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Scuola. A Settimo torinese una raccolta firme per il “pasto da casa”

Il capogruppo FdI Enzo Maiolino lancia l’iniziativa: «Libertà di scelta per le famiglie». Sabato il primo banchetto in via Italia

Scuola. A Settimo torinese una raccolta firme per  il “pasto da casa”

Scuola. A Settimo torinese una raccolta firme per il “pasto da casa”

A Settimo Torinese si riapre una discussione tutt’altro che nuova: quella sul “pasto domestico” nelle scuole.

A rilanciarla è Enzo Maiolino, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale. Ha deciso di trasformare un tema da corridoio scolastico e gruppi whatsapp dei genitori in una vera e propria iniziativa politica.

«Come promesso, passiamo dalle parole ai fatti», annuncia, con il tono di chi ha già apparecchiato la tavola e ora aspetta solo gli ospiti. Obiettivo? Introdurre e regolamentare la possibilità, per gli studenti, di portarsi il pranzo da casa, senza rinunciare al momento della mensa.

Non una rivoluzione gastronomica, almeno nelle intenzioni. Piuttosto – spiegano i promotori – una questione di principio. E anche di Costituzione. Non a caso, il comunicato richiama l’articolo 30, quello che assegna ai genitori il diritto (e il dovere) di mantenere, istruire ed educare i figli. Un principio che, secondo Maiolino, dovrebbe estendersi anche al contenuto del cestino del pranzo.

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«Rivendichiamo il diritto di scelta sulla nutrizione e sull’educazione dei nostri figli», insiste il capogruppo. Tradotto: nessuna crociata contro la mensa scolastica, ma l’idea di affiancarle un’alternativa. Una sorta di convivenza pacifica tra chi preferisce il "menu del giorno" e chi, invece, punta sulla pasta preparata a casa o sul panino “firmato mamma”.

Del resto, il modello non è nuovo. A Torino, in diversi istituti, il pasto domestico è già una realtà; a Moncalieri, addirittura, è stato regolamentato in modo strutturato. E allora perché Settimo dovrebbe restare a guardare?

«È un tema di civiltà e libertà individuale», ribadisce Maiolino, lasciando intendere che, almeno su questo, la politica dovrebbe mettere da parte forchette e soprattutto "coltelli".

L’iniziativa non si ferma alle dichiarazioni. Parte infatti una raccolta firme che punta a smuovere l’Amministrazione comunale e a portarla a sostenere le scuole nella definizione di regole chiare. Perché il punto, al di là degli slogan, resta proprio questo: come garantire sicurezza, organizzazione e – soprattutto – pari dignità tra chi mangia il pasto della mensa e chi apre il proprio contenitore portato da casa.

Un equilibrio non semplice, considerando che il momento del pranzo a scuola non è solo nutrizione, ma anche socializzazione. E su questo, almeno sulla carta, sembrano tutti d’accordo: stessa sala, stesso tempo, stesso spazio per stare insieme. A cambiare dovrà essere solo il contenuto del piatto.

Intanto, per chi volesse dire la propria, il primo appuntamento è fissato per sabato 18 aprile in via Italia 18, davanti alla farmacia, con i banchetti attivi dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Un’occasione per firmare, discutere e – perché no – immaginare una scuola dove, accanto al menu del giorno, trova spazio anche quello di casa.

Oppure online cliccando qui: openpetition.org/rtwyb

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