AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
16 Aprile 2026 - 21:57
Treni soppressi, ma non per tutti: il caso della dirigente che fa la pendolare con l'autista della scuola
C’è chi si alza all’alba, affronta autobus sostitutivi, cambi, attese e ritardi. E c’è chi, almeno secondo una segnalazione circostanziata, potrebbe aver trovato una corsia preferenziale. Accade nel pieno dei disagi causati dall’interruzione della linea ferroviaria Chivasso–Ivrea, sospesa dal 23 febbraio al 26 aprile 2026 per lavori di potenziamento. Una situazione che ha stravolto la quotidianità di centinaia di pendolari: studenti, docenti, lavoratori. Tutti costretti ad adattarsi. Tutti, o quasi.
Al centro della vicenda c’è un Istituto di Ivrea e l’utilizzo di un mezzo di servizio. Un veicolo che, secondo quanto riferito, sarebbe impiegato con regolarità per "prelevare" la dirigente scolastica – e in alcuni casi anche il direttore dei servizi generali e amministrativi – dalla stazione ferroviaria di Chivasso fino alla sede. Una prassi che apre interrogativi pesanti e che rischia di mettere in discussione non solo l’organizzazione interna dell’istituto, ma anche il corretto utilizzo di risorse pubbliche in un momento particolarmente delicato per il territorio.
Il mezzo in questione non nasce per questo scopo. Negli anni passati era stato messo a disposizione dell’istituto con una finalità ben precisa: supportare studenti con disabilità, facilitare attività didattiche sul territorio, accompagnare progetti come Erasmus e uscite formative. Una funzione chiaramente pubblica, coerente con la missione della scuola e con il ruolo educativo e sociale che un istituto superiore è chiamato a svolgere. Col tempo, però, l’utilizzo si sarebbe progressivamente ampliato, fino ad arrivare – secondo la denuncia – a un impiego quotidiano legato agli spostamenti dei vertici amministrativi. Un cambio di destinazione che, più che organizzativo, appare sostanziale e che impone una riflessione su dove finisca il servizio e dove inizi qualcosa di diverso.
Il punto più delicato riguarda proprio il periodo attuale, quello segnato dai disagi ferroviari. Con la linea interrotta, i pendolari devono raggiungere Ivrea attraverso autobus sostitutivi da Chivasso, affrontando tempi più lunghi, coincidenze meno affidabili e un livello di incertezza che pesa su ogni giornata lavorativa o scolastica. In questo contesto, il mezzo dell’istituto – sempre secondo quanto segnalato – partirebbe dopo l’apertura della scuola, intorno alle 8 dimattina, per raggiungere la stazione di Chivasso. Qui attenderebbe l’arrivo dei bus sostitutivi, per poi prelevare la dirigente scolastica, talvolta insieme al DSGA, e riportarli direttamente all’istituto, con un viaggio di circa un’ora. Un servizio che sembrerebbe ripetersi nei giorni di presenza della dirigente, con una regolarità tale da configurarsi non come eccezione, ma come abitudine.

Il mezzo attende la dirigente scolastica al Movicentro di Chivasso. Ore 9,28 del 15 aprile 2026.
La domanda, a questo punto, è inevitabile e difficilmente eludibile: si tratta di un’esigenza organizzativa legittima oppure di un privilegio costruito su misura? Perché se è vero che la gestione di un istituto complesso può richiedere flessibilità e soluzioni logistiche, è altrettanto vero che tali soluzioni dovrebbero sempre rientrare dentro un perimetro preciso, fatto di regole, autorizzazioni e tracciabilità.
A rendere il quadro ancora più delicato è il ruolo del personale coinvolto. A svolgere il servizio sarebbe infatti un collaboratore scolastico, incaricato anche di mansioni di manutenzione e della guida del mezzo. Dopo aver aperto l’istituto, il dipendente si metterebbe alla guida per effettuare il tragitto fino alla stazione, per poi rientrare con i dirigenti a bordo. E' compatibile con le mansioni assegnate? Esiste un incarico formale che lo preveda? Come viene registrato il servizio e con quali modalità viene giustificato? Domande tutt’altro che secondarie quando si parla di utilizzo di personale e mezzi pubblici.
Il quadro normativo, su questo punto, è meno elastico di quanto si possa pensare. Le auto di servizio della pubblica amministrazione, e le scuole rientrano a pieno titolo in questo ambito, devono essere utilizzate esclusivamente per esigenze istituzionali documentate. Ogni utilizzo deve rispondere a criteri precisi di necessità, economicità, trasparenza e tracciabilità. Non è previsto, in linea generale, l’uso per spostamenti personali o assimilabili al tragitto casa-lavoro, salvo casi eccezionali e formalmente autorizzati. Ed è proprio qui che si gioca la partita: se il trasferimento dalla stazione all’istituto viene considerato parte integrante dell’attività lavorativa, allora devono esistere atti formali, motivazioni precise e una chiara copertura regolamentare. Se invece si tratta di un semplice supporto logistico individuale, il rischio è di un utilizzo improprio, difficilmente giustificabile alla luce delle regole vigenti.
La segnalazione non si limita ai fatti, ma tocca un nervo scoperto: quello dell’equità. Negli anni, viene ricordato, altri lavoratori della scuola, in particolare collaboratori scolastici provenienti da fuori zona, avrebbero dovuto affrontare autonomamente le difficoltà legate agli spostamenti, arrivando in alcuni casi a sostenere di tasca propria costi aggiuntivi pur di rispettare i turni. Oggi, invece, in una fase di disagio generalizzato, emergerebbe una gestione diversa per i livelli apicali. Una percezione che alimenta malcontento e che si riassume in una formula tanto semplice quanto pesante: due pesi e due misure.
Per chiarire definitivamente la vicenda, basterà verificare elementi concreti e verificabili: l’esistenza di un regolamento interno sull’uso dell’auto di servizio, i registri di utilizzo del mezzo, eventuali autorizzazioni della dirigenza e la qualificazione formale del servizio svolto. Documenti che, per loro natura, dovrebbero esistere e che potrebbero stabilire con chiarezza se ci si trovi di fronte a un uso legittimo oppure a una forzatura.
A prima vista, comunque, la vicenda non sembra un episodio da liquidare come polemica. Piuttosto il riflesso di un tema più ampio, che riguarda il modo in cui vengono utilizzate le risorse pubbliche quando le prassi si consolidano e i controlli diventano meno incisivi. In un momento in cui ai cittadini viene chiesto di adattarsi a disagi concreti e quotidiani, anche i comportamenti delle istituzioni, a maggior ragione quelle educative, dovrebbero essere improntati a rigore, coerenza e trasparenza.
Perché la differenza tra un servizio e un privilegio non sta nei chilometri percorsi, ma nelle regole che li giustificano. E soprattutto nella volontà di renderle visibili, verificabili e uguali per tutti.
Per la cronaca, c'è da aggiungere, che secondo quanto riferito, una segnalazione sarebbe stata inviata anche al Provveditorato agli Studi di Torino.
Edicola digitale
I più letti
Ultimi Video
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.