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15 Aprile 2026 - 18:52
Stefania Ferrari
“Questa è la strada fatta apposta per me dal Comune di Albiano a Natale… li hai più visti tu?”. Parla Stefania Ferrari. E in quella frase c’è tutto. L’amarezza. La rabbia. E soprattutto l’abbandono.
Indica una stradina sterrata che corre lungo il canale. Stretta. Sconnessa. Senza protezioni. Una lingua di terra che non dovrebbe essere una soluzione, ma che nei fatti lo è diventata. L’unica.
Perché dall’altra parte c’è un ponte chiuso. E quella strada – che strada non è – è oggi l’unico modo per entrare e uscire da casa. È quella che percorre ogni giorno suo figlio Luca Quagliotti. È quella dove, pochi giorni fa, ha rischiato di finire nel fossato. E allora no, non è un’alternativa. È un pericolo. Un rischio quotidiano.
E soprattutto è il simbolo più evidente di quello che non è stato fatto. Perché il punto, oggi, non è solo la strada. Non è nemmeno solo il ponte. Il punto è il silenzio.
Da tre mesi, infatti, nonostante segnalazioni, richieste formali e PEC inviate – anche con l’aiuto del proprietario di casa – dalle amministrazioni comunali di Ivrea e Albiano non è arrivato nulla.
“Non hanno risposto neppure alle PEC. Mai”.
"Mai": una parola che chiude tutto. Che pesa più di qualsiasi giustificazione. E insieme al silenzio, c’è l’assenza.
“Non si è mai visto neppure un assistente sociale… ma neppure chi dovrebbe vigilare sui passaggi, come previsto dall’ordinanza di dicembre. Qui non arrivano neanche più i corrieri…”
Cioè: si firma un’ordinanza, si vieta il passaggio, si parla di controlli. Ma poi, nella realtà, non c’è nessuno. Nessuno che verifichi. Nessuno che intervenga. Nessuno che si faccia vedere. E intanto la vita si restringe. I servizi saltano. Le consegne non arrivano. La normalità si ferma. “Ed io resto qua… isolata…” si dispera Stefania.
E allora torniamo lì. Davanti a quel ponte. Transenne ben piantate. Divieto totale. Nessun intervento in programma. Nessuna urgenza. Nessuna traccia di lavori. Tutto fermo. Congelato.
Come se tre mesi fossero un dettaglio. Come se, dall’altra parte, non ci fosse nessuno. E invece c’è una famiglia.
Tutto comincia alla vigilia di Natale 2025. Due ordinanze. Gemelle. Fotocopia una dell’altra. Una firmata dal Comune di Ivrea, l’altra da Albiano d’Ivrea. Stesso sopralluogo. Stesso linguaggio burocratico. Stessa formula: “tutela dell’incolumità pubblica”.
E quindi? Chiusura totale del ponte “Bruschetta”. Veicoli. Pedoni. Chiunque. Senza eccezioni. Senza deroghe. Senza alternative.
Fino a quando? Non si sa. Transenne. Stop. Fine della storia? No. Inizio. Perché quel ponte non è un passaggio secondario. Non è una scorciatoia. È l’unica via di accesso a una cascina in via Cigliano, frazione Torre Balfredo. L’unica.
Non esistono strade alternative vere. Non esiste un piano B. E lì vivono Luigi Marcello Quagliotti, Stefania Ferrari e il figlio Luca Quagliotti. Tre persone. Una famiglia. E Stefania Ferrari è invalida al 75 per cento per una grave fibromialgia agli arti inferiori. Si muove con sedia a rotelle, girello, bastone. Ha bisogno di assistenza, di accesso garantito, di servizi.
Non è un dettaglio. È la questione. Eppure, nelle ordinanze, non esiste. Cancellata. Ignorata. Invisibile.
“Se ho una crisi, come fa l’ambulanza ad arrivare?” scuote la testa Stefania.
La domanda era stata fatta subito. Risposta: nessuna. Perché il ponte è chiuso. Punto. E allora succede l’assurdo.
Il figlio che, per rientrare a casa, deve spostare le transenne, violando la legge. Oppure passare da quella stradina sterrata lungo il canale.
Il marito che fa lo stesso. Il postino che si arrangia. I corrieri che smettono di arrivare. E i soccorsi? Un’incognita. Questa non è sicurezza. Questa è abdicazione. La verità è che il problema non nasce il 24 dicembre. Il cedimento del ponte era noto. Si è formato nel tempo. Era stato segnalato. E nessuno ha fatto nulla. Anni di inerzia.
Poi, all’improvviso, la soluzione: chiudere tutto. Subito. Senza una perizia tecnica solida. Senza una valutazione concreta. Senza una soluzione alternativa. Solo una scelta: bloccare. E togliersi il problema. È la logica dello scaricabarile.
Non prevenire. Non intervenire. Ma chiudere. Così la responsabilità sparisce. O almeno si spera.
E infatti, negli atti presentati, è scritto nero su bianco: nessuna manutenzione, nessun controllo, nessuna istruttoria adeguata.
Solo una chiusura totale. E nel ricorso in autotutela le parole sono ancora più dure: provvedimento sproporzionato, irragionevole, senza base tecnica solida. Violazione del diritto di accesso. Compressione del diritto alla salute.
Nessuna alternativa. Nessun tempo certo. Tradotto: un pasticcio. Grosso. E qui la questione smette di essere tecnica. Diventa politica. Diventa responsabilità. Perché i sindaci di Ivrea e Albiano d’Ivrea, Matteo Chiantore e Venerina Tezzon, hanno firmato. Hanno deciso. E da tre mesi non hanno fatto nulla per rimediare.
Solo silenzio.
E nel frattempo succede quello che è successo a Luca Quagliotti.
“Stavo passando lungo il naviglio quando il terreno ha ceduto sotto le ruote posteriori. Per poco non finivo nel fossato”. Pochi secondi. La macchina che scivola. Il vuoto sotto. “Ho sudato freddo. Sono rimasto bloccato. Il telaio batteva contro la terra. Ho provato per dieci, quindici minuti a uscire”. Quindici minuti sospeso. A pochi centimetri dal bordo. Poi, alla fine, è riuscito a liberarsi. “Ma ho rischiato grosso. Questa è l’unica strada che abbiamo. Devo passarci ogni giorno”. E non è finita. “Ho fatto i video. Si vede tutto. Denuncerò ai carabinieri”.
E allora la domanda, oggi, è ancora più pesante di tre mesi fa. Cosa deve succedere ancora? O deve succedere che qualcuno chiama un’ambulanza… e l’ambulanza non riesce ad arrivare?






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