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16 Aprile 2026 - 15:31
L'assessore regionale Federico Riboldi
Alla fine, a forza di girarci intorno, la sensazione è quella di trovarsi davanti a una di quelle storie in cui tutti fanno finta che sia tutto sotto controllo, mentre i numeri continuano a raccontare tutt’altro. Però, volendo proprio semplificare fino all’osso – operazione sempre rischiosa quando si parla di contabilità pubblica – si potrebbe dire che la famosa firma del direttore della Direzione sanità regionale Antonino Sottile sul conto consuntivo della Città della Salute non è più un miraggio irraggiungibile. Non è nemmeno dietro l’angolo, sia chiaro. Diciamo che è in viaggio, ma senza orario di arrivo.
La verità è che il documento in questione, chiuso il 4 novembre dal direttore della Città della salute Livio Tranchida, continua a vivere una sorta di limbo tecnico-amministrativo, dove ogni passo avanti sembra accompagnato da almeno due verifiche, tre pareri e un inevitabile “vediamo”. E infatti, mentre qualcuno sperava che il primo parere bastasse a mettere un punto, ecco comparire il secondo, affidato sempre al commercialista Davide Di Russo. Può succedere quando i conti iniziano a scricchiolare e la Procura accende un faro. Succede che la prudenza diventa improvvisamente una virtù irrinunciabile.
Il nocciolo della faccenda, comunque, è di quelli che fanno venire il mal di testa anche a chi con i bilanci ci lavora tutti i giorni. Si parla di somme che avrebbero dovuto entrare nelle casse dell’azienda sanitaria attraverso le trattenute sulla libera professione dei medici. Avrebbero dovuto, appunto. Perché nella pratica quei soldi non si sono mai visti. E qui arriva il primo capolavoro: la Regione, per evitare che il castello crollasse, ha coperto negli anni queste mancate entrate con risorse proprie. Un gesto nobile, verrebbe da dire. Se non fosse che adesso quei soldi li rivuole indietro.
E come si risolve il problema? Semplice, almeno sulla carta: all'inizio si era pensato di cancellare il credito dal bilancio. Così, per magia, ciò che non è mai stato incassato smette anche di esistere contabilmente. Peccato che, nel frattempo, qualcuno quei soldi li abbia messi davvero. E infatti la Regione oggi presenta il conto, con tanto di aggiustamento per una svalutazione di circa due milioni già fatta negli anni precedenti. .
Lo hanno chiamato: “allineamento contabile”. Un’espressione elegante per dire che si è cercato di rimettere in fila numeri che, evidentemente, avevano preso strade diverse. Il problema è che, quando si rimettono in ordine i conti, spesso non si considerano gli effetti collaterali. E infatti la cancellazione del credito e del relativo accantonamento al Fondo Balduzzi ha avuto un piccolo dettaglio non trascurabile: ha cambiato retroattivamente il quadro delle perdite del 2022 e del 2023.
Dettagli, verrebbe da dire. O almeno così sembra dalle spiegazioni ufficiali. Perché, in fondo, il bilancio 2024 resta comunque in rosso profondo, con oltre 51 milioni di passivo. Una cifra che non ha bisogno di interpretazioni creative.
Però – e qui sta il punto – invece di riscrivere tutto, si sostiene che basti una delibera aggiuntiva. Un’aggiunta, una toppa, una correzione. Chiamatela come volete, purché il consuntivo resti formalmente intatto e possa finalmente avere il via libera che però, guarda caso, continua a non arrivare.
Non perché sia impossibile, ma perché nel frattempo si è aperto a cascata un altro fronte. Quello dei bilanci dal 2012 al 2022, passati al setaccio dagli advisor incaricati ai tempi del commissario Thomas Schael. Gli stessi anni finiti sotto la lente della Procura e oggi al centro di un processo che vede coinvolti sedici tra ex direttori e dirigenti.

E qui il tono cambia. Perché non si tratta più solo di aggiustamenti tecnici o interpretazioni contabili, ma di una vicenda giudiziaria che punta a capire come siano stati gestiti i conti per un intero decennio. E soprattutto cosa sia successo attorno a quella famosa intramoenia e al Fondo Balduzzi, che ormai sembra il protagonista silenzioso di tutta la storia.
Il lavoro degli advisor, atteso a breve, viene descritto con una certa cautela. Nessuno si sbilancia, ma tra le righe si capisce che le sorprese potrebbero non essere esattamente leggere. Anzi, c’è chi già prepara il terreno parlando apertamente di possibili effetti sul bilancio 2025. Traduzione: se qualcosa di grosso emerge, lo si sposta più avanti. Una strategia che ha il pregio di non bloccare il presente, ma anche quello di rinviare i problemi al futuro. Una sorta di “ne riparliamo dopo”, versione contabile.
Nel frattempo, resta agli atti anche il racconto piuttosto diretto di Davide Di Russo, ascoltato dai magistrati a gennaio. Il suo primo parere, quello decisivo per la cancellazione del credito, sarebbe nato in tempi record. Richiesta urgente, necessità di chiudere il bilancio 2024, tempi strettissimi. Tra il 22 e il 30 ottobre il documento era già pronto. Una rapidità che, in altri contesti, verrebbe celebrata come efficienza. Qui, invece, lascia spazio a qualche riflessione.
Anche perché, prima di quella firma, c’era stato chi aveva scelto di non firmare. Thomas Schael, manager tedesco con un approccio evidentemente più prudente, aveva chiesto di capire meglio i conti prima di mettere nero su bianco.
Risultato: uscita di scena e passaggio di testimone. Non prima, però, di aver chiamato gli advisor che oggi tengono tutti con il fiato sospeso.
E così si torna al punto di partenza. Un bilancio da approvare, una firma che ancora manca, una Regione che osserva e valuta, e una serie di verifiche in corso che potrebbero cambiare di nuovo le carte in tavola. Nel frattempo, si continua a parlare di allineamenti, aggiustamenti, delibere integrative. Parole che suonano rassicuranti, ma che nascondono una realtà decisamente più complessa.
Perché, alla fine, la vera domanda resta sempre la stessa: i conti tornano davvero, oppure si sta semplicemente cercando il modo migliore per farli sembrare tali?
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