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15 Aprile 2026 - 11:02
La Loggia senza pediatra da un anno: “Famiglie lasciate sole, basta rinvii”
A La Loggia la mancanza di un ambulatorio pediatrico non è più un disagio temporaneo, ma un caso politico e sanitario che si trascina da mesi. A riaccendere il tema è la consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo, che con una nuova interrogazione chiede alla Giunta piemontese di uscire dall’ambiguità e indicare finalmente una data precisa per la riattivazione del servizio.
Il punto, nella sostanza, è semplice: in un Comune con centinaia di bambini, il presidio pediatrico continua a mancare, e per molte famiglie la quotidianità è diventata un percorso a ostacoli. Nel comunicato diffuso il 14 aprile, Pompeo affonda il colpo: “Ancora una volta sono costretta a richiamare l’attenzione della Giunta regionale sulla mancanza di un ambulatorio pediatrico nel Comune di La Loggia. Le famiglie continuano a attendere da un anno risposte che non arrivano”.
È una presa di posizione netta, che fotografa una situazione rimasta sospesa troppo a lungo. Il problema nasce nell’aprile del 2025, quando la pediatra di riferimento va in pensione. Da allora, oltre 300 bambini del paese sono stati affidati a un altro professionista, che però può assicurare la propria presenza a La Loggia solo una volta alla settimana. Negli altri giorni, i genitori devono portare i figli a Vinovo, con tutto ciò che questo comporta in termini di spostamenti, tempi e organizzazione familiare.
Una difficoltà che si moltiplica quando i bambini stanno male, hanno febbre, necessitano di controlli ravvicinati o visite non rinviabili. La consigliera dem lo mette nero su bianco senza attenuare i toni: “La carenza pediatrica nell’ambito territoriale di Moncalieri è nota da tempo e, dopo il pensionamento della dottoressa di riferimento nell’aprile 2025, oltre 300 bambini di La Loggia sono stati assegnati a un pediatra che può garantire la presenza in paese una sola volta alla settimana. Le famiglie sono costrette, in tutti gli altri giorni, a recarsi a Vinovo. Si tratta di una situazione che grava in modo pesante sui genitori, costretti a spostarsi con bambini spesso malati, e che sovraccarica un professionista oltre i limiti sostenibili”. Il quadro, dunque, non riguarda soltanto l’assenza di un presidio in paese, ma anche il carico crescente su un sistema che appare già fragile.
La vicenda di La Loggia, infatti, si inserisce in un problema più ampio che interessa l’ambito di Moncalieri e più in generale la sanità territoriale piemontese. La carenza di pediatri di libera scelta è da tempo uno dei nodi più delicati per molte aree, tra pensionamenti, ricambio insufficiente e difficoltà nel garantire una presenza capillare. Ma il caso di La Loggia, proprio per la sua durata e per il numero di minori coinvolti, assume un valore emblematico. Perché qui non si parla di un rallentamento, ma di un servizio essenziale che manca da un anno. Ed
è proprio su questo punto che Pompeo punta l’indice contro la Regione, richiamando anche le valutazioni dell’ASL TO5. “Anche l’ASL TO5 ha confermato la carenza pediatrica nell’ambito di Moncalieri e indicato chiaramente l’obbligo di aprire un ambulatorio nel Comune di La Loggia. Nonostante queste disposizioni, non è stato fatto nulla”, sostiene la consigliera. È un’accusa politica precisa, perché non si limita a denunciare il problema, ma contesta apertamente l’inerzia amministrativa.
Nel mirino finisce anche la distanza tra le dichiarazioni programmatiche e la realtà quotidiana. Da un lato il nuovo Piano socio sanitario regionale, che insiste sulla rete di prossimità e sui servizi territoriali accessibili; dall’altro un Comune che continua a non avere un ambulatorio pediatrico stabile. Una contraddizione che il Pd evidenzia con forza. “È un ritardo che contraddice gli impegni assunti dall’Assessore e che smentisce gli obiettivi del nuovo Piano socio sanitario regionale, che parla di rete di prossimità e di servizi territoriali accessibili. Il caso di La Loggia è l’esatto contrario”, afferma ancora Pompeo. Ed è proprio qui che la vicenda locale assume un significato più largo, diventando il simbolo di una sanità territoriale che fatica a tradurre i principi in servizi concreti. Per le famiglie, però, il dibattito politico conta fino a un certo punto. Quello che pesa davvero è la gestione quotidiana di un problema che incide sulla vita di tutti i giorni. Portare un bambino dal pediatra fuori Comune significa assentarsi dal lavoro, organizzare trasporti, affrontare tempi più lunghi e, spesso, farlo in condizioni già delicate.

Quando si parla di pediatria, infatti, non si ragiona soltanto in termini sanitari, ma anche di prossimità, tempestività e continuità. Avere un pediatra vicino casa, soprattutto nei primi anni di vita, non è un dettaglio organizzativo: è una condizione che incide direttamente sull’accesso alle cure. La presenza del medico sul territorio rappresenta anche un presidio di fiducia per le famiglie, un riferimento costante in una fase particolarmente sensibile della crescita.
Quando questo presidio viene meno, il peso ricade interamente sui genitori e, indirettamente, sugli stessi professionisti chiamati a coprire bacini più ampi di quelli sostenibili. Per questo la richiesta avanzata alla Regione non riguarda solo l’apertura di uno spazio fisico, ma la ricostruzione di un servizio che oggi appare monco. Pompeo, nel comunicato, arriva al cuore politico della questione: “Voglio che l’Assessore Riboldi indichi con precisione quando verrà finalmente aperto l’ambulatorio pediatrico a La Loggia, adempiendo agli obblighi previsti dalle norme nazionali e regionali. Non accetto scuse o rinvii. Deve essere garantito un servizio essenziale che ormai manca da un anno”. È il passaggio più duro, quello in cui il confronto istituzionale si trasforma in una sfida diretta alla Giunta.
Non più rassicurazioni generiche, ma tempi certi. Non più rinvii, ma un atto concreto. In controluce, questa vicenda racconta una fragilità che va oltre La Loggia. Racconta la difficoltà di tenere insieme il principio della medicina di prossimità con la realtà di territori dove i servizi si assottigliano, i professionisti scarseggiano e le famiglie si sentono progressivamente più sole. E racconta anche il rischio che l’eccezione diventi abitudine: che un paese senza pediatra finisca per essere considerato un problema secondario, tollerabile, da rimandare ancora.
È esattamente ciò che oggi una parte della politica prova a impedire. Perché dietro una sigla amministrativa, un’interrogazione o una polemica di aula, resta un dato concreto: da un anno a La Loggia i bambini non hanno un ambulatorio pediatrico stabile. E in sanità, quando manca un servizio essenziale, il tempo non è mai neutro.
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