manca la dimensione più evocativa e onirica, con abiti che sembrano pensati per stupire e incantare, come quelli indossati da Monica Bellucci o Michelle Pfeiffer, capaci di trasformare la scena in un luogo sospeso tra realtà e fantasia. Allo stesso tempo, la mostra rende omaggio anche all’opera, con creazioni firmate da artisti del calibro di Arnaldo Pomodoro, Felice Casorati e Giorgio De Chirico, a dimostrazione di quanto il dialogo tra arti visive e spettacolo sia stato fondamentale nella costruzione dell’immaginario scenico.

Il percorso espositivo si muove così tra mito, storia e reinterpretazione contemporanea, ma trova una sua unità proprio nei materiali: oro, argento e bronzo non sono solo scelte estetiche, ma veri e propri codici simbolici che raccontano il potere, la sacralità e la distanza che da sempre accompagnano la figura della regina.

In questo senso, “Regine in scena” non è solo una mostra sul costume, ma una riflessione su come il concetto stesso di regalità sia stato costruito e trasformato nel tempo. Un’immagine che il cinema e il teatro hanno contribuito a fissare nella memoria collettiva, rendendola al tempo stesso eterna e sempre mutevole.

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